LA CLASSIFICA DELLE NAZIONI UNITE E LE PREOCCUPAZIONI PER LA RIFORMA

2020-2022, un biennio felice per Israele  

In una Israele oggi profondamente divisa dalla riforma della giustizia del governo Netanyahu, tanto da far dire al Presidente Herzog che si rischia una “guerra civile”, fa notizia il posizionamento nella classifica dei paesi più felici al mondo. Prendendo in esame il periodo 2020-2022 l’indagine, redatta dalle Nazioni Unite, presenta i cittadini israeliani come tra i più soddisfatti di vivere nel proprio paese. Così, in questa speciale classifica della felicità, Israele è salita al quarto posto. Un significativo balzo in avanti rispetto all'undicesimo posto della precedente rilevazione.
Nell’indagine si misura il benessere soggettivo attraverso alcuni parametri legati alla percezione della qualità della vita. “Un’economia vivace è un fattore chiave quando si parla di come i cittadini percepiscono il livello di soddisfazione”, spiegava Anat Fanti, ricercatrice dell’Università Bar Ilan a ynet. “Anche l’aspettativa di vita e il livello di sostegno sociale contribuiscono a spiegare i voti alti di Israele”. Per Fanti il posizionamento così alto d’Israele può essere in gran parte attribuito alla sua rapida ripresa economica post-pandemia.
E proprio il tema economico è uno dei fattori su cui si discute in riferimento alla riforma della giustizia, volta ad attribuire maggiore potere all’esecutivo e depotenziare la Corte Suprema. Per i sostenitori, un riequilibrio tra poteri. Per i critici, un danno irreversibile alla democrazia attraverso la cancellazione di questo equilibrio a favore del governo e della maggioranza. Un’opinione che sembra condivisa dai funzionari del ministero delle Finanze attraverso un documento interno, pubblicato ora su diversi media israeliani. “Compromettere i parametri democratici di Israele potrebbe portare a un declassamento del rating e quindi a un calo dello 0,8% del PIL, il che significa una perdita di 74 miliardi di dollari in cinque anni dopo l’approvazione della riforma giudiziaria”, si legge nel documento.

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PAGINE EBRAICHE 

L’inquieto pensiero ebraico di Rachel Bespaloff

La pubblicazione dell’opera omnia di Rachel Bespaloff (1895-1949), nata Pasmanik da famiglia ebraico-ucraina in Bulgaria, cresciuta a Ginevra, vissuta a Parigi e salpata nel ‘42 per New York scampando alla Shoah, è tra i più sorprendenti casi editoriali di questi anni. Il merito è dell’editrice Castelvecchi e della sua direttrice Cristina Guarnieri, che con una dotta équipe di collaboratori ha tradotto i testi noti e inediti di questa studiosa originale ma asistematica, che interagì a partire dagli anni Venti con il meglio della cultura europea. Questo primo volume si intitola L’eternità nell’istante ed è curato dalla stessa Guarnieri e da Laura Sanò.
Se proprio dobbiamo collocare Bespaloff in qualche filone, andrebbe nella corrente dell’esistenzialismo ebraico il cui massimo esponente è quel Lev Issacovitch Šestov, nato a Kiev e a sua volta parigino d’elezione, che la giovane studiosa incontrò nel 1925 cambiandogli la vita: da musicista che era, già sposata, ‘scoprì’ la filosofia, o meglio quel pensiero dichiaratamente antifilosofico che ben incarnava le inquietudini esistenziali emerse nel periodo post-bellico. Nel circolo sestoviano incontra altri eminenti filosofi e critici del pensiero tra le due guerre: oltre a Edmund Husserl (senza il quale non avremmo Heidegger e Levinas), conosce Benjamin Fondane, Jacques Schiffrin, Daniel Halevy, Lucien Lévy-Bruhl, Jean Wahl (con il quale fugge dalla Francia per gli Stati Uniti), e ancora Gabriel Marcel e Karl Jaspers, il musicologo slavo Boris de Schlözer e i filosofi cattolici Maritain e Fessard. Insomma, una rete di intellettuali tra i quali Bespaloff è a suo agio, appassionandosi alla lettura di Nietzsche e Kierkegaard ma affrontando anche mostri sacri come lo stesso Heidegger, il cui genio ella individuò nella creatività poetica, nel suo nuovo linguaggio filosofico. 

Massimo Giuliani

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L'INIZIATIVA AL CENTRO PITIGLIANI DI ROMA

“Mozart e Chopin, il mio concerto
per i bambini di Odessa”

È l’ultima settimana di febbraio del 2022. La Russia ha appena attaccato l’Ucraina, intenzionata a distruggerne l’integrità sia fisica che psichica. Razzi e bombe piovono in continuazione su Kiev e su decine di altre città. Palazzi sventrati, case in macerie. Centinaia, migliaia di morti. Milioni di profughi.
“In quei primi giorni non riuscivo a pensare ad altro, né a dormire, né a mangiare. Essendo nata e cresciuta in Russia, ho vissuto tutto ciò con particolare sofferenza. Un crimine atroce le cui prime vittime, come sempre succede in guerra, sono i bambini. Pensavo a loro e mi sono sentita smarrita, devastata”. A raccontarlo a Pagine Ebraiche è Svetlana Pekarskaya, musicista di origine russa che vive da molti anni in Italia. Uno shock profondo che l’ha spinta a reagire con l’arma migliore di cui dispone: il pianoforte, l’arte. Subito si è infatti attivata per dare vita a una serie di concerti di solidarietà alla popolazione ucraina che, veicolati attraverso l’Unicef, hanno portato un aiuto a chi più è esposto e più sta soffrendo.
Lo stesso obiettivo che la porterà ad esibirsi domenica prossima al Centro Ebraico Il Pitigliani di Roma. Destinatari del ricavato dell’iniziativa “Un pianoforte per la pace”, in collaborazione con Suoniamo Insieme per Alisa, i bimbi dell’orfanotrofio ebraico di Odessa.

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L'APPUNTAMENTO A TORINO 

In marcia per Emanuele Artom

La tradizionale marcia che si svolge ogni anno a Torino in ricordo del giovane partigiano ebreo Emanuele Artom è ormai da tempo un appuntamento atteso. Una tappa tra le più significative di quel calendario civile della Memoria che aiuta, rivolgendo lo sguardo ai drammatici fatti del passato, a costruire un futuro di impegno e consapevolezza. “Non c'è futuro senza memoria” recita lo striscione affidato ai ragazzi che partecipano al corteo promosso dalla Comunità ebraica di Torino assieme alla Città di Torino, alle Comunità ebraiche di Vercelli e Casale Monferrato e alla Comunità di Sant’Egidio. La partenza è prevista per giovedì 23 marzo alle 11.00 dalla lapide ai deportati a Porta Nuova per poi concludersi, come da tradizione, in piazzetta Primo Levi, davanti alla sinagoga. “Noi cittadini responsabili. Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci”, la citazione dai Diari di Emanuele Artom che quest'anno fa da spunto di riflessione alla manifestazione.

L'INCONTRO ALLA BIBLIOTECA DELL'EBRAISMO ITALIANO

Tesori d’identità, luce sul Meor Einayim

Il Meor Einayim di Rabbi Azarya de’ Rossi, scritto nel Cinquecento, è la prima opera rabbinica di impostazione critica. Un testo di grande importanza storica sul quale si soffermerà il secondo appuntamento del ciclo “Scrivi questo ricordo nel Libro” promosso dalla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia e dall’UCEI nella sede della Biblioteca Nazionale dell’ebraismo italiano Tullia Zevi. A parlarne, questa sera, il coordinatore del Collegio Rabbinico Italiano rav Benedetto Carucci Viterbi.
Il ciclo di incontri, curato da Giorgio Segrè e rav Gianfranco Di Segni, ha l’obiettivo “di valorizzare vere e proprie gemme di cui siamo custodi” in una serie di appuntamenti periodici con possibilità di fruizione sia in presenza che online. Ad inaugurare “Scrivi questo ricordo nel Libro” era stato in febbraio rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, con un intervento sulle opere usate al tempo dei ghetti per aggirare il divieto di possedere il Talmud.
Sarà possibile partecipare in presenza scrivendo a fondazione@beniculturaliebraici.it
L’incontro sarà trasmesso anche in diretta dalla pagina Facebook e sul canale Youtube della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia e sulla webtv UCEI.

 

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