Chanukkah e il messaggio di Zelensky
“Anche questa volta il buio sarà sconfitto”
“I pochi sconfissero i molti. La luce sconfisse le tenebre. E sarà così anche questa volta”.
Nel primo giorno di Chanukkah, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha voluto inviare un messaggio di auguri a tutto il mondo ebraico. Lo ha fatto richiamando il significato della festa – che celebra la vittoria dei Maccabei sugli Elleni e il miracolo dell’ampolla d’olio del Tempio di Gerusalemme – e agganciandolo al presente del suo paese. Un’Ucraina che dal febbraio scorso resiste all’invasione russa e a più riprese è rimasta al buio a causa dei bombardamenti ordinati da Mosca.
“Auguro al popolo ucraino tutto ciò che Chanukkah simboleggia. Vorrei che ci fosse luce in ogni casa ucraina… e vi auguro la vittoria”, le parole dell’ambasciatore d’Israele in Ucraina Michael Brodsky nel partecipare nella simbolica piazza Majdan (Indipendenza) all’accensione pubblica del primo lume. Una cerimonia a cui ha preso parte anche il sindaco, Vitali Klitschko, in una capitale fa i conti con la crisi energetica.
“Alla luce dello sconvolgimento che regna nella capitale ucraina in seguito agli attacchi russi alle infrastrutture strategiche, l’accensione della Chanukkiah è ancora più evidente e simboleggia più di ogni altra cosa che la luce vince sulle tenebre” il messaggio di rav Meir Stambler, emissario Chabad e presidente della Federazione delle comunità ebraiche in Ucraina, in una dichiarazione al Jerusalem Post.
ISRAELE E IL TIFO PER LA SQUADRA VITTORIOSA IN QATAR
Argentina sul tetto del Mondo,
l’entusiasmo dei fan israeliani
Dopo vari tentativi andati a vuoto Lionel Messi è riuscito nel suo obiettivo di vincere un Mondiale, suscitando reazioni euforiche tra gli amanti del pallone a ogni latitudine. Anche Israele, dove la “pulce” è popolarissima, non ha mancato di celebrare questo appuntamento con la Storia (perlomeno del calcio). Festa in particolare per i tanti ebrei d’origine argentina che vivono nel Paese. Dalle grandi città ai kibbutz come Or Haner, nel sud d’Israele, fondato da migranti giunti da Buenos Aires e dintorni. Una radice avvertita con particolare senso di appartenenza. “Abbiamo sognato a lungo questo giorno. Una vittoria che meritavamo, come squadra e come nazione” le parole di un residente, riportate dalla stampa israeliana.
Tra le voci della festa argentina quella di Andrés Cantor, popolarissimo commentatore di Telemundo, le cui esultanze dopo i goal della Seleccion sono ormai leggenda. Ieri sera la più significativa e attesa da un popolo. Un “Goooooool” che ha fatto il giro del mondo quello urlato al microfono dal figlio di due sopravvissuti alla Shoah di origine est-europea che ha tra i suoi estimatori un’altra voce niente male come David Letterman (che lo ha spesso invitato al suo show).
(Nell’immagine: la proiezione della finale nella residenza del Presidente israeliano Isaac Herzog)
IL PROTOCOLLO D'INTESA SIGLATO DA COMUNITÀ EBRAICA E COMUNE
Antico ghetto di Ferrara, un’intesa per la valorizzazione
Chanukkah all’insegna della progettualità a Ferrara, dove Comunità ebraica e amministrazione comunale hanno siglato un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’area dell’antico Ghetto, dedicato alla promozione del suo patrimonio storico, architettonico e culturale. Un accordo dalla durata quinquennale, e comunque fino al completamento delle attività previste, che si svilupperà a partire dalla consapevolezza dei “due punti di forza” rappresentati dalla Comunità stessa e dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.
Nel segno di questa intesa, firmata ieri dal sindaco Alan Fabbri e dal presidente della Comunità ebraica Fortunato Arbib, si andrà così ad operare per la riqualificazione e condivisione di storia e identità di alcune testimonianze particolarmente significative nella prospettiva di una “rigenerazione urbana” di largo respiro. Dal complesso sinagogale di via Mazzini fulcro della vita comunitaria da oltre sei secoli alla sinagoga sefardita situata in via Vittoria, dall’ex scuola ebraica nella vicina via Vignatagliata al cimitero di via delle Vigne dove è tra gli altri sepolto Bassani. E ancora, tra gli spazi pubblici sui quali si concentrerà l’attenzione, luoghi come piazzetta Lampronti, piazza Travaglio, la colonna di Borso d’Este. Al lavoro in questo senso un gruppo misto composto da rappresentanti del Comune e della Comunità ebraica.
Dal 1987 ad oggi, 35 anni ininterrotti di illuminazione della Chanukkiah hanno fatto di piazza Barberini un luogo di incontro e luce per molti romani. Luce che scaccia l’oscurità, ha ricordato rav Shalom Hazan nell’introdurre la prima accensione alla presenza di istituzioni e cittadinanza. In tanti, anche quest’anno, hanno raccolto l’invito di Chabad Lubavitch. Tra gli altri la vicesindaca Silvia Scozzese, che ha ricordato “il contributo importante offerto dalla comunità ebraica” alla città, l’ambasciatore d’Israele in Italia Alon Bar, che ha richiamato “la vittoria della luce” sulle tenebre, l’incaricato d’affari degli Stati Uniti Shawn Crowley, che ha sottolineato la necessità “di celebrare le diversità e comprenderci gli uni con gli altri”. Ruth Dureghello, la presidente degli ebrei romani, ha poi parlato di “fiammelle di coraggio, luce e libertà che, attraverso l’educazione, trasmettiamo alle nuove generazioni”. Così il rav Riccardo Di Segni, il rabbino capo, nel suo saluto: “Cosa facciamo a Chanukkah? Riaccendiamo le luci del Beth haMiqdash distrutte, ritorniamo alla situazione iniziale della Creazione in cui Adamo godeva di una luce eccezionale. Che questa luce risplenda per tutti noi”. A chiudere la cerimonia un intervento di rav Yitzchak Hazan, inviato di Chabad dal 1977: “La nostra è una speranza di pace. Una speranza estesa a tutto il mondo e non soltanto a Israele”.
L'ACCENSIONE A PALERMO E LA CERIMONIA IN RICORDO DI EVELYNE AOUATE
Una luce a Palazzo Steri
Una luce speciale ha illuminato Palazzo Steri, un tempo sede palermitana dell’Inquisizione e oggi casa del rettorato. Come ogni anno questo storico palazzo nel capoluogo siciliano ha accolto infatti la cerimonia di accensione della Chanukkiah. Per la prima volta senza Evelyne Aouate, referente della sezione ebraica locale e instancabile animatrice di impegni e progetti. Scomparsa di recente, Aouate è stata commemorata nel corso di una cerimonia che, conclusasi nel segno della prima luce di Chanukkah, si è aperta con l’assegnazione in memoria del riconoscimento “Benemerito dell’Ateneo di Palermo”.
Dopo 30 anni la festa di Chanukkah alla Comunità ebraica di Casale Monferrato ha molti modi per essere raccontata. Si può partire parlando del pubblico: le centinaia di amici che si trovano, oppure dall’arte e dalla condivisione di valori comuni che la rendono così peculiare. Pensando a ieri, è bello cominciare dalla sorpresa dei visitatori nell’entrare in Sala Carmi e trovare una enorme incudine di 294 chili delicatamente appoggiata sopra una lastra di vetro concava di appena un paio di centimetri di spessore. È il modo migliore per presentare Arcangelo Sassolino, artista arrivato alla fama internazionale proprio per l’estrema tensione con cui fa dialogare i materiali. È lui l’autore della lampada numero 253, destinata ad entrare in quella peculiare collezione che è il Museo dei lumi di Casale a cui, come è tradizione, viene dedicata una mostra e la presentazione della nuova Chanukkiah proprio in questo giorno.
L’edizione italiana della mostra storico-documentaria “Il processo – Adolf Eichmann a giudizio” a cura di Ulrich Baumann e Lisa Hauff fu inaugurata a Firenze in occasione delle iniziative organizzate dalla Regione Toscana per il Giorno della Memoria del 2012. Una mostra di respiro internazionale, sviluppata anche nel segno di una collaborazione con la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria.
La possibilità di fruizione de “Il processo – Adolf Eichmann a processo”, visitata allora da molte scolaresche, si amplia adesso alla libera fruizione online attraverso una versione digitale della stessa, presentata quest’oggi nella sede della Regione. A risaltare tra le altre la testimonianza dell’unica italiana intervenuta al processo: la fiorentina Hulda Cassuto Campagnano.
Nelle fonti rabbiniche si pone, tre le molte, la domanda del perché si debbano accendere i lumi per otto giorni dal momento che il miracolo dell’olio fu solo per sette giorni. Una possibile risposta viene dal maestro lituano Simcha Mordekhay Ziskind Broida (Kelmé, 1824-1898) meglio conosciuto come l‘Alter di Kelm (l’Anziano di Kelm), uno degli allievi più rinomati di Rabbi Israel Salanter (1810-1883). Rav Simcha sostiene che davvero durante il primo giorno in cui l’ampolla fu aperta non avvenne alcun miracolo ma i maestri stabilirono di inserirlo negli otto giorni del miracolo per dirci che la natura è tutto un miracolo. La natura/הטבע ha lo stesso valore numerico del nome del Creatore אלהים/ che si trova in tutto il primo capitolo della Genesi che racconta della creazione dell’universo (86). Dunque, dobbiamo accendere un lume anche per ciò che a noi pare un evento naturale, perché anche quello è un miracolo.
IL GIORNALE EBRAICO DEI BAMBINI E LE RICETTE DELLA FESTA
Chanukkah con DafDaf, otto giorni in cucina
La rubrica "in cucina", curata da Claudia De Benedetti, è dedicata questo mese alla festa preferita dai giovani lettori del giornale ebraico dei bambini. Nel numero 136 di DafDaf, in distribuzione in questi giorni, sono presentate otto ricette, una per ogni giorno di festa.
Dopo la proposta più classica, le frittelle di patate - i latkes, o levivot - è oggi il momento del Fritto misto alla piemontese, e Claudia spiega: "Quando si parla di fritto misto di solito vengono in mente i pesci di mare coperti di una croccante e dorata pastella.
Il Piemonte, dove vivo, però, non è una regione marina, non ha sbocchi sul mare, ma ha ideato comunque il suo particolare fritto misto, che è orami considerato uno dei piatti simbolo dell’intera cucina piemontese".
Da Chanukkah alla Memoria,
giovani musicisti in concerto
La musica come strumento di dialogo, più forte di ogni barriera e incomprensione. È il filo conduttore del progetto “Ensemble da camera del Pitigliani – Giovani musicisti in concerto” promosso dal Centro culturale ebraico romano con il coinvolgimento di un gruppo di ragazzi nelle fascia d’età 14-26 anni dalle diverse origini etniche e culturali. A coordinarli il Maestro Eduardo Hubert, noto pianista e compositore.
Due gli appuntamenti in agenda per questo gruppo artistico di recente formazione il cui primo seme è stato posto nel 2021, nell’occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica incentrata allora sui “Dialoghi”: il 22 dicembre alle 20 un concerto di Chanukkah con opere di Mozart, Korngold, Shostakovich, Bartok e Bach; il 15 gennaio un secondo concerto dedicato alla Memoria, il cui programma sarà presto annunciato. L’iniziativa, in collaborazione con l’UCEI e con l’associazione Suoniamo insieme per Alisa, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Roma e “va ad inserirsi in quel filone che vede nella musica un mezzo di eccellenza per favorire il dialogo”, osserva la responsabile del progetto Emanuela Rimini.
La rubrica “Opinioni a confronto” raccoglie interventi di singoli autori ed è pubblicata a cura della redazione, sulla base delle linee guida indicate dall’editore e nell’ambito delle competenze della direzione giornalistica e della direzione editoriale.
È compito dell'UCEI incoraggiare la conoscenza delle realtà ebraiche e favorire un ampio ed equilibrato confronto sui diversi temi di interesse per l’ebraismo italiano: i commenti che appaiono in questa rubrica non possono in alcun modo essere intesi come una presa di posizione ufficiale dell’ebraismo italiano o dei suoi organi di rappresentanza, ma solo come la autonoma espressione del pensiero di chi li firma.
Pensare domani
Non so quanto domani abbiano di fronte a noi. Non mi sembra moltissimo. La cosa significativa è che questo processo non è avvenuto improvvisamente e per certi aspetti era anche molto prevedibile. Manca la responsabilità di pensare domani, perché l’occhio e la mente sono volti a soddisfare l’oggi.
Con sarcasmo l’aveva descritto puntualmente Italo Calvino in una delle sue «Città invisibili – per la precisione si tratta di «Leonia» descritta nel VII capitolo di quel libro. Il titolo di quello schizzo, due pagine tanto dense quanto icastiche, è «Le città continue.1.» (per chi avesse voglia di sprecare due minuti a leggere).
A cinquant’anni di distanza – «Le città invisibili» per la prima volta è pubblicato nel 1972 quando ancora non era nemmeno intuibile il primo shock petrolifero dell’ottobre 1973 – siamo ancora a credere nei miracoli o rivendicare virtù che altri non avrebbero avuto. Il problema è che gli altri di cui sottolineiamo con insistenza le insufficienze, non siamo altri che noi.