Giuseppe Momigliano,
rabbino
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A
conclusione della costruzione del Santuario, Mosè rende conto ai figli
d’Israel in modo preciso e dettagliato di come tutto il materiale
prezioso offerto del popolo era stato effettivamente impiegato nella
realizzazione del luogo sacro e di tutti gli elementi ad esso
afferenti, così come il Signore aveva comandato. Mosè intendeva
rimuovere ogni possibile sospetto sulla sua onestà e sull’utilizzo
integerrimo delle offerte del popolo; il midrash ci riporta, proprio in
relazione a questa preoccupazione di Mosè, un momento di grande
suggestione che ci illumina in modo esemplare sulla figura di Mosè che
fondeva in modo unico la più grande confidenza con l’Eterno insieme ad
una straordinaria umanità.
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Davide
Assael,
ricercatore
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È
uscito in Francia un interessante libro di Judith Cohen (psicoanalista
e psicologa clinica) e Jonathan Hayoun (Presidente IUEJF) sui rapporti
fra l’estrema destra lepenista e gli ebrei del Paese (La main du diable. Comment l'extrême droite a voulu séduire les juifs de France).
Tema assai discusso in questi ultimi anni, che, fra le tante cose
successe, hanno anche visto parte dell’elettorato ebraico spostarsi
verso l’ex Front National oggi Rassemblement.
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EastMed, l’Italia tentenna
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L’hanno
definito il “gasdotto dei record”. Eastmed, il progetto europeo da
oltre 6miliardi di euro destinato a unire i giacimenti di Israele e
Cipro con Grecia e Italia sembrerebbe però frenato dal nostro governo.
A scriverne è La Stampa. “Il Movimento Cinquestelle – si legge – dopo
aver deluso gli attivisti pugliesi con il via libera alla realizzazione
del Tap, ora è di nuovo sotto la pressione degli ambientalisti. Una
trentina di associazioni hanno sottoscritto una lettera a Conte, Di
Maio e al ministro dell’Ambiente Costa chiedendo di bloccare l’opera.
Per questo l’esecutivo ha deciso di premere sul tasto rinvio”.
Si è invece concretizzata la vendita di 16 elicotteri a Israele da
parte di Leonardo. “L’accordo – spiega il Sole 24 Ore – si inquadra in
un’intesa tra i due governi per l’acquisto reciproco di mezzi e
tecnologie militari”.
Intanto, in sede europea, è possibile una frattura definitiva
all’interno dei popolari. La grana più scottate è l’atteggiamento del
premier ungherese Viktor Orban: al riguardo, spiega il Corriere, oggi
Manfred Weber renderà pubblica una lettera in cui porrà tre condizioni
ad Orban stesso: “Cessare ogni campagna di odio antiUe, non solo quella
contro Juncker ma, almeno in questa forma, anche quella in preparazione
contro il candidato socialista Frans Timmermans; porgere scuse formali;
trovare una soluzione per la Central European University, l’Ateneo
fondato da George Soros costretto a lasciare Budapest dalle nuove leggi
ungheresi anti Ong”.
Ha preso intanto il via da Milano la campagna europeista e
antipopulista di Bernard-Henri Lévy, protagonista al Teatro Franco
Parenti. Uno spettacolo che, scrive La Stampa, è stata molte cose
insieme: “One man show, riflessione, polemica (con molte citazioni di
persone, fatti e misfatti italiani) ma soprattutto speranza nell’unica
utopia che ci resta, l’Europa”.
“La decisione di papa Francesco di aprire agli storici gli archivi
segreti di Eugenio Pacelli riuscirà a fare luce sulle scelte
controverse di quel pontefice che, prima di essere eletto al Soglio di
San Pietro era stato Nunzio apostolico in Germania e come Segretario di
Stato aveva poi firmato il Reichskonkordat con il regime di Adolf
Hitler nel ’33? Vedremo”. Così Gian Antonio Stella in un editoriale sul
Corriere.
Sul Foglio si parla dell’attivismo anti Trump dei democratici
americani. Ma anche di un problema che si è aperto all’interno dello
schieramento. “Ieri – si legge – la leadership del Partito democratico
alla Camera, cioè Nancy Pelosi, ha presentato per la votazione un
documento di quattro pagine che condanna l’antisemitismo in tutte le
sue forme”. A costringere i democratici a questo chiarimento pubblico è
stata Ilhan Omar, neoeletta deputata del Minnesota, con alcuni suoi
tweet e interventi pubblici.
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in copertina sul prestigioso Cahiers du cinéma
Una scossa al cinema europeo,
il trionfo di Nadav Lapid
Dopo
l'Orso d'oro, il premio maggiore della Berlinale, arriva dai Cahiers du
cinéma la consacrazione definitiva del regista israeliano Nadav Lapid,
cui Pagine Ebraiche dedica ampio spazio nel numero di marzo,
attualmente in distribuzione.
La rivista di critica cinematografica più prestigiosa porta infatti il
suo "Synonymes", che ha vinto anche il prestigioso premio della
International Federation of film Critics, in copertina - titolando
"Nadav Lapid bouscule le cinéma français", Nadav Lapid scuote il cinema
francese.
Oltre all'editoriale del direttore i Cahiers dedicano ampio spazio
interno sia al film che a regista e interprete principale: oltre
all'apertura, intitolata semplicemente "Synonyme, cinema", un pezzo
intitolato "Salut à la France" precede le due grandi interviste: "La
beauté des injustes", con Nadav Lapid, e "Un mousquetaire bégayant", Un
moschettiere balbuziente, con Tom Mercier.
Il direttore della testata, Stéphane Delorme, nel suo editoriale
descrive il premio a Lapid come "la gioia di una vittoria per il
cinema". Da quando non si vedevano simili fuochi d'artificio? si chiede
Delorme esaltando le inquadrature, il montaggio brutale, e il rapporto
tra la parola e l'immagine. "Avevamo bisogno di un regista straniero
per scuoterci dal nostro torpore - continua - Yoav impara la lingua,
combatte con il linguaggio, percorre le strade senza mai riposare. È un
guerriero nelle strade della capitale. Ma non risparmia nessuno, né se
stesso, e si lancia in una litania di insulti contro il suo paese".
Ada Treves Leggi
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Pagine Ebraiche di marzo
Errori e caos, il senso della vita
"Perché
i film siano folli, caotici, disperati e bellissimi come la vita spesso
manca loro un elemento, che secondo me è fondamentale. Cerchiamo sempre
di fare film che alla fine siano molto ordinati, corretti, in un certo
senso, e puliti. Ma la vita non è così. Nelle cose che vediamo al
cinema non ci sono gli errori. È questo è, in sé, un errore".
Esordisce così, Nadav Lapid, il regista israeliano che ha conquistato
di forza il Festival internazionale del cinema di Berlino, vincendo con
il suo "Synonymes" il premio più prestigioso. Un Orso d'oro che ha
portato a qualche prevedibile polemica: è un film difficile, irritante,
anche doloroso. Per alcuni una scelta sbagliata, nonostante il film una
coproduzione fra Francia, Germania e Israele abbia vinto anche il
premio della Fédération Internationale de la Presse Cinématographique. Leggi
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pagine ebraiche di marzo
Synonymes, parole che contano
Molti ebrei francesi, a quanto si dice, hanno abbandonato Parigi in questi ultimi anni.
E la grande maggioranza fra loro ha scelto Israele.
Il protagonista di Synonymes, l’ultimo lavoro di Nadav Lapid, è qui per
raccontarci il percorso inverso, un’altra storia. Anche solo per questo
la vicenda, ampiamente autobiografica, scelta dal regista israeliano
trapiantato nella capitale francese, racconta di un percorso
differente, di un cammino a ritroso che vede un giovane lasciare la
patria e cercare con ogni mezzo di cancellare nazionalità, identità,
relazioni, vicende, linguaggio.
Va bene tutto pur di essere parte di una realtà nuova, lontana, che lo
distacchi e lo porti lontano dal pesante, talvolta insopportabile
groviglio di problemi da cui proviene.
Così la fuga da Israele diviene una feroce fuga da sé stessi, l’impegno
crudele a rinunciare a tutti gli ancoraggi, alle proprie parole, anche
alle proprie storie, pur di liberarsi dell’identità di provenienza. Leggi
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qui milano
Bernard-Henri Lévy, un filosofo in tour per difendere l'Europa
L'obiettivo
è ambizioso: girare l'Europa per ricordarle cosa significa essere
europei; attraversare il continente per combattere i populismi e la
politica dell'inettitudine, per offrire, attraverso uno spettacolo,
agli elettori rassegnati a una mediocrità violenta una mano tesa per
combatterla assieme. La sfida del filosofo francese Bernard-Henri Lévy,
la sua campagna personale per le europee del 26 maggio, è partita dal
Franco Parenti di Milano e, a giudicare dal numeroso pubblico, ha già
trovato una prima sponda: la sala lo applaude al termine di 90 minuti
in cui Lévy ricorda la grandezza culturale dell'Europa, i valori che ci
accomunano e attacca senza mezzi termini chi considera responsabile del
disfacimento del Vecchio Continente, da Putin all'attuale governo
italiano. Leggi
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Ticketless - Cose da non fare
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Nella
scuola di oggi la cancellazione del tema di storia dall’esame di stato
mi sembra un male minore. Altro veleno circola da tempo nei corridoi
delle scuole. Ogni volta che viene annunciata una iniziativa su temi
connessi al 1938, all’antisemitismo, alla Shoah qualcuno si lascia
scappare, a bassa voce, un sussurro: “Basta con questi ebrei!”. Si sa,
la sala docenti è come un paese piccolo, la gente mormora: “A scuola
non si fa politica!”. Il secondo sussurro è connesso al primo e
contribuisce ad alzare il tono della voce fino a confluire in un no da
parte degli organi collegiali. Il problema è delicato e della sua
gravità non mi sembra si abbia piena coscienza.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Le parole di Macron
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Merita
davvero grande apprezzamento l'intervista rilasciata dal Presidente
Emmanuel Macron a Fabio Fazio, andata in onda domenica sera alla
trasmissione "Che tempo che fa", per il modo fermo, lucido e sereno con
cui sono stati affrontati alcuni tra i principali problemi che
affliggono le società europee e, segnatamente, quella francese. I
preoccupanti rigurgiti di odio, razzismo e antisemitismo che
intossicano la Francia sono stati fatti oggetto di una denuncia netta e
senza alibi, come segno di una malattia che va combattuta senza
quartiere, e che richiede un impegno convergente, capillare e costante
di tutte le forze sane del corpo sociale.
Francesco Lucrezi, storico
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