Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui                27 Agosto 2020 - 7 Elul 5780
LA CORSA A TAPPE AL VIA NACQUE ANCHE SULL'ONDA DEL CASO DREYFUS 

Israele al Tour, un cerchio che si chiude

Sale l’adrenalina in casa Israel Start-Up Nation, la prima squadra israeliana a raggiungere l’obiettivo di una partecipazione al Tour de France. La più importante corsa ciclistica a tappe si svolgerà in un clima davvero particolare, segnato dall’emergenza sanitaria e di conseguenza caratterizzato da rigorose regole di isolamento cui atleti e accompagnatori dovranno sottostare. Le incognite sono molte. Ma ormai ci siamo, non si torna indietro. Nonostante l’alto numero di contagi la Francia non rinuncia al suo evento sportivo più amato e identitario. Il fine settimana il via da Nizza, l’arrivo ventidue giorni dopo a Parigi. 
Quasi 3500 chilometri sui pedali che la Israel Start-Up Nation, già Israel Cycling Academy, affronta con la consapevolezza di andare a chiudere anche un cerchio. Fatto non troppo noto, il Tour nasce infatti sull’onda dell’Affaire Dreyfus.
 

Quando fu avviata la revisione del processo, una violenta contestazione prese il via durante un evento ippico. Nonostante alcuni tra gli animatori della protesta fossero importanti inserzionisti della testata, su Le Velo, vera autorità del giornalismo sportivo dell’epoca, il redattore incaricato della cronaca non si fece problemi a fare nomi e cognomi e a criticare il comportamento di chi aveva soffiato, ancora una volta, sull’onda dei peggiori istinti antisemiti. L’effetto fu la nascita di una nuova testata, L’Auto-Velo (poi L’Auto), in cui confluirono i capitali degli anti-Dreyfus. Obiettivo principale: sopravanzare Le Velo, farlo uscire dalla circolazione. Sembrava impossibile. Fin quando a un reporter, Geo Lefevre, non venne un’idea: una corsa a tappe sponsorizzata dal giornale. Fu un’idea vincente, visto che le vendite aumentarono vertiginosamente e Le Velo nel 1904 smise di essere pubblicato. Una felice intuizione che nasce però come conseguenza indiretta del velenoso clima della Francia di allora. 

(In alto Guy Niv, il primo israeliano al Tour. In basso la corsa presentata su L’Auto)
 

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L'UCRAINA CHIUDE LE FRONTIERE 

Uman, Rosh Hashanah senza pellegrini

Uman è una cittadina di quasi 90mila abitanti nel sud ovest dell’Ucraina, a tre ore di macchina da Kiev. Qui ogni anno convergono tra le 25 e le 30mila persone durante Rosh HaShahan, il capodanno ebraico: ebrei israeliani e non affollano la città per rendere omaggio a rav Nachman, il rebbe fondatore del chassidismo di Breslav, morto a Uman il 16 ottobre del 1810. Da allora i suoi discepoli si recano in Ucraina in solenne pellegrinaggio ma quest’anno il coronavirus potrebbe fermare tutto. Nelle scorse ore il governo ucraino, davanti all’aumento dei contagi, ha annunciato il divieto temporaneo d’ingresso alla maggior parte degli stranieri fino al 28 settembre e ha esteso le misure di lockdown fino alla fine di ottobre. Tra coloro che non potranno entrare, i pellegrini haredi. Un blocco che ha generato un vero e proprio dibattito in Israele. A chiedere infatti il provvedimento, in una lettera inviata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stato il commissario israeliano al coronavirus Roni Gamzu, preoccupato che il pellegrinaggio di massa potesse trasformarsi in un grande focolaio di contagi. Zelensky, in una conferenza stampa, ha dato seguito all’appello di Gamzu, parlando però di una richiesta arrivata direttamente dall’ufficio del Primo ministro Benjamin Netanyahu. Quasi immediatamente il portavoce del Premier ha però rilasciato una dichiarazione per chiarire di non aver fatto tale richiesta. Il perché di questo ping pong si spiega nel gioco di equilibri interno alla politica israeliana.

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TIROCINANTE NELLA REDAZIONE UCEI 

Mazal Tov, Sara! 

Nonostante le complessità aggiuntive imposte dalla didattica distanza, nel corso dell’estate è arrivato il momento della laurea anche per Sara Facelli, studentessa della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste che negli scorsi mesi ha collaborato con la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nell’ambito del tirocinio formativo obbligatorio previsto dal suo piano di studi. Seguita dalla relatrice Manuela Raccanello, Sara si è cimentata con una tesi di traduzione del romanzo Cent millions d’années et un jour di Jean-Baptiste Andrea.

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Setirot - Consigli di lettura
C’è chi consiglia d’inserire nelle letture scolastiche la scrittrice padovana di origine armena Antonia Arslan. Bravo!, un ottimo suggerimento. La “masseria delle allodole” sì, ma anche “Il libro di Mush”, “La strada di Smirne”, e le molte altre storie che portano quella firma. Racconti dal tono melodioso e crudo. Leggende, preghiere, realtà che diventano fiabe e si trasformano in inno. Un inno al popolo «che ha imparato a chinare la testa quando viene la persecuzione, a chiudersi in un silenzio opaco, a cancellare anche i pensieri; e poi a risollevarsi piano piano, come gli steli del grano dopo la tempesta che li ha schiacciati». Gli armeni, il genocidio perpetrato dai turchi in piena Prima guerra mondiale (1915). Minoranze. Diritti negati. Nazionalismo portato a crimine.
 
Stefano Jesurum
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Letture facoltative - Esodo e rivoluzione
Savonarola, Cromwell, i movimenti per i diritti nel sud degli Stati Uniti negli anni sessanta del Novecento, il sionismo ma anche il leninismo e la socialdemocrazia. Sono solo alcune delle voci che in modo diretto o indiretto, ma non meno evidente, hanno trasformato la storia dell’Esodo in un riferimento per il pensiero politico occidentale. Il saggio di Michael Walzer Esodo e rivoluzione (Feltrinelli) non ha perso nulla a trentacinque anni dalla prima pubblicazione. L’Esodo ha significato per tanti gruppi diversi in Occidente perché invita a una risposta collettiva: non dunque a cercare il semplice affrancamento individuale, ma la liberazione di un insieme di individui che per suo tramite può diventare popolo.
Giorgio Berruto
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Le previsioni sulle elezioni Usa
Come avviene ogni volta che si approssimano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, si moltiplicano le previsioni sul loro esito, previsioni talvolta dettate dal desiderio, più o meno consapevole, di proiettare sugli schieramenti politici americani le simpatie o le antipatie legate alla lotta politica europea (o, se si vuole, italiana); in altri casi, meno frequenti, dalla volontà di calarsi effettivamente nelle dinamiche dell’opinione pubblica degli Stati Uniti.
 
Valentino Baldacci
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Spuntino – Nidi e ringhiere
"Se sulla via ti imbatti in un nido, su un albero o al suolo, in cui la madre uccello sta covando uova o pulcini, non catturare la madre; scaccia la madre e prendi le uova o i pulcini per il tuo bene e avrai più lunga vita” (Deut. 22:6-7). Si tratta di una mitzvà – riportata nel brano di questa settimana, Ki-Tetzè – che (secondo il Ramban) può rinforzare l’attributo della misericordia.
Raphael Barki
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