PAGINE EBRAICHE GENNAIO 2022
Berlino, lo sguardo ebraico

Negli ultimi quarant’anni il fotografo francese Frédéric Brenner ha esplorato con le sue immagini la vita ebraica della diaspora rappresentando l’infinita varietà delle sue declinazioni. Il suo ultimo lavoro – intitolato Zerheilt: Healed to Pieces – è ora in mostra fino al 13 marzo al Museo ebraico di Berlino. In una straordinaria carrellata di fotografie racconta le espressioni e rappresentazioni del mondo ebraico della capitale tedesco.
Realizzato fra il 2016 e il 2019, il saggio fotografico di Brenner alterna paesaggi a ritratti di nuovi arrivati, berlinesi doc, immigrati, convertiti, giovani, vecchi, bambini. Il risultato è un caleidoscopio esplosivo di scene e volti capace di rovesciare gli stereotipi e aprire una nuova prospettiva sulla realtà dell’ebraismo in Germania. Sono immagini che incuriosiscono, strappano il sorriso e soprattutto fanno riflettere.

La loro profondità deriva dal modo in cui sono state costruite. Quelle di Frédéric Brenner non sono istantanee scattate al volo o rubate. Al contrario, ogni ritratto si sviluppa dopo un’ampia ricerca, osservazioni e lunghe conversazioni con il soggetto. Ogni fotografia è il frutto di un incontro con una persona o una coppia che scelgono come e dove portare in scena se stessi. E ogni scatto si accompagna al suo doppio, con il soggetto che posa davanti al suo stesso ritratto e in una breve intervista si presenta, racconta la vita a Berlino ed esprime le sue speranze per il futuro degli ebrei in città.
Senza alcuna pretesa di fornire un quadro rigoroso, storico o sociale dell’ebraismo in Germania, Zerheilt si sofferma così sul significato dell’identità ebraica contemporanea in una serie di frammenti spesso bizzarri o stranianti. Lungo questa traiettoria prende forma una diversità che colpisce – l’uomo con la testa metà rasata e metà coperta da uno shtreimel a significare il conflitto fra il mondo da cui proviene e quello in cui vive; le sorelle artiste in posa nel loro studio; il musicista israeliano ritratto nella platea di un teatro anziché sul palco; due professionisti di successo; l’attivista che si fa immortalare reclino su un tavolo.

In questa molteplicità lo stesso concetto di vita ebraica a Berlino torna in discussione e si tinge di nuovi significati. “Dopo dieci anni trascorsi esplorando il modo in cui gli ebrei della diaspora vivono con un’identità portatile e altri dieci a mettere in discussione la promessa legata alla terra di Israele, ho scoperto a Berlino una nuovo sorprendente capitolo del mio viaggio volto a rintracciare e analizzare la dissonanza dell’essere ebrei”, spiega Frédéric Brenner nel saggio che introduce la mostra.
Nella capitale tedesca, sottolinea, il passato è sempre presente. “Che Berlino sia una città incline alla redenzione e che l’ebreo sia una figura chiave in questo contesto è evidente dall’‘epidemia di memoriali dell’Olocausto’ e da altre pratiche commemorative. La Germania, come nessun altro paese in Europa, ha intrapreso una ricerca ammirevole per ‘fare i conti con il passato’ e in questo processo Berlino, dove lo sterminio ebraico è stato pianificato e portato avanti, ha avuto un ruolo centrale”.
Daniela Gross
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LA SCOMPARSA DEL POPOLARE CANTAUTORE ISRAELIANO
Yoram Taharlev (1938-2022)

Da Yeshnan Banot (C'erano ragazze) a Givat Hatahmoshet (Collina delle munizioni) le canzoni di Yoram Taharlev hanno segnato la cultura popolare israeliana. Centinaia i testi scritti per altri cantanti e poi diventati dei successi nazionali. Moltissimi dei suoi lavori si sono trasformati in colonne sonore per intere generazioni. “I testi delle sue canzoni e dei suoi scritti continueranno ad illuminare il nostro percorso e a raccontare la nostra storia”, l'ultimo saluto del Presidente d'Israele Isaac Herzog a Taharlev, scomparso nelle scorse ore a 84 anni.
Figlio di immigrati dalla Lituania, Taharlev era nato nel Kibbutz Yagur nel 1938. Nella sua biografia racconta di aver composto la prima poesia a sette anni e mezzo. E in un breve racconto, regala uno spaccato di cosa era allora il nascente Stato d'Israele. Come premio per quella prima composizione, scrive il cantautore, i genitori gli regalarono un taccuino su cui trascriverla e dove segnare da lì in avanti ogni suo lavoro. “Lo riempii di parole”, racconterà Taharlev. “I miei genitori mi diedero un posto speciale per tenere il quaderno: nel cassetto inferiore del loro armadio nella loro piccola stanza nel kibbutz. Mi dissero di venire a prenderlo (a quei tempi, noi bambini non vivevamo con i nostri genitori; vivevamo in case per bambini come parte dell'ideale socialista) ogni volta che sentivo di voler scrivere”. Il taccuino però scomparve nel corso di un'irruzione della polizia britannica nel kibbutz. Un'irruzione diretta a sequestrare armi illegali nascoste dai kibbutzniki. “L'armadio era stato capovolto al centro della stanza. Strisciai fino ad esso per recuperare il mio quaderno di poesie, ma non si trovava da nessuna parte. Cercai in lungo e in largo, senza successo. Per giorni ho inseguito ogni foglio di carta che vedevo soffiare nel vento nella speranza di poter recuperare anche solo una pagina del quaderno, ma non l'ho mai trovato e fino ad oggi non sono stato in grado di ricreare la mia prima poesia. - il racconto di Taharlev - Giurai a me stesso che da quel giorno in poi, non solo avrei copiato tutto quello che avevo scritto su un quaderno, ma l'avrei anche imparato a memoria in modo che nessuno potesse mai più portarmelo via”..
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TRA AUSTRIA E GERMANIA L'IMPEGNO DEL MOVIMENTO "OMAS GEGEN RECHTS"
Contro intolleranze ed estremismi,
la mobilitazione delle nonne

Le Omas Gegen Rechts hanno raggiunto da tempo l’attenzione delle cronache. Il loro impegno di “nonne” contro ogni forma di intolleranza è iniziato nel 2017 in Austria, quando l’allora cancelliere Sebastian Kurz aveva deciso di allearsi Partito della Libertà, volto dell’estrema destra austriaca. “Alla nostra prima manifestazione eravamo otto donne, poi ci siamo moltiplicate rapidamente. Abbiamo invitato amici e siamo riusciti ad affermarci nei paesi di lingua tedesca. Anche in Germania, Omas Gegen Rechts ha intrapreso la lotta contro gli estremisti di destra. E la stampa ha confermato che eravamo qualcosa di nuovo”, raccontava in un’intervista una delle fondatrici, Monika Salzer. L’idea di questo movimento, oggi diventato un’istituzione in con 70 gruppi attivi in Austria e oltre 100 in Germania, è chiaro. Restituire dignità alle terze generazioni, peraltro le più colpite in questa pandemia, attraverso un impegno nel sociale. “La donna anziana come forza politica pubblica non esiste nella nostra coscienza collettiva. – si legge sul sito di Omas gegen Rechts – Ecco perché noi donne dobbiamo apparire in pubblico, non come individui e figure eccezionali, non come star, ma come un gruppo che si distingue”.
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Politicamente corretto e libero pensiero
 Luca Ricolfi ha iniziato la sua collaborazione con Repubblica il 31 ottobre scorso con un limpido articolo dedicato al politicamente corretto e alle sue degenerazioni. Insieme alla moglie Paola Mastrocola ha ripreso e sviluppato quanto aveva scritto sul quotidiano in un volumetto dal titolo ambizioso: Manifesto del libero pensiero (La nave di Teseo, Milano 2021). Vedremo in dettaglio quali sono le sue (le loro) argomentazioni, ma prima di tutto è necessario premettere che il politicamente corretto – che ha ormai invaso gran parte degli spazi della comunicazione sociale e politica – non è una semplice moda linguistica di cui si potrebbe anche sorridere. È piuttosto un programma politico di stampo radicale la cui caratteristica fondamentale è l’ostilità e il rigetto di gran parte della cultura occidentale così come si è andata costruendo nel corso di secoli di storia.
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Machshevet Israel - Polisemia dell’esilio
 Vorrei anch’io aggiungere una sobria parola in onore di Piero Dello Strologo, con il quale negli ultimi mesi ebbi alcune collaborazioni (due video per il Centro culturale Primo Levi: su Ludwig Pollak e Freud, insieme a Roberta Ascarelli, e solo tre settimane fa sulla meghillà di Qohelet). Lo faccio ricordando un suo piccolo merito – piccolo, solo a confronto delle molte altre cose importanti che ha fatto nel corso della sua intensa vita – ossia l’aver introdotto in Italia il nome del sociologo e filosofo ebreo algerino-francese Shmuel Trigano, oggi israeliano, classe 1948, traducendo un’opera che andrebbe assolutamente ripresa e rivalutata: Alle radici della modernità. Genesi religiosa del politico, apparsa in Francia nel ’84 (2a ed. ’94) e da noi nel 1999, nella collana Judaica delle Edizioni Culturali Internazionali di Genova (ECIG), la cui ricchezza di titoli rilevanti per la cultura ebraica si deve proprio all’influenza di Dello Strologo.
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