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29 gennaio 2019 -  24 shevat 5779
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NARRATIVA PER RAGAZZI

Cinque magnifiche mamme      

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Anticipiamo qui un testo che verrà pubblicato sul numero di febbraio di DafDaf, il giornale ebraico dei bambini.

Renata Piątkowska / TUTTE LE MIE MAMME / Giuntina

"Poteva entrare nel ghetto anche più volte al giorno, riusciva a superare i controlli ai cancelli grazie a un permesso speciale. Jolanta cercava di aiutare tutti". Tutte le mie mamme, appena pubblicato dalla casa editrice Giuntina nella collana Parpar, è un libro per ragazzi. Ma anche gli adulti possono trovarci più di uno spunto: è la storia di un legame speciale, che nasce nella Polonia sotto occupazione nazista e nel luogo più pericoloso: il Ghetto di Varsavia. È là infatti che il piccolo ebreo Szymon trova il braccio teso di una coraggiosa infermiera, che lo porta fuori da quel luogo terribile salvandolo da morte certa. A raccontarlo è questo bel libro illustrato con testi di Renata Piatkowska e disegni di Maciej Szymanowicz. La madre naturale, costretta ad abbandonare il figlio per garantirgli un futuro. L'infermiera che diventa un tramite tra il mondo dentro il Ghetto e quello della possibile salvezza fuori. E quindi le altre figure femminili che vengono in soccorso a Szymon negli anni di attesa e angoscia per la fine dell'incubo. Ciascuna un po' mamma.

Adam Smulevich, DafDaf, febbraio 2019 

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NARRATIVA PER RAGAZZI

Il coraggio dell’infermiera Jolanta

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Renata Piątkowska / TUTTE LE MIE MAMME / Giuntina

“Ogni giorno il signor Bauman viene al parco e appena sente la stanchezza si siede sulla panchina. Sembra stia sonnecchiando ma lui non dorme e probabilmente nessuno di voi indovinerebbe a cosa sta pensando. Un giorno ha cominciato a raccontarmi la sua storia…”.
La storia che il signor Bauman racconta è quella, ispirata a fatti realmente accaduti, di Szymon Bauman, bambino che viveva nel ghetto nazista di Varsavia, anticamera della deportazione anche per migliaia di bambini. Un giorno, alla porta di casa, bussa l’infermiera Jolanta e convince sua madre ad affidarle il figlio, per salvarlo da una morte pressoché certa. Szymon, dopo essere stato portato fuori dal ghetto con grande rischio, viene nascosto presso varie famiglie e riesce così a salvarsi, grazie al coraggio delle sue nuove “mamme”, che di volta in volta lo accoglieranno: Maria a Varsavia, Ania a Otwock, e la stessa Jolanta, alla quale aveva promesso di ubbidire sempre.
Solo dopo molti anni Szymon Bauman verrà a sapere che l’infermiera Jolanta in realtà si chiamava Irena Sendler. E che, oltre a lui, aveva salvato dalla deportazione tanti altri bambini ebrei.
La vicenda è raccontata nel volume per ragazzi illustrato “Tutte le mie mamme”, di Renata Piątkowska, edito da Giuntina e presentato nel nuovo numero di DafDaf.

mdp 

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memoria

La nascita della macchina dell'odio

storia

Tempi di pace,
ma non per tutti

Giovanni Grasso /
IL CASO KAUFMANN / Rizzoli

Germania 1933-1942: sono i dieci anni coperti da Il caso Kaufmann di Giovanni Grasso. Un racconto ispirato ad una storia vera, quella di Lehmann Katzenberger, come ricorda l'autore nelle pagine conclusive [p. 380 e sgg], e quella di Irene Seiler. Una trama che mette al centro la macchina dell'odio e la sua genesi, le figure attraverso le quali l'odio diventa lingua politica incarnate in gran parte dai vicini di casa, dall'ambiente che ruota intorno ai due protagonisti (il dirimpettaio, gli abitanti del quartiere, i bassi funzionari dell'amministrazione pubblica...) La storia. Lehmann Kaufmann (Katzenberger), stimato commerciante ebreo, Presidente della Comunità ebraica di Norimberga, nel dicembre del 1932 riceve la lettera del suo migliore amico che gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga.


David Bidussa,
Il Sole 24 Ore Domenica,
27 gennaio 2019


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Daniela Dawan / QUAL È LA VIA DEL VENTO / Edizioni E/O

Quando dirigevo l'Unità ogni tanto, tra la posta politica di sostegno o protesta, c'erano lettere che mi disorientavano. Tutte avevano in comune una storia di cui, in tempo reale, ho conosciuto solo qualche pallido spunto. Ero in Israele durante la "guerra dei Sei Giorni ", immerso, da giornalista Rai sui cinque fronti (Libano, Siria, Giordania, Egitto e Palestina) e sapevo che in molti Paesi arabi erano esplose violenze e persecuzioni contro gli ebrei di quei luoghi, come se fosse scattato il segnale della fine. Le lettere mi chiedevano di parlarne. L'ho fatto, dedicando spazio soprattutto alla persona che era stata il preside della scuola italiana, mentre nelle strade di Tripoli avvenivano pogrom contro i nostri connazionali ebrei, in pieno tempo di pace, fra il processo di Norimberga e quello di Eichman, e mentre cominciava a esistere il sogno delle Nazioni Unite.

Furio Colombo,
Il Fatto Quotidiano,
28 gennaio 2019


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