28 febbraio 2018 - 13 Adar 5778

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6 Marzo 2019 - 28 Adar 5779
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL


alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
A conclusione della costruzione del Santuario, Mosè rende conto ai figli d’Israel in modo preciso e dettagliato di come tutto il materiale prezioso offerto del popolo era stato effettivamente impiegato nella realizzazione del luogo sacro e di tutti gli elementi ad esso afferenti, così come il Signore aveva comandato. Mosè intendeva rimuovere ogni possibile sospetto sulla sua onestà e sull’utilizzo integerrimo delle offerte del popolo; il midrash ci riporta, proprio in relazione a questa preoccupazione di Mosè, un momento di grande suggestione che ci illumina in modo esemplare sulla figura di Mosè che fondeva in modo unico la più grande confidenza con l’Eterno insieme ad una straordinaria umanità. 
 
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Davide
Assael,
ricercatore
È uscito in Francia un interessante libro di Judith Cohen (psicoanalista e psicologa clinica) e Jonathan Hayoun (Presidente IUEJF) sui rapporti fra l’estrema destra lepenista e gli ebrei del Paese (La main du diable. Comment l'extrême droite a voulu séduire les juifs de France). Tema assai discusso in questi ultimi anni, che, fra le tante cose successe, hanno anche visto parte dell’elettorato ebraico spostarsi verso l’ex Front National oggi Rassemblement.
 
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EastMed, l’Italia tentenna
L’hanno definito il “gasdotto dei record”. Eastmed, il progetto europeo da oltre 6miliardi di euro destinato a unire i giacimenti di Israele e Cipro con Grecia e Italia sembrerebbe però frenato dal nostro governo. A scriverne è La Stampa. “Il Movimento Cinquestelle – si legge – dopo aver deluso gli attivisti pugliesi con il via libera alla realizzazione del Tap, ora è di nuovo sotto la pressione degli ambientalisti. Una trentina di associazioni hanno sottoscritto una lettera a Conte, Di Maio e al ministro dell’Ambiente Costa chiedendo di bloccare l’opera. Per questo l’esecutivo ha deciso di premere sul tasto rinvio”.
Si è invece concretizzata la vendita di 16 elicotteri a Israele da parte di Leonardo. “L’accordo – spiega il Sole 24 Ore – si inquadra in un’intesa tra i due governi per l’acquisto reciproco di mezzi e tecnologie militari”.

Intanto, in sede europea, è possibile una frattura definitiva all’interno dei popolari. La grana più scottate è l’atteggiamento del premier ungherese Viktor Orban: al riguardo, spiega il Corriere, oggi Manfred Weber renderà pubblica una lettera in cui porrà tre condizioni ad Orban stesso: “Cessare ogni campagna di odio antiUe, non solo quella contro Juncker ma, almeno in questa forma, anche quella in preparazione contro il candidato socialista Frans Timmermans; porgere scuse formali; trovare una soluzione per la Central European University, l’Ateneo fondato da George Soros costretto a lasciare Budapest dalle nuove leggi ungheresi anti Ong”.
Ha preso intanto il via da Milano la campagna europeista e antipopulista di Bernard-Henri Lévy, protagonista al Teatro Franco Parenti. Uno spettacolo che, scrive La Stampa, è stata molte cose insieme: “One man show, riflessione, polemica (con molte citazioni di persone, fatti e misfatti italiani) ma soprattutto speranza nell’unica utopia che ci resta, l’Europa”.

“La decisione di papa Francesco di aprire agli storici gli archivi segreti di Eugenio Pacelli riuscirà a fare luce sulle scelte controverse di quel pontefice che, prima di essere eletto al Soglio di San Pietro era stato Nunzio apostolico in Germania e come Segretario di Stato aveva poi firmato il Reichskonkordat con il regime di Adolf Hitler nel ’33? Vedremo”. Così Gian Antonio Stella in un editoriale sul Corriere.

Sul Foglio si parla dell’attivismo anti Trump dei democratici americani. Ma anche di un problema che si è aperto all’interno dello schieramento. “Ieri – si legge – la leadership del Partito democratico alla Camera, cioè Nancy Pelosi, ha presentato per la votazione un documento di quattro pagine che condanna l’antisemitismo in tutte le sue forme”. A costringere i democratici a questo chiarimento pubblico è stata Ilhan Omar, neoeletta deputata del Minnesota, con alcuni suoi tweet e interventi pubblici.
 
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  davar
in copertina sul prestigioso Cahiers du cinéma
Una scossa al cinema europeo,
il trionfo di Nadav Lapid

Dopo l'Orso d'oro, il premio maggiore della Berlinale, arriva dai Cahiers du cinéma la consacrazione definitiva del regista israeliano Nadav Lapid, cui Pagine Ebraiche dedica ampio spazio nel numero di marzo, attualmente in distribuzione.
La rivista di critica cinematografica più prestigiosa porta infatti il suo "Synonymes", che ha vinto anche il prestigioso premio della International Federation of film Critics, in copertina - titolando "Nadav Lapid bouscule le cinéma français", Nadav Lapid scuote il cinema francese.
Oltre all'editoriale del direttore i Cahiers dedicano ampio spazio interno sia al film che a regista e interprete principale: oltre all'apertura, intitolata semplicemente "Synonyme, cinema", un pezzo intitolato "Salut à la France" precede le due grandi interviste: "La beauté des injustes", con Nadav Lapid, e "Un mousquetaire bégayant", Un moschettiere balbuziente, con Tom Mercier.
Il direttore della testata, Stéphane Delorme, nel suo editoriale descrive il premio a Lapid come "la gioia di una vittoria per il cinema". Da quando non si vedevano simili fuochi d'artificio? si chiede Delorme esaltando le inquadrature, il montaggio brutale, e il rapporto tra la parola e l'immagine. "Avevamo bisogno di un regista straniero per scuoterci dal nostro torpore - continua - Yoav impara la lingua, combatte con il linguaggio, percorre le strade senza mai riposare. È un guerriero nelle strade della capitale. Ma non risparmia nessuno, né se stesso, e si lancia in una litania di insulti contro il suo paese".

Ada Treves
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Pagine Ebraiche di marzo
Errori e caos, il senso della vita
"Perché i film siano folli, caotici, disperati e bellissimi come la vita spesso manca loro un elemento, che secondo me è fondamentale. Cerchiamo sempre di fare film che alla fine siano molto ordinati, corretti, in un certo senso, e puliti. Ma la vita non è così. Nelle cose che vediamo al cinema non ci sono gli errori. È questo è, in sé, un errore".
Esordisce così, Nadav Lapid, il regista israeliano che ha conquistato di forza il Festival internazionale del cinema di Berlino, vincendo con il suo "Synonymes" il premio più prestigioso. Un Orso d'oro che ha portato a qualche prevedibile polemica: è un film difficile, irritante, anche doloroso. Per alcuni una scelta sbagliata, nonostante il film una coproduzione fra Francia, Germania e Israele abbia vinto anche il premio della Fédération Internationale de la Presse Cinématographique.
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pagine ebraiche di marzo
Synonymes, parole che contano
Molti ebrei francesi, a quanto si dice, hanno abbandonato Parigi in questi ultimi anni.
E la grande maggioranza fra loro ha scelto Israele.
Il protagonista di Synonymes, l’ultimo lavoro di Nadav Lapid, è qui per raccontarci il percorso inverso, un’altra storia. Anche solo per questo la vicenda, ampiamente autobiografica, scelta dal regista israeliano trapiantato nella capitale francese, racconta di un percorso differente, di un cammino a ritroso che vede un giovane lasciare la patria e cercare con ogni mezzo di cancellare nazionalità, identità, relazioni, vicende, linguaggio.
Va bene tutto pur di essere parte di una realtà nuova, lontana, che lo distacchi e lo porti lontano dal pesante, talvolta insopportabile groviglio di problemi da cui proviene.
Così la fuga da Israele diviene una feroce fuga da sé stessi, l’impegno crudele a rinunciare a tutti gli ancoraggi, alle proprie parole, anche alle proprie storie, pur di liberarsi dell’identità di provenienza.
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qui milano
Bernard-Henri Lévy, un filosofo in tour per difendere l'Europa
L'obiettivo è ambizioso: girare l'Europa per ricordarle cosa significa essere europei; attraversare il continente per combattere i populismi e la politica dell'inettitudine, per offrire, attraverso uno spettacolo, agli elettori rassegnati a una mediocrità violenta una mano tesa per combatterla assieme. La sfida del filosofo francese Bernard-Henri Lévy, la sua campagna personale per le europee del 26 maggio, è partita dal Franco Parenti di Milano e, a giudicare dal numeroso pubblico, ha già trovato una prima sponda: la sala lo applaude al termine di 90 minuti in cui Lévy ricorda la grandezza culturale dell'Europa, i valori che ci accomunano e attacca senza mezzi termini chi considera responsabile del disfacimento del Vecchio Continente, da Putin all'attuale governo italiano.
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la nuova presidenza dell'ihra
Italia-Lussemburgo, la Memoria
e il passaggio di testimone

È con il passaggio di consegne al capo della delegazione del Lussemburgo Georges Santer che l'Ambasciatore Sandro De Bernardin (nell'immagine a sinistra, assieme a Santer) ha chiuso ufficialmente a Berlino l'anno di presidenza italiana della International Holocaust Remembrance Alliance. Prima come capo delegazione e poi alla guida dell'intera IHRA in un anno che ha visto il riconoscimento sempre più ampio del lavoro dell'Alleanza intergovernativa, De Bernardin ha ricordato nel suo discorso come circa vent'anni addietro la spinta fondativa fu determinata da un sondaggio che mostrava come in Svezia i bambini sapessero poco o nulla della Shoah. "Nei vent'anni trascorsi dalla sua fondazione l'IHRA ha lavorato duramente per ribaltare la tendenza a dimenticare e rimuovere dalla coscienza collettiva quanto accaduto, promuovendo la crescita della cooperazione internazionale sui temi della ricerca e dell'educazione, nonché sulla conservazione delle testimonianze e dei siti".
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qui roma
Agroalimentare sostenibile,
l’impegno di Italia e Israele

La sfida del cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali, le nuove tecnologie, il miglioramento genetico.
Questi i temi strategici al centro del workshop “Italia e Israele. Lavorare insieme per un sistema agroalimentare sostenibile” che prenderà il via nelle prossime ore a Roma. Ad organizzarlo sono Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria e Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano e del Ministero della Scienza e della Tecnologia israeliano.
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la giornata istituita dal parlamento europeo
“Giusti, un esempio per tutti”
Si celebra oggi la Giornata europea dei Giusti, istituita nel 2012 dal Parlamento europeo in risposta a un appello di Gariwo sottoscritto da numerosi cittadini e opinion leader e con l’Italia come primo paese in assoluto ad aderire a questa iniziativa internazionale con il riconoscimento di solennità civile.
“Sono ebreo. Quando vedo il nuovo clima antisemita che si respira in Francia provo un senso di angoscia. Quando vedo gli attacchi al sionismo e sento che l’unico Stato al mondo che non avrebbe il diritto all’esistenza per una colpa originaria sarebbe quello di Israele, mi viene la pelle d’oca” sottolinea il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim, in una riflessione diffusa in queste ore. La Giornata quindi come presidio, nelle sue parole, per “una resistenza più ampia per la difesa della dignità umana contro il clima di odio e di intolleranza generato anche in buona fede dai populismi e i nazionalismi che agitano non solo l’Europa”.
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pilpul
Ticketless - Cose da non fare
Nella scuola di oggi la cancellazione del tema di storia dall’esame di stato mi sembra un male minore. Altro veleno circola da tempo nei corridoi delle scuole. Ogni volta che viene annunciata una iniziativa su temi connessi al 1938, all’antisemitismo, alla Shoah qualcuno si lascia scappare, a bassa voce, un sussurro: “Basta con questi ebrei!”. Si sa, la sala docenti è come un paese piccolo, la gente mormora: “A scuola non si fa politica!”. Il secondo sussurro è connesso al primo e contribuisce ad alzare il tono della voce fino a confluire in un no da parte degli organi collegiali. Il problema è delicato e della sua gravità non mi sembra si abbia piena coscienza.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Le parole di Macron
Merita davvero grande apprezzamento l'intervista rilasciata dal Presidente Emmanuel Macron a Fabio Fazio, andata in onda domenica sera alla trasmissione "Che tempo che fa", per il modo fermo, lucido e sereno con cui sono stati affrontati alcuni tra i principali problemi che affliggono le società europee e, segnatamente, quella francese. I preoccupanti rigurgiti di odio, razzismo e antisemitismo che intossicano la Francia sono stati fatti oggetto di una denuncia netta e senza alibi, come segno di una malattia che va combattuta senza quartiere, e che richiede un impegno convergente, capillare e costante di tutte le forze sane del corpo sociale.

Francesco Lucrezi, storico
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