LA VISITA DEL SEGRETARIO DI STATO MIKE POMPEO
Avvicinare i paesi arabi, allontanare la Cina
Il piano degli Usa per Israele

Una due giorni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti per parlare dell'accordo di normalizzazione tra i due paesi e di nuove prospettive per il Medio Oriente. Questo il piano in agenda del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, che aprirà la sua settimana incontrando a Gerusalemme i vertici della politica israeliana per poi spostarsi tra gli sceicchi degli Emirati. In particolare il capo della diplomazia a stelle e strisce dovrebbe vedere in Israele il Primo ministro Benjamin Netanyahu (nell'immagine i due insieme in una recente visita in Israele di Pompeo), il ministro della Difesa Benny Gantz e il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi. Un vertice che arriva in un clima di estenuanti tensioni interne alla coalizione di governo, con la contrapposizione tra il Likud di Netanyahu e il partito Kachol Lavan di Gantz e Ashkenazi sull'approvazione del Bilancio. Proprio in concomitanza con l'arrivo di Pompeo dovrebbe infatti essere votato un provvedimento per far slittare di 100 giorni il via libera al Bilancio. Secondo l'emittente israeliana canale 12 lo spostamento in avanti dei termini per l'approvazione permetterà a Netanyahu di avere delle vie d'uscita dalla scomoda alleanza con Gantz, in particolare di far cadere il governo senza dover cedere la premiership al leader di Kachol Lavan così come previsto dall'accordo siglato con lui la scorsa primavera. Non è detto che il Likud decida di aspettare quei cento giorni: da settimane esponenti di punta del partito parlano apertamente di una possibile rottura con Gantz e compagni e di un ritorno alle urne. Il paese però è in una grave situazione economica a seguito della pandemia e da settimane c'è una significativa - seppur minoritaria – mobilitazione anti-Netanyahu che tocca diverse località israeliane.
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PAGINE EBRAICHE - DOSSIER LIBRI IN VALIGIA
La sfida di capire davvero la Cina
Per chi è in partenza, quali libri porterete in valigia? Come redazione, con l’aiuto di alcuni amici e collaboratori, ci siamo permessi di darvi qualche suggerimento nel dossier di agosto di Pagine Ebraiche, “Libri in valigia”, spaziando su vari temi e fronti. Di seguito il suggerimento di Rossella Tercatin.
Hong Kong e il progressivo cappio che si stringe intorno alle libertà nel la regione, Taiwan, le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, Huawei e il 5G, la persecuzione degli uiguri e naturalmente il coronavirus. La rapidità e l’ampiezza delle questioni con cui la Cina finisce in primo piano sui media occidentali negli ultimi anni e persino mesi si è moltiplicata esponenzialmente. Per unire i puntini e capire meglio cos’è davvero un paese da un miliardo e trecento milioni di abitanti, quello di Giada Messetti è il libro giusto da mettere in valigia. Il volume ha fatto appena in tempo ad aprire la questione sanitaria prima di andare in stampa, ma ciò che presenta fornisce una chiave di lettura di Pechino che va al di là dei singoli avvenimenti. L’autrice non solo parla la lingua ma ha vissuto in Cina per diversi anni, l’ha vista trasformarsi a cavallo delle Olimpiadi nel 2008 e in seguito ci è tornata diverse volte. Concepito in modo divulgativo, il volume consente al lettore di impadronirsi rapidamente del nocciolo delle questioni e di alcuni aspetti del colosso asiatico che più raramente fanno notizia.
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LE NUOVE DISPOSIZIONI DELLE AUTORITÀ ISRAELIANE
Dall'Italia a Israele, la luce verde per chi viaggia
Dallo scorso 16 di agosto i viaggiatori provenienti dall'Italia sono stati inseriti nella “lista verde” israeliana. Significa che non sono più soggetti all’obbligo di quarantena, purché nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Israele non abbiano soggiornato in un Paese diverso da quelli in “lista verde”. Per entrare in Israele, riporta la pagina viaggiaresicuri.it della Farnesina, i cittadini non israeliani devono ricevere un'autorizzazione. “La procedura prevede il rilascio di un permesso di ingresso da parte dell’Ambasciata israeliana del Paese di origine e la compilazione online, non prima di 24 ore dalla partenza, di una domanda di autorizzazione all’ingresso (c.d. “inbound clearance application”)”. “La situazione – avverte la Farnesina - resta fluida e le Autorità israeliane potrebbero modificare ulteriormente le disposizioni relative agli ingressi nel Paese. Si raccomanda pertanto di monitorare costantemente il sito del Ministero della Salute israeliano”.
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Sulle spalle di Enea

Ricopio da Giorgio Caproni (“Il passaggio di Enea”, in G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, p.162):
“Enea che in spalla/un passato che crolla tenta invano/di porre in salvo, e al rullo d’un tamburo/ch’è uno schianto di mura, per la mano/ha ancora così gracile un futuro/da non reggersi ritto”.
Enea con sulle spalle il peso di una tradizione crollante da tutte le parti (il padre Anchise), e per la mano un futuro (il figlio Ascanio) anch’esso bisognoso d’essere sorretto non reggendosi ancora sulle proprie gambe.
Non siamo così anche noi, ora?
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La grande finzione
 All’ipertrofia dell’ego, all’elogio acritico e astorico delle «piccole patrie», ma anche all’esaltazione delle identità individuali e di piccolo gruppo come se esse fossero sostitutive del principio di maggioranza e, con esso, del mondo stesso (laddove sono invece la cristallizzazione di una parte di se stessi, una sorta di eterna di proiezione di una parte propria, che si rimpiazza alla capacità di dare uno sguardo nel suo insieme a ciò che ci sta intorno, nella sua incredibile differenza), si accompagna la risposta di chi si è all’eterna ricerca di un qualche principio di omologazione. Che si tratti di quello praticato da organizzazioni riconosciute (come gli Stati) così come da gruppi che aspirano a conquistarne il controllo.
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