IL PASSAGGIO DI CONSEGNE E GLI AUGURI DEI LEADER MONDIALI
Da Mario Draghi a Giorgia Meloni,
una nuova guida per l'Italia

Nelle scorse ore si è tenuta a Palazzo Chigi la tradizionale cerimonia per il passaggio di consegne tra il presidente del Consiglio uscente, Mario Draghi, e la leader di Fratelli d’Italia e nuova presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un momento preceduto da un lungo colloquio tra i due a porte chiuse. Poi, la cerimonia con il passaggio della campanella. Meloni diventa così ufficialmente il primo Presidente del Consiglio donna della Repubblica italiana. Alla nuova guida del governo - riunitosi a Palazzo Chigi - sono arrivate nelle scorse ore le congratulazioni dei diversi leader mondiali. Tra queste, anche quelle del Primo ministro israeliano Yair Lapid. “Mi congratulo con Giorgia Meloni per l'insediamento del nuovo governo in Italia. Auspico di lavorare presto insieme, per rafforzare i legami tra Gerusalemme e Roma, così come in ambito internazionale, inclusi gli organismi internazionali, e in tutto ciò che riguarda la lotta all'antisemitismo, l’Europa e il Medio Oriente”, il messaggio di Lapid. Il premier ha voluto anche congratularsi con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, definito “saldo amico di lunga data dello Stato di Israele”.
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L'INTERVENTO
La memoria non crea comunità
Insegnano i Maestri che l’atmosfera di una festa perdura nella nostra coscienza ancora per qualche tempo dopo la fine della festa stessa. All’uscita dalla Sukkah mi siano pertanto consentite alcune riflessioni. Lo spunto è empirico ma, credo, condivisibile. Abbiamo due grandi festività annuali a sei mesi una dall’altra: Sukkot e Pesach. Per quale ragione Sukkot è meno sentita di Pesach, al punto che molti correligionari assimilati considerano la prima una ricorrenza minore?
Si possono dare molte risposte. Sukkot si presenta subito dopo Rosh ha-Shanah e Yom Kippur, il periodo penitenziale che già assorbe le limitate energie spirituali di molti fra noi. Si può anche adoperare un’argomentazione più fine: mentre l’osservanza di Pesach, per quanto impegnativa, è alla portata di ciascuno in casa sua, non tutti hanno la possibilità materiale di edificarsi una Sukkah. Le Sukkot comunitarie sono già attestate mille anni fa nella letteratura dei Gheonim, come più tardi testimonia R. Tzidqiyah Anav da Roma (sec. XIII), Shibbolè ha-Lèqet, cap. 347: “C’è chi usa costruire la Sukkah nel cortile del Bet ha-Kenesset e su questa fanno affidamento gli ospiti o quelle persone che non dispongono di un proprio spazio adatto per edificarla”. La ragione halakhica del permesso è significativa: “La parola Sukkòt è scritta nella Torah senza waw come se potesse essere letta Sukkàt (al singolare): ci insegna che tutti gli Ebrei potrebbero risiedere in un’unica Sukkah”! Una terza ragione potrebbe ancora essere che Sukkot, a differenza di Pesach, non ha una celebrazione corrispettiva presso i non ebrei. “E Ya’aqov si recò a Sukkot, si costruì una casa e per il suo gregge si fece delle capanne”, dice la Torah (Bereshit 33, 17) alludendo a una prerogativa del popolo ebraico. Dal momento che il mondo esterno non ha feste in questo periodo, molti di noi non ne comprendono l’importanza.
Credo peraltro che la questione vada oltre queste risposte pratiche e rifletta la diversa dimensione concettuale che la Torah stessa assegna alle due ricorrenze. Lo scopo di Pesach è: “affinché ti ricordi del giorno in cui uscisti dalla terra d’Egitto tutti i giorni della tua vita” (Devarim 16, 3). Riguardo a Sukkot è scritto invece: “affinché sappiano le vostre generazioni future che nelle capanne ho fatto risiedere i Figli d’Israel allorché li trassi dalla terra d’Egitto” (Wayqrà 23, 43). Pesach è dunque la “festa della memoria”, mentre Sukkot è la “festa della conoscenza”. Si tratta di due funzioni complementari, necessarie entrambe, ma ben diverse fra loro. La memoria richiede cuore: si pensi all’espressione inglese “by heart” e al francese “par coeur” per designare l’apprendimento “a memoria”. Immaginando l’anno ebraico come un organismo a sua volta, Pesach cade a metà anno proprio come il cuore è collocato al centro del nostro corpo. La conoscenza, invece, ha sede nel cervello, situato in testa come Sukkot viene subito dopo Rosh ha-Shanah, il Capodanno nel senso etimologico del termine. Sukkot segna anche l’inizio dell’anno scolastico, in cui programmiamo la nostra futura conoscenza.
Rav Alberto Moshe Somekh
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L'INIZIATIVA PER COINVOLGERE STUDENTI E INSEGNANTI
"Memoriale della Shoah di Milano,
porte aperte alle scuole"

Mostre, presentazioni di libri, conferenze, incontri. È entrato nel vivo il programma del Memoriale della Shoah di Milano che prosegue nel suo lavoro di didattica della Memoria rivolto a scuole e cittadinanza. “Abbiamo di recente inaugurato nei nostri spazi la mostra '1938, vite spezzate' di Marcello Pezzetti e Sara Berger: un'esposizione importante, che racconta il segno delle leggi razziste”, racconta il presidente della Fondazione della Shoah di Milano, Roberto Jarach. L'esposizione, realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma, ricostruisce - attraverso immagini, disegni, documenti dell'epoca - l'impatto sulla quotidianità di migliaia di ebrei italiani delle leggi promulgate dal fascismo nel 1938. Ci sono ad esempio le vicende di Alba e Lia Finzi che, con le leggi antiebraiche, persero il diritto di andare a scuola. Un mondo, quello scolastico, a cui oggi il Memoriale presta molta della sua attenzione. “Prima della pandemia siamo arrivati ad ospitare attorno ai 45mila studenti e il nostro obiettivo è ripartire e rendere sempre più centrale nei piani educativi delle scuole la visita al Memoriale”, sottolinea Jarach. “Dopo quasi due anni di inattività, lo sforzo è quello di rafforzare il lavoro sul territorio”. Da qui l'idea di lanciare il progetto Mem-out, iniziativa che segue un percorso inverso rispetto a quello classico del Memoriale. “Siamo noi che andiamo nelle scuole per costruire un primo contatto con studenti e insegnanti e facciamo un lavoro di preparazione alla visita. In questo modo - evidenzia Jarach - possiamo dialogare con più classi contemporaneamente nei loro spazi e avere un impatto più ampio”.
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LA COMPETIZIONE IN SVIZZERA
Cicliste afghane, messaggio di libertà
Di nuovo sui pedali nel segno di Israele

Sport e solidarietà contro ogni forma di oscurantismo. È il messaggio con cui ha preso il via il campionato di ciclismo su strada femminile dell’Afghanistan. Sullo sfondo non le vette dell’Hindu Kush familiari a molte delle atlete in gara ma il profilo più delicato delle Alpi di Svizzera, uno dei Paesi coinvolti all’interno di una rete internazionale di soccorso per le vittime della repressione talebana avviata dal magnate israeliano Sylvan Adams. Delle cinquanta atlete partite stamane da Aigle un terzo circa proviene dall’Aquila (da loro raggiunta grazie ai corridoi umanitari). Così, tra le altre, Marjan Seddiqi: “Sono un essere umano, una donna e una ciclista. Per andare in bicicletta ho rischiato la vita. Mi hanno sparato, ma non ho rinunciato. Col ritorno dei talebani sono fuggita, ho trovato una nuova casa e adesso sto per disputare la mia prima gara in libertà”.
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L'INIZIATIVA DELL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE
“Donne in fuga dal regime, una storia rimossa”
“Scrittrici, scienziate, ‘medichesse’ e artiste. Avevano studi e talenti da far valere; emigrando trasformarono in opportunità la necessità di cambiare vita”. Sono le donne di cui parla ‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali’, il portale bilingue dell’Università degli studi di Firenze che ha permesso di censire ad oggi un totale di 400 storie (un quarto delle quali riguardanti donne). A ripercorrerne alcune biografie con l’occasione del festival L’eredità delle donne la responsabile di questo progetto già ricco di informazioni e in progressiva espansione: Patrizia Guarnieri, docente di Storia contemporanea presso l’ateneo fiorentino. Al centro della relazione una delle figure più rappresentative di cui tratta il portale: Rita Levi-Montalcini. “L’unica scienziata italiana a vincere un Nobel, ma sono tante le studiose meritevoli che durante il ventennio o dopo si trasferirono all’estero”, ricorda Guarnieri. “Oggi l’aumento di espatri fra i laureati è maggiore fra le donne. La fuga dei cervelli è fenomeno non nuovo per l’Italia. Ma ha una storia rimossa”. Ad intervenire anche Piera Levi-Montalcini, nipote della scienziata e protagonista con Guarnieri di un dialogo trasmesso sul canale YouTube dell’Università.
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