L'INTERVENTO

Al di là del Mar Rosso

Commentando nel Birkè Yossef la discussione fra i Maestri se è lecito delegare altri a eliminare il nostro Chametz in vista di Pesach (Shulchan ‘Arukh, Orach Chayim 434, 4), il Chidà di Livorno (sec. XVIII) narra di una controversia sorta in una località imprecisata dei tempi suoi. Reuven e Shim’on erano vicini di casa: il primo possedeva un appartamento con molte stanze, mentre il secondo viveva in un monolocale. Reuven faticava a pulire la casa per Pesach data la sua ampiezza. Shim’on, d’altronde, dopo aver terminato rapidamente il lavoro nella sua modesta abitazione, decise di propria iniziativa di dare una mano al ricco dirimpettaio. Evidentemente aveva accesso al suo appartamento e senza dirgli nulla glielo fece trovare sgombro, credendo sinceramente di fargli un favore. Ma Reuven non apprezzò l’idea, al punto di rivolgersi per un parere rabbinico al Chidà: Shim’on gli aveva sottratto una Mitzwah che spettava al padrone di casa. Il Chidà diede ragione a Reuven. Secondo la Halakhah, se una persona porta via ad un’altra l’opportunità di eseguire un precetto, gli sottrae la ricompensa della Mitzwah stessa e ciò costituisce un danno, che i nostri Maestri arrivano a quantificare in una multa (Bavà Qammà 91b e Tos. ad loc. s.v. chiyyevò; Maimonide, Hil. Chovèl u-Mazzìq 7, 13-14).
Oggi assistiamo a un capovolgimento di mentalità: molti ammettono di temere le pulizie di Pesach e di farne volentieri a meno. Trascorrere la festa in una rinomata località di villeggiatura o di grande interesse culturale in un albergo “specializzato” e dotato di ogni comfort è diventato un fenomeno ancora poco conosciuto nelle nostre Comunità, pur manifestandosi ormai anche a pochi passi da noi.

Rav Alberto Moshe Somekh

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IL NUOVO SITO DEL CDEC IN RETE PER IL 25 APRILE

Resistenza, il contributo ebraico

Il 27 settembre del 1943 i fratelli napoletani Alberto e Leo Defez si uniscono alla rivolta contro l’occupante nazista. Combattono nella gloriosa insurrezione delle Quattro giornate di Napoli e vedono i tedeschi lasciare la città. “Ci sentivamo liberi, ma non certo tranquilli”, racconterà Alberto.
Nel marzo del 1944 il pisano Eugenio Calò, unitosi ai partigiani, guida la divisione “Pio Borri” nella zona del Casentino. È rimasto solo e cerca giustizia nella lotta armata contro i nazifascisti. La moglie Carolina Lombroso e i figli Elena, Renzo e Alberto sono stati catturati, imprigionati nelle carceri fiorentine delle Murate e infine deportati nei lager, dove saranno assassinati. Carolina, prima della deportazione, era incinta. Quattro mesi dopo anche il marito cade in mano tedesca. Torturato, Eugenio Calò viene ucciso nella strage di San Polo del 14 luglio 1944.
Il genovese Giuseppe (Pino) Levi è un antifascista della prima ora. Mandato al confino, dopo molte vicissitudini, viene liberato dal governo Badoglio nel 1943. Con l’armistizio dell’8 settembre si dirige verso Roma, dove entra nelle bande dei Castelli Romani. In poco tempo ne diventa il comandante militare su nomina del Cln. Mette nero su bianco questa esperienza nel suo diario Guerriglia nei Castelli romani, in cui parla di cosa significhi fare la Resistenza. Ad esempio sparare: “Non avevo mai sparato in vita mia contro nessun essere vivente, perché la caccia non mi piace e non immaginavo proprio che fosse così facile ammazzare un uomo. Ma i tedeschi sono uomini?”.
Le vicende di Levi, di Calò, dei Defez sono un esempio del contributo ebraico alla Resistenza, ma tante sono ancora le storie da scoprire, come spiega Liliana Picciotto, responsabile per la ricerca storica della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Assieme ad un gruppo di lavoro ad hoc, Picciotto ha scandagliato migliaia di documenti e messo in piedi un primo importante catalogo di duecentocinquanta nomi di ebrei che, a vario titolo, fecero parte della lotta di Liberazione con riferimento alle esperienze in Campania, Lazio e Toscana. “L’orizzonte di lavoro è ancora lungo. – racconta la storica a Pagine Ebraiche – Ma volevamo dare un primo quadro del materiale che abbiamo raccolto”. E metterlo a disposizione di tutti. In occasione del 25 aprile infatti sarà messo online il sito resistentiebrei.cdec.it, “in cui si potranno trovare nomi, dati anagrafici, fonti di riferimento del lavoro svolto. In più abbiamo costruito dieci approfondimenti su altrettante figure che sono sia eccezionali sia paradigmatiche. Dieci storie veramente stupende con un focus più approfondito sulle loro biografie, le famiglie, gli studi, qualche fotografia. Per ognuno abbiamo creato un podcast da ascoltare. Un lavoro di cui siamo orgogliosi e credo che potrà piacere al pubblico”.

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VERSO IL 25 APRILE - DAFDAF

La Liberazione spiegata ai bambini

Come già avevamo sottolineato nel presentare il numero 131 del giornale ebraico dei bambini, quest’anno il 25 aprile arriva subito dopo Pesach, a riportare nuovamente l’attenzione sul significato della parola libertà. DafDaf non manca l’appuntamento, e nel numero in distribuzione in queste settimane racconta la storia di Franco Cesana, che quando scelse di arruolarsi nella Resistenza aveva solo 12 anni. Noto come il più giovane partigiano d’Italia caduto in combattimento, era nato a Mantova e aveva aderito alla Brigata Scarabelli, a inizio luglio del 1944, per restare poi ucciso poco prima del suo tredicesimo compleanno durante degli scontri con le truppe naziste, nell’area dell’Appennino modenese. In occasione dell’anniversario della Liberazione le pagine del giornale ebraico dei bambini ripercorrono la storia della Resistenza e del suo valore, raccontato anche come esperienza di lotta e partecipazione politica dal basso. Buone letture! 

Ada Treves social @ada3ves

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PAGINE EBRAICHE - L'INTERVISTA A DAVID HIRSCH

"Il nostro stadio per Firenze"

L’Erasmus alle Canarie, una tesi di laurea a Zanzibar, esperienze professionali che l’hanno portato a muoversi con disinvoltura tra Europa, Africa e Cina. La ricerca di nuovi orizzonti è stata, per David Hirsch, una molla costante. Uno sguardo aperto al mondo che gli deriva anche dalla formazione nelle file dell’Hashomer Hatzair, movimento giovanile ebraico che già ragazzino gli ha fatto comprendere l’importanza di ampliare il proprio bagaglio di incontri e prospettive. Nel suo caso, facendogli sperimentare gioie e fatiche della residenza quotidiana in un kibbutz.
La nuova meta non sarà in realtà troppo distante da Torino, la città dove è nato e si è formato negli studi in architettura. E soprattutto Milano, dove ormai da molti anni risiede e lavora per il gruppo internazionale Arup. Dal 2023 infatti Hirsch si augura di mettere radici a Firenze per portare a compimento la sfida di cui è stato di recente investito, tramite la vittoria di un bando molto atteso, dall’amministrazione comunale: la riqualificazione dello stadio Artemio Franchi costruito a inizio Anni Trenta da Pier Luigi Nervi e oggi bisognoso, dopo quasi un secolo di servizio e varie cure pregresse, di un ripensamento significativo. Un intervento ad ampio raggio che porterà lo stadio cittadino in una nuova era, più funzionale e al passo con i tempi, senza però “tradirne” la storia.

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LA CERIMONIA A UDINE CON IL CAPO DELLA POLIZIA GIANNINI

Poliziotti deportati, nove pietre per la Memoria

Nel 1944 la Questura di Udine fu interessata da rastrellamenti da parte delle SS naziste che riguardarono una quarantina di funzionari, guardie di pubblica sicurezza e impiegati civili; dieci furono deportati nei lager e nove non fecero ritorno. Questi i loro nomi: Filippo Accorinti, Alberto Babolin, Bruno Bodini, Giuseppe Cascio, Mario Comini, Antonino D'Angelo, Anselmo Guido Luigi Pisani, Mario Savino e Giuseppe Sgroi. Sarebbe sopravvissuto il solo Spartero Toschi, poi morto a Udine nel 1964. 
Nelle scorse ore sono state collocate in loro memoria altrettante pietre d'inciampo, proprio di fronte all'edificio in cui aveva sede la Questura. Tra i partecipanti il Capo della Polizia Lamberto Giannini, che ha evidenziato: "Questa storia, come tante altre, è importante per conoscere un momento drammatico della storia del nostro Paese, proprio adesso che stiamo vivendo di nuovo un momento di guerra. C'è stato chi ha saputo scegliere con chiarezza qual era la parte giusta e lo ha fatto pagandone le estreme conseguenze". 

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LA MOSTRA ALL'ARCHIVIO DI STATO

Da Verona al lager, quelle storie da conoscere

Inaugurata negli spazi dell’Archivio di Stato di Verona, la mostra “La grande Storia e le piccole storie” racconta le vicende di quattro ebrei veronesi che furono vittime di persecuzione e deportazione nei campi di sterminio. A promuoverla l’Associazione Figli della Shoah, attraverso un percorso di testimonianza che culminerà con la posa di altrettante pietre d’inciampo in memoria di Tullio Basevi, Gilda Forti, Lina Arianna Jenna e Ruggero Jenna.
“L’idea di questa mostra nasce dall’osservare come i giovani, attraverso i programmi scolastici, affrontino lo studio della storia in modo teorico, con pochi riferimenti a documenti di qualsiasi tipo” sottolinea Roberto Israel, Consigliere nazionale dell’Associazione Figli della Shoah ed ex Consigliere UCEI. Da queste premesse, aggiunge, “parte l’idea di avvicinare i giovani alla ‘piccola storia’, quella avvenuta vicino a noi, attraverso la ricerca, il recupero e l’analisi”.

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25 Aprile
Cosa festeggeremo domani? Il ricordo della sconfitta di fascismi di allora o la mancata vittoria dell’estrema destra di ora (non solo a Parigi, ma anche a Lubiana)?
                                                                          David Bidussa
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L'ideologia del sospetto
Francamente non può stupire il riscontro per cui non pochi segmenti del piccolo universo No Vax (quelli della «dittatura sanitaria» e del Green Pass come Stella di David nonché delle casacche del deportato da indossare nei cortei) si siano riposizionati sul versante dell’antagonismo all’Ucraina o, per meglio dire, della malcelata simpatia nei confronti di Vladimir Putin. Il tutto condito dietro richiami tanto maniacali quanto ipocriti al No War, declinato nei termini per cui se l’aggredito si arrendesse la guerra terminerebbe.
                                                                          Claudio Vercelli
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