"Falsità e negazionismo sul mio libro,
la Chiesa sta perdendo un'occasione"
Nelle scorse ore il Vaticano ha messo a disposizione del pubblico, in un’area del sito web dell’Archivio Storico della Segreteria di Stato e sotto la classificazione “Ebrei”, migliaia di carte d’archivio relative a richieste d’aiuto pervenute a Pio XII negli anni delle persecuzioni nazifasciste. A detta della Santa Sede si tratterebbe di una vera e propria “lista di Pacelli” che farebbe eco “alla ben nota Schindler’s list” e renderebbe “perfettamente l’idea di come, fra i corridoi dell’istituzione al servizio del pontefice, ci si adoperasse senza sosta per fornire agli ebrei un aiuto concreto”.
La documentazione era già nota a uno dei massimi esperti al mondo dell’argomento, il professor David Kertzer. Fa infatti parte della vasta mole di carte e materiale di cui gli addetti ai lavori hanno potuto fruire dall’apertura degli archivi vaticani del marzo del 2020. “Niente di nuovo. A stupire è però la tempistica. Anzi, di meravigliarsi in realtà non c’è proprio bisogno” dice a Pagine Ebraiche lo studioso americano, docente alla Brown University, un’autorità in materiale di relazioni tra Chiesa ed ebraismo. La pubblicazione della cosiddetta “lista di Pacelli” arriva non certo per caso a breve distanza da una serie di vibranti attacchi lanciati dalla stampa cattolica contro il suo ultimo libro, Un papa in guerra, pubblicato da Garzanti e dedicato ai “silenzi” di Pio XII e ai rapporti che lo stesso ebbe con i leader di fascismo e nazismo.
Un libro dalla formidabile chiarezza e incisività che Pagine Ebraiche aveva avuto l’onore di annunciare a inizio maggio, segnalando come già alcuni dei più importanti storici internazionali si fossero detti impressionati dalla portata delle sue rivelazioni. Visto dal Vaticano, al contrario, “un libro scomodo e per questo oggetto di reazioni scomposte, anche da parte di gente che non lo ha palesemente letto”.
L’atto di pubblicare la lista, il modo in cui è introdotta, è di per sé eloquente. “Si vuole presentare Pacelli come il papa che salvò gli ebrei” accusa Kertzer, vincitore nel 2015 del Pulitzer per il suo libro Il patto col diavolo su Pio XI e Mussolini. “Ma non è così e già il fatto che in questa lista si dia evidenza a storie di soccorso a ‘battezzati’ è un indizio di quel che sostengo, con la forza delle prove, nel libro”. La scelta del Vaticano, spiega lo studioso, “fu di dare la priorità a chi aveva scelto di convertirsi”. Pagina dopo pagina il libro smonta la leggenda rosa della “Chiesa protettrice” tornata in auge in alcuni ambienti vicini al papa. Ad emergere con nuovi elementi frutto di una ricerca che non ha riguardato i soli archivi ecclesiastici sono invece le molte ombre, le ambiguità, l’ostinato tacere di Pacelli. Davanti alla Shoah in generale e davanti al rastrellamento del 16 ottobre 1943 in particolare, che lo vide silente anche quando gli oltre mille ebrei romani catturati dai nazisti furono imprigionati a pochi metri in linea d’aria dal Vaticano. E poi, tra le tante novità di questa ricerca, condotta con la collaborazione dello storico Roberto Benedetti, le imbarazzanti rivelazioni sul negoziato con i nazisti. Bozze di lettere, appunti a margine di dispacci, promemoria, comunicazioni interne tra i vari uffici che componevano la Segreteria di Stato, risultati delle udienze. Molti tra i documenti più compromettenti erano stati censurati. È stato Kertzer a riportarli alla luce. Ed è per questo, sottolinea, “che il libro è sotto attacco, anche attraverso falsità e riferimenti superficiali; il fatto addirittura che si sostenga che il dialogo segreto con Hitler fosse già noto è, mi pare, una forma di negazionismo”. Kertzer si dice amareggiato dal tono di certe contestazioni: “Con l’apertura degli archivi avevo sperato in un cambio di rotta. Permane invece un rifiuto a guardare in modo consapevole al passato”. Lo studioso lo ribadisce anche in un intervento pubblicato quest’oggi dal quotidiano La Repubblica. “Annunciando l’apertura degli archivi del papato di Pio XII, papa Francesco ha detto: ‘La Chiesa non ha paura della storia’. Si può solo sperare che, dopo l’iniziale reazione difensiva alla rivelazione di questa storia, il Vaticano possa iniziare il processo di venire a patti con essa”, l’auspicio che esprime. L’agiografia papale può avere il suo posto, aggiunge poi, “ma mi sembra più importante comprendere meglio questo tragico capitolo della storia umana”.
Uscito un mese fa nelle librerie, Un papa in guerra sta avendo un grande successo. Anche negli Stati Uniti, “dove è tra i best sellers del New York Times”.
“Manda per tuo conto degli uomini che visitino la terra di Cana’an”
Gran parte della nostra parashà narra l’episodio dei “dodici esploratori” inviati a visitare la futura terra di Israele. In un certo qual modo leggiamo nel testo una sorta di riconoscimento da parte divina a che vengano mandati dei visitatori in Israele, anche se il testo ci dice “lekhà – per tuo conto”.
Come passare il tempo durante le sei lunghe ore di sorveglianza mentre gli allievi scrivono? La soffocante burocrazia è senza dubbio di grande aiuto per alcuni commissari dell’esame di stato: tra verbali, preparazione delle griglie per la correzione (quest’anno per esempio alla prova di italiano bisogna assegnare un voto in centesimi, da dividere per 5 e convertire in ventesimi, da convertire poi in quindicesimi), organizzazione degli orali, e altre incombenze di vario genere le sei ore passano in fretta, anzi, raramente sono sufficienti.
“Immoto il mare dopo mezzanotte. /All’alba non tremava una foglia /'Umidità più alta della norma': asciugamano ai bagni. / Non temere, se fosse ipotizzabile qualcosa di diverso te lo avrei detto.”
Questi versi provengono da una poesia del poeta israeliano Chaim Guri, “Quest’afa” (HaSharav HaZeh). “Da cinquant’anni non c’era un’afa tale, usano dire gli anziani della città” scrive il poeta qualche verso sopra.