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 4 Gennaio 2019 - 27 Tevet 5779
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Alberto Sermoneta, rabbino capo
di Bologna
Se il libro di Shemòt è chiamato “sefer ha gheullà – il libro della redenzione”, la nostra parashà è il rinnovo del patto, che vincola questa promessa.
Infatti, dopo aver ricordato a Moshè il Suo nome – mai rivelato, nemmeno ai Patriarchi – D-o gli rinnova il patto stipulato con Abramo Isacco e Giacobbe, in cui viene promessa la Terra di Israele: “…E manterrò il mio patto stipulato con loro, di dare la Terra a loro (il popolo) come retaggio”.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
Fra le iniziative pubbliche per riflettere sul Giorno della Memoria merita una particolare attenzione il ciclo di incontri promosso a Torino in un’ottica provocatoria dal gruppo “Freedom for Palestine, Boycott Israel”. Si tratta di quattro incontri che, in una prospettiva che si dichiara “Antifascista e Antisionista”, si propone di promuovere una visione distorta della realtà storica che si muove nel medesimo alveo ideologico del negazionismo.
 
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Salvini-sindaci: è scontro
Scontro aperto tra il ministro dell’Interno Salvini e alcuni sindaci (in grande maggioranza di centrosinistra) sul decreto sicurezza e sugli effetti di tale provvedimento nel rapporto tra amministrazioni e migranti.
“Amici dei clandestini, traditori degli italiani”. È un Salvini furioso, scrive Repubblica, “quello che inveisce su Twitter mentre il fronte dei primi cittadini che aderisce alla battaglia guidata da Leoluca Orlando si allarga a macchia d’olio andando ben oltre l’area del centrosinistra e aprendo uno scontro istituzionale senza precedente”. Uno scontro che costringe ad intervenire anche il premier Conte “che definisce ‘inaccettabile’ la disobbedienza dei sindaci ma si dice pronto ad incontrarli”.

Sgomberato ieri dalle forze di sicurezza israeliane l’insediamento non autorizzato di Amona. La battaglia legale che va avanti da decenni, sottolinea La Stampa al riguardo, “rischia di intralciare la marcia di Benjamin Netanyahu verso la vittoria nel voto anticipato del 9 aprile”. Sotto i governi di centrodestra, prosegue il quotidiano torinese, gli insediamenti in Cisgiordania hanno continuato a espandersi. “Ma su un punto – si legge – il premier non ha mai ceduto alla destra religiosa, e cioè difendere quelli giudicati illegittimi dai tribunali”.
 
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  davar
il dossier di pagine ebraiche 
Memoria, responsabilità di tutti
Liliana Segre e l’archivio dei torti subiti. La Testimone, l’infanzia a Milano in corso Magenta e le carte dell’esproprio fascista in una conversazione con molti spunti inediti che apre lo speciale dossier dedicato alla Memoria viva su Pagine Ebraiche di gennaio, curato da Daniel Reichel e Adam Smulevich.
Un anno intenso alle spalle, viene ricordato. L’anno degli 80 anni dalla promulgazione delle Leggi razziste, in quell’autunno del ’38 in cui ben poche voci di condanna si levarono a ogni livello. Un anno di riflessione sulle responsabilità del fascismo nell’isolamento e quindi nella persecuzione degli ebrei italiani che ha investito una pluralità di soggetti. Ricordo istituzionale, ricordo accademico, ricordo diffuso attraverso conferenze, apposizioni di targhe, storiche scuse. E adesso un nuovo appuntamento con la Memoria nel tradizionale momento di riflessione rappresentato dal 27 Gennaio e dalle settimane che portano a questa data.
Nel dossier cerchiamo di offrire nuovi spunti, basandoci anche sul calendario di iniziative previste per le prossime giornate e che avranno nella cerimonia al Quirinale assieme al Capo dello Stato Sergio Mattarella l’occasione più significativa di incontro ed elaborazione. L’immagine con cui abbiamo scelto di aprire l’approfondimento è una delle ultime prove di un grande artista italiano, Giorgio Ortona. Per lui, ebreo tripolino arrivato in Italia in fuga dalle violenze e dai pogrom degli Anni Sessanta che segnarono la fine di una presenza ebraica nel paese nordafricano dopo secoli di convivenza, una sfida che ha preso avvio da un simbolo da poco sfregiato: le pietre d’inciampo. La ricollocazione a Roma delle stolpersteine rubate nel rione Monti a dicembre e che ricordavano i numerosi membri delle famiglie Di Consiglio e Di Castro trucidati dai nazifascisti sarà uno dei momenti più importanti di questo mese.
Tra le tante iniziative di gennaio, due appuntamenti organizzati sotto l’egida dell’UCEI cercheranno di avvicinare alla Memoria il pubblico più ampio attraverso musica e sport. La Run For Mem, la corsa per una Memoria consapevole che dopo Roma e Bologna arriva il 27 nel capoluogo piemontese. E il concerto “Libero è il mio canto”, che a Roma proporrà i brani scritti nei lager e in altri luoghi di prigionia da donne straordinarie, che scelsero di non abbandonarsi allo sconforto ma di aggrapparsi con ogni energia alla vita e alla speranza.
Volge intanto al termine l’anno di presidenza italiana dell’International Holocaust Remembrance Alliance, la rete sovranazionale del ricordo la cui definizione di antisemitismo è stata indicata dal Consiglio UE come il modello da seguire per sviluppare progetti coerenti in questo ambito. Tanti impegni e uno sguardo proiettato al futuro.
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i dati diffusi dall'ufficio di statistica
Israele e i nuovi immigrati

I non ebrei la maggioranza
Per la prima volta, nel 2018, in Israele sono immigrati più non ebrei che ebrei. Secondo i numeri diffusi dall’Ufficio Centrale di Statistica, 17700 dei 32600 immigrati arrivati nello Stato ebraico lo scorso anno hanno potuto beneficiare della Legge del ritorno, che permette di ottenere la cittadinanza anche con un solo nonno ebreo, ma sono stati classificati come “senza religione”.
Prevalentemente originari di ex Unione Sovietica e Paesi baltici, hanno infatti un’origine ebraica verificabile con certezza ma non sono ebrei secondo la Legge ebraica. E quindi non possono ad esempio sposarsi nel quadro dell’ortodossia ebraica.
Un tema che, proprio in queste settimane, sta riaccendendo un confronto che investe istituzioni, rabbinato, opinione pubblica.
Come riporta tra gli altri il Times of Israel, in Israele ci sono all’incirca 400mila residenti non considerati ebrei dal rabbinato ortodosso. Secondo Itim, un gruppo di pressione che ha come mission quella di aiutare gli israeliani a districarsi nei gangli della burocrazia, queste persone sarebbero “come sospese in un limbo, impossibilitate a impegnarsi in matrimoni riconosciuti allo Stato, a godere di altri fondamentali diritti propri di chi invece è ebreo”.
Itim ha definito la situazione “inaccettabile, anche per il sistema inefficace di conversioni all’ebraismo in vigore”.
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pilpul
A Torino otto anni fa
È successo veramente? Non me lo sono sognato? Davvero è capitato che nel bet ha-keneset di Torino si siano trovati ad accogliere lo Shabbat insieme Amos Oz e il rabbino capo ashkenazita di Israele? Certo, era Shabbat e dunque non esistono fotografie o filmati. Dobbiamo basarci esclusivamente sulla memoria, e la memoria stessa è incredula.
Per fortuna mi viene in aiuto questo notiziario che mi conferma il fatto e la data (12 novembre 2010). In effetti ciò che oggi appare incredibile appariva incredibile anche otto anni fa: “Incontri straordinari, che forse non sarebbero immaginabili in nessun altro luogo al mondo, attendono fra poche ore, all’inizio di questo Shabbat, la Comunità ebraica di Torino” scriveva infatti Guido Vitale, parlando di “due esponenti di primo piano del mondo ebraico internazionale, quanto mai diversi, ma sempre profondamente autentici e rappresentativi dei valori e della vita ebraica.”


Anna Segre, insegnante
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L'immagine di Israele
Ciò che rende realmente grande un paese è la sua cultura e la sua arte, gli uomini che attraverso il linguaggio la trasmettono al resto dell’umanità. Oltre naturalmente all’apporto scientifico che una società può offrire al mondo. Amos Oz ha contribuito preziosamente a far conoscere ed amare la cultura israeliana, anche a coloro, che forse prima di leggere uno dei suoi libri, la disprezzavano o ne avevano un’idea distorta. Anche il premier Benjamin Netanyahu, certo distante dalle idee politiche di Oz, ha reso omaggio al grande scrittore: “Uno dei più grandi autori che Israele avesse da offrire. Oz ha contribuito senza fine al rinnovamento della letteratura ebraica, con la quale ha abilmente ed emotivamente espresso aspetti essenziali della vita israeliana.”

Francesco Moises Bassano
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