 Alberto Sermoneta, rabbino capo
di Bologna
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Se
il libro di Shemòt è chiamato “sefer ha gheullà – il libro della
redenzione”, la nostra parashà è il rinnovo del patto, che vincola
questa promessa.
Infatti, dopo aver ricordato a Moshè il Suo nome – mai rivelato,
nemmeno ai Patriarchi – D-o gli rinnova il patto stipulato con Abramo
Isacco e Giacobbe, in cui viene promessa la Terra di Israele: “…E
manterrò il mio patto stipulato con loro, di dare la Terra a loro (il
popolo) come retaggio”.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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Fra
le iniziative pubbliche per riflettere sul Giorno della Memoria merita
una particolare attenzione il ciclo di incontri promosso a Torino in
un’ottica provocatoria dal gruppo “Freedom for Palestine, Boycott
Israel”. Si tratta di quattro incontri che, in una prospettiva che si
dichiara “Antifascista e Antisionista”, si propone di promuovere una
visione distorta della realtà storica che si muove nel medesimo alveo
ideologico del negazionismo.
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Salvini-sindaci: è scontro
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Scontro
aperto tra il ministro dell’Interno Salvini e alcuni sindaci (in grande
maggioranza di centrosinistra) sul decreto sicurezza e sugli effetti di
tale provvedimento nel rapporto tra amministrazioni e migranti.
“Amici dei clandestini, traditori degli italiani”. È un Salvini
furioso, scrive Repubblica, “quello che inveisce su Twitter mentre il
fronte dei primi cittadini che aderisce alla battaglia guidata da
Leoluca Orlando si allarga a macchia d’olio andando ben oltre l’area
del centrosinistra e aprendo uno scontro istituzionale senza
precedente”. Uno scontro che costringe ad intervenire anche il premier
Conte “che definisce ‘inaccettabile’ la disobbedienza dei sindaci ma si
dice pronto ad incontrarli”.
Sgomberato ieri dalle forze di sicurezza israeliane l’insediamento non
autorizzato di Amona. La battaglia legale che va avanti da decenni,
sottolinea La Stampa al riguardo, “rischia di intralciare la marcia di
Benjamin Netanyahu verso la vittoria nel voto anticipato del 9 aprile”.
Sotto i governi di centrodestra, prosegue il quotidiano torinese, gli
insediamenti in Cisgiordania hanno continuato a espandersi. “Ma su un
punto – si legge – il premier non ha mai ceduto alla destra religiosa,
e cioè difendere quelli giudicati illegittimi dai tribunali”.
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il dossier di pagine ebraiche
Memoria, responsabilità di tutti
Liliana
Segre e l’archivio dei torti subiti. La Testimone, l’infanzia a Milano
in corso Magenta e le carte dell’esproprio fascista in una
conversazione con molti spunti inediti che apre lo speciale dossier
dedicato alla Memoria viva su Pagine Ebraiche di gennaio, curato da
Daniel Reichel e Adam Smulevich.
Un anno intenso alle spalle, viene ricordato. L’anno degli 80 anni
dalla promulgazione delle Leggi razziste, in quell’autunno del ’38 in
cui ben poche voci di condanna si levarono a ogni livello. Un anno di
riflessione sulle responsabilità del fascismo nell’isolamento e quindi
nella persecuzione degli ebrei italiani che ha investito una pluralità
di soggetti. Ricordo istituzionale, ricordo accademico, ricordo diffuso
attraverso conferenze, apposizioni di targhe, storiche scuse. E adesso
un nuovo appuntamento con la Memoria nel tradizionale momento di
riflessione rappresentato dal 27 Gennaio e dalle settimane che portano
a questa data.
Nel
dossier cerchiamo di offrire nuovi spunti, basandoci anche sul
calendario di iniziative previste per le prossime giornate e che
avranno nella cerimonia al Quirinale assieme al Capo dello Stato Sergio
Mattarella l’occasione più significativa di incontro ed elaborazione.
L’immagine con cui abbiamo scelto di aprire l’approfondimento è una
delle ultime prove di un grande artista italiano, Giorgio Ortona. Per
lui, ebreo tripolino arrivato in Italia in fuga dalle violenze e dai
pogrom degli Anni Sessanta che segnarono la fine di una presenza
ebraica nel paese nordafricano dopo secoli di convivenza, una sfida che
ha preso avvio da un simbolo da poco sfregiato: le pietre d’inciampo.
La ricollocazione a Roma delle stolpersteine rubate nel rione Monti a
dicembre e che ricordavano i numerosi membri delle famiglie Di
Consiglio e Di Castro trucidati dai nazifascisti sarà uno dei momenti
più importanti di questo mese.
Tra le tante iniziative di gennaio, due appuntamenti organizzati sotto
l’egida dell’UCEI cercheranno di avvicinare alla Memoria il pubblico
più ampio attraverso musica e sport. La Run For Mem, la corsa per una
Memoria consapevole che dopo Roma e Bologna arriva il 27 nel capoluogo
piemontese. E il concerto “Libero è il mio canto”, che a Roma proporrà
i brani scritti nei lager e in altri luoghi di prigionia da donne
straordinarie, che scelsero di non abbandonarsi allo sconforto ma di
aggrapparsi con ogni energia alla vita e alla speranza.
Volge intanto al termine l’anno di presidenza italiana
dell’International Holocaust Remembrance Alliance, la rete
sovranazionale del ricordo la cui definizione di antisemitismo è stata
indicata dal Consiglio UE come il modello da seguire per sviluppare
progetti coerenti in questo ambito. Tanti impegni e uno sguardo
proiettato al futuro. Leggi
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i dati diffusi dall'ufficio di statistica
Israele e i nuovi immigrati
I non ebrei la maggioranza Per
la prima volta, nel 2018, in Israele sono immigrati più non ebrei che
ebrei. Secondo i numeri diffusi dall’Ufficio Centrale di Statistica,
17700 dei 32600 immigrati arrivati nello Stato ebraico lo scorso anno
hanno potuto beneficiare della Legge del ritorno, che permette di
ottenere la cittadinanza anche con un solo nonno ebreo, ma sono stati
classificati come “senza religione”.
Prevalentemente originari di ex Unione Sovietica e Paesi baltici, hanno
infatti un’origine ebraica verificabile con certezza ma non sono ebrei
secondo la Legge ebraica. E quindi non possono ad esempio sposarsi nel
quadro dell’ortodossia ebraica.
Un tema che, proprio in queste settimane, sta riaccendendo un confronto che investe istituzioni, rabbinato, opinione pubblica.
Come riporta tra gli altri il Times of Israel, in Israele ci sono
all’incirca 400mila residenti non considerati ebrei dal rabbinato
ortodosso. Secondo Itim, un gruppo di pressione che ha come mission
quella di aiutare gli israeliani a districarsi nei gangli della
burocrazia, queste persone sarebbero “come sospese in un limbo,
impossibilitate a impegnarsi in matrimoni riconosciuti allo Stato, a
godere di altri fondamentali diritti propri di chi invece è ebreo”.
Itim ha definito la situazione “inaccettabile, anche per il sistema inefficace di conversioni all’ebraismo in vigore”. Leggi
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A Torino otto anni fa
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È
successo veramente? Non me lo sono sognato? Davvero è capitato che nel
bet ha-keneset di Torino si siano trovati ad accogliere lo Shabbat
insieme Amos Oz e il rabbino capo ashkenazita di Israele? Certo, era
Shabbat e dunque non esistono fotografie o filmati. Dobbiamo basarci
esclusivamente sulla memoria, e la memoria stessa è incredula.
Per fortuna mi viene in aiuto questo notiziario che mi conferma il
fatto e la data (12 novembre 2010). In effetti ciò che oggi appare
incredibile appariva incredibile anche otto anni fa: “Incontri
straordinari, che forse non sarebbero immaginabili in nessun altro
luogo al mondo, attendono fra poche ore, all’inizio di questo Shabbat,
la Comunità ebraica di Torino” scriveva infatti Guido Vitale, parlando
di “due esponenti di primo piano del mondo ebraico internazionale,
quanto mai diversi, ma sempre profondamente autentici e rappresentativi
dei valori e della vita ebraica.”
Anna Segre, insegnante
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L'immagine di Israele
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Ciò
che rende realmente grande un paese è la sua cultura e la sua arte, gli
uomini che attraverso il linguaggio la trasmettono al resto
dell’umanità. Oltre naturalmente all’apporto scientifico che una
società può offrire al mondo. Amos Oz ha contribuito preziosamente a
far conoscere ed amare la cultura israeliana, anche a coloro, che forse
prima di leggere uno dei suoi libri, la disprezzavano o ne avevano
un’idea distorta. Anche il premier Benjamin Netanyahu, certo distante
dalle idee politiche di Oz, ha reso omaggio al grande scrittore: “Uno
dei più grandi autori che Israele avesse da offrire. Oz ha contribuito
senza fine al rinnovamento della letteratura ebraica, con la quale ha
abilmente ed emotivamente espresso aspetti essenziali della vita
israeliana.”
Francesco Moises Bassano
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