Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   9 Febbraio 2023 - 18 Shevat 5783

L'INTERVENTO

Briciole di Memoria

In un recente numero della rivista “Shabbaton”, Avinoam Hersh, educatore, documenta così la sua recente esperienza in occasione del 27 gennaio. Siamo in Israele, in una “sesta classe” (parallela alla prima media italiana), alla quale aveva chiesto in tutta onestà di dire quanto fossero interessati ai racconti della Shoah: “Maestro, in tutta sincerità, non mi dicono niente. So che ciò è avvenuto, ma cosa mi lega alla Shoah? Sono nato in questo paese [Israele] e tutta quella realtà la percepisco come un capitolo di Harry Potter”.
L’ammissione placida del bambino è la riprova che l’inevitabile sta avvenendo, non per mano di qualche volontà malvagia o negazionista, ma proprio perché appunto inevitabile. È tempo di fare i conti con questa realtà. Mentre è doveroso, nei confronti dei sopravvissuti e per noi stessi, recuperare testimonianze, ascoltare, ascoltare ancora, far sì che i giovani ascoltino un racconto davvero vissuto finché sarà possibile, è altrettanto doveroso preparare ciò che nei termini della Halakhà si esprime come passaggio da un lutto fresco a un lutto vecchio, da una avelùt chadashà a una avelùt yeshanà. La memoria non potrà più essere personale e anche l’aspetto famigliare verrà meno rapidamente. Potrà rimanere solo una memoria collettiva, condivisa. Una tale memoria collettiva ha bisogno di una sua ritualità e di valori ben fissati. Benché lo spunto venga dal 27 gennaio, mi riferisco qui alla ricorrenza del calendario ebraico, che sembra ormai essere definitivamente stabilita in Yom haShoah. Sul primo aspetto, quello della ritualità, c’è qualcosa: l’accensione delle candele, la sirena, alcune aggiunte nelle tefillot. Forse abbastanza, occorrerà deliberarlo. È interessante notare come lo schema di ratifica di usi che inizialmente non sono stati sanciti da un ente religioso, come candele e sirena appunto, ricalchi il modello della Meghillà di Ester. Allora fu il popolo ebraico che iniziò a celebrare Purim come giorno di festa e di gioia, di banchetto e di scambio di doni, e fu Mordekhài – diciamo pure l’autorità rabbinica del tempo – a ratificare l’uso (con la fondamentale aggiunta dei doni ai poveri, dunque non un semplice beneplacito! Cfr. Estèr cap. 9, versi 19 e 22). Sul secondo aspetto occorre lavorare di più. Sarebbe estremamente riduttivo sostenere che l’elemento della fame esaurisca la Shoah. Tuttavia, ne è certamente stato un aspetto costante e tremendo. Nell’episodio citato all’inizio, l’anziano sopravvissuto che era venuto a parlare alla classe ha notato a un certo punto una fetta di pane per terra. Il suo scatto, il suo sforzo per tirarla su, hanno improvvisamente reso immediata agli occhi di quella classe una storia altrimenti lontana. E sarebbe allora auspicabile che il non sprecare cibo divenisse non soltanto un insegnamento morale ma anche halakhà codificata. Cosa che in effetti costituirebbe il recupero di una halakhà esistente! Infatti, lo Shulkhàn ‘Arukh sulla base di una fonte talmudica sancisce che “si lascia un piccolo avanzo nel piatto…che costituisce il cibo del cameriere” (Orach Chayim 170:3). Siccome la regola è ormai da secoli ritenuta palesemente inapplicabile alla lettera, alcuni commentatori hanno cercato di conservare l’uso di lasciare qualcosa nel piatto come espressione di autocontrollo. Ma oggi abbiamo la possibilità, e io credo il dovere, di lasciare del cibo non più nel piatto ma a parte. Forse non nel pasto quotidiano, dove la regola dovrebbe essere di non sprecare nulla, ma in quello festivo e tanto più in occasione di ricevimenti. Va crescendo il ricorso ad associazioni di beneficienza per ritirare il cibo non usato in occasioni gioiose. Occorre che questo diventi norma a tutti gli effetti, e che aumenti l’ambito di applicazione. Lo stesso ovviamente per ristoranti, catering, ecc. (dovrebbe essere parte dell’attestato di kashrut).
Infine, anzi prima di tutto, è imperativo che in Israele finisca la situazione che vede un terzo dei sopravvissuti ancora in vita sotto la soglia di povertà. Non ha senso commuoversi alle loro lacrime una volta l’anno se nel resto dei giorni stentano a campare.
Una legge per portarli al di sopra di questa ignominia costerebbe assai meno di quanto si pensa. Ed è disperatamente urgente.

Rav Michael Ascoli 

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LA MISSIONE ISRAELIANA IN TURCHIA

"Cinque salvataggi in 36 ore,
il tempo un fattore decisivo" 

Le famiglie sono raggruppate attorno alle macerie. Ascoltano ogni rumore sperando di sentire la voce di un proprio caro. Aspettano al freddo: di giorno la temperatura è attorno allo zero, di notte scende a -4. Attorno, pochi edifici sono in piedi. Alla squadra israeliana, composta da 150 donne e uomini dell’esercito e dei ministeri degli Esteri e della Difesa, sono affidati per prima cosa due strutture adiacenti. Sette piani ciascuna, quarantacinque appartamenti.
“Le autorità locali sapevano o comunque immaginavano che nei due edifici potevano esserci dei sopravvissuti” racconta il diplomatico David Saranga, parte della delegazione umanitaria. In una conferenza a distanza con i media di diversi paesi, tra cui Pagine Ebraiche, Saranga spiega che nel corso delle 36 ore precedenti cinque persone sono state tratte in salvo dalle macerie dai soccorritori giunti da Israele. Nelle ore successive all’incontro, altre cinque. Tra queste, un piccolo di due anni e un bambino di dodici.
“Sono meno di due giorni che siamo qui, ma vi assicuro che sembrano due settimane”, afferma il diplomatico. Il lavoro della missione, simbolicamente nominata “Rami d’Ulivo”, prosegue senza sosta perché il tempo gioca un ruolo fondamentale. Nelle prime 48 ore dopo disastri simili, evidenzia Saranga, c’è la maggior possibilità di riuscire a estrarre le persone vive. 

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LA CAMPAGNA PER GLI AIUTI

Solidarietà concreta, l'impegno UCEI

Un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal sisma. È l'impegno dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha attivato una raccolta fondi a questo scopo cui ciascuno è chiamato a contribuire. "Siamo vicini e uniti nel dolore ai familiari delle migliaia di vittime, partecipando al loro lutto, agli sfollati, a chi lotta tra la vita e la morte in una corsia d’ospedale, a chi ancora sotto le macerie attende un soccorso", ha annunciato l'Unione negli scorsi giorni. 
L'iniziativa è stata lanciata in raccordo "con le Federazioni dell’ebraismo mondiale ed europeo (Wjc ed Ejc), insieme ad altri enti ebraici come Joint e Hias, all’Adei Wizo e alla comunità turca" per offrire un sostegno su un piano sanitario, ma anche materiale e spirituale. Nel farlo l'UCEI sottolinea di unirsi alle preghiere "della Comunità ebraica in Turchia e dei fedeli di ogni religione affinché vi siano sollievo, cura delle ferite e rimedio al lacerante pianto".
È possibile inviare una donazione al seguente Iban, specificando nella causale il motivo del versamento: IT 42 B 02008 05205 000103538743

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LA CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA

"Israele e la minaccia del terrore,
l'Europa agisca contro l'Iran"

Dal marzo dello scorso anno Israele è stato colpito da numerosi attentati, molti dei quali portavano la firma della Jihad islamica. C’è chi ha parlato, al riguardo, di “ondata terroristica”. Ma la locuzione sarebbe fuorviante rispetto all’entità della minaccia. “Non di ondata si tratta ma di vera e propria campagna terroristica. C’è una differenza enorme tra i due concetti: la campagna è qualcosa di ben orchestrato e organizzato, con motivazioni non del tutto visibili ma qualcuno che tiene comunque i fili alle spalle” rileva Kobi Michael, esperto israeliano di terrorismo e relatore quest’oggi alla Camera dei deputati della conferenza “Dall’attentato di Tel Aviv a quello di Gerusalemme: nove mesi di escalation del terrorismo palestinese”. 
 

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IL PROGETTO SULLE STOLPERSTEINE PRESENTATO ALL'AMBASCIATA TEDESCA

"Storie di pietra e di responsabilità"

Nelle prossime settimane l’artista tedesco Gunter Demnig poserà a terra l’esemplare numero 100mila delle pietre d’inciampo da lui ideate per fare memoria delle vittime del nazifascismo. Monumento diffuso in progressiva espansione che riguarda da vicino anche l’Italia e per prima Roma, dove le stolpersteine sono arrivate nel 2010 (ispirando poi numerose altre amministrazioni). Proprio alla realtà capitolina si rivolge il progetto “Due dentro ad un foco. Storie di Pietra”, itinerario narrativo sviluppato dall’attore e regista Rosario Tedesco in collaborazione con Rossella Tansini e Alberta Bezzan dell’associazione culturale Tracce.
Dall’ex Collegio militare di via della Lungara a Largo 16 ottobre: quattro le soste e quattro le occasioni per approfondire la realtà di quei mesi drammatici in un percorso che “legherà” insieme le vicende di vittime e carnefici. “È una storia che mette al centro la responsabilità di ogni essere umano nel momento storico che si trova a vivere”, la riflessione di Tedesco nel presentare l’iniziativa nella sede dell’ambasciata di Germania in Italia. 
“Due dentro ad un foco. Storie di Pietra” ha esordito a Milano, con ottimi riscontri e nuovi itinerari in lavorazione. “Nel segno di questo successo si è deciso di portarlo a Roma. Le pietre d’inciampo rappresentano d’altronde uno strumento essenziale per avvicinare il ricordo”, uno dei concetti rimarcati nel suo saluto dall’ambasciatore Viktor Elbling. Che ha poi aggiunto: “L’antisemitismo non è una minaccia estinta, ma qualcosa di molto attuale”.

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LA SERATA AL PITIGLIANI

"Passaggio del testimone, dobbiamo avere fiducia"

Nell’occasione dell’ultimo Giorno della Memoria la senatrice a vita Liliana Segre ha espresso la sua preoccupazione rispetto al fatto che la Shoah, in un futuro non troppo lontano, venga dimenticata. “Una come me è pessimista e ritiene che tra qualche anno ci sarà una riga sui libri di storia e poi non ci sarà nemmeno più quella” le sue parole d’allarme alla vigilia del 27 gennaio. Un intervento che ha suscitato molte reazioni e riflessioni. 
“Io penso che Liliana Segre possa essere fiduciosa nel futuro: quelli che portano avanti la Memoria sono già qui, lo stanno già facendo” sostiene Roly Kornblit, autore del documentario Sky “Eredi della Shoah” proiettato nelle scorse ore al Centro Ebraico Il Pitigliani. A raccontarsi davanti alla telecamera sei “nipoti della Shoah”, in un viaggio tra Israele e Italia.  

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IL BANDO

Comunità di Trieste, un docente per la scuola

L’Istituto Comprensivo delle scuole ebraiche di Trieste Morpurgo Tedeschi è alla ricerca di un docente di scuola dell’infanzia da inserire a tempo pieno nell’organico. Tra le caratteristiche richieste nel bando diffuso in queste ore (le candidature andranno inviate entro il 19 marzo) “buone competenze relazionali e comunicative; capacità di lavorare a livello di piccolo e grande gruppo; buona autonomia gestionale e organizzativa del proprio lavoro; flessibilità e spirito di iniziativa”. L’incarico si riferisce all’anno scolastico 2023-2024, con possibilità di riconferma successiva con contratto a tempo indeterminato.

(Nell'immagine: una attività della scuola per Tu Bishvat) 

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