LA TESTIMONIANZA DI LILIANA SEGRE AL MEMORIALE DELLA SHOAH
"Contro l'odio servono azioni concrete"
“Io sono ebrea, donna, vecchia… Sono il soggetto perfetto per essere odiato. E l’odio l’ho provato sulla mia pelle, ma non l’ho mai trasmesso. Sono stata farfalla gialla che vola sopra il filo spinato, con cui non ho più voluto avere a che fare”. Dal Memoriale della Shoah di Milano la senatrice a vita Liliana Segre ricorda cosa significa impegnarsi in prima persona contro ogni forma di discriminazione e intolleranza. Sottolineando l’importanza di dare segnali al paese attraverso gesti concreti, come la riconferma della Commissione parlamentare da lei voluta per il contrasto all’odio. Lo fa nel corso di una giornata organizzata al Memoriale dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), intitolata “Le vittime dell’odio”, con al centro il tema dell’antisemitismo e delle altre forme di intolleranza e discriminazione, con interventi di esperti e studiosi. Al fianco della senatrice a vita, a chiudere l’incontro, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha rimarcato l’importanza della Memoria e delle parole dei Testimoni della Shoah.
“Il fenomeno dell’odio fa parte della natura umana – la riflessione del ministro, intervistato da Mario Calabresi – Ma, come dimostrano le relazioni di questa giornata, abbiamo strumenti e anticorpi per contrastarlo”. A complicare la situazione però, come hanno richiamato diversi intervenuti, il mondo dei social. La facilità di accesso allo strumento e la sensazione dell’anonimato, ha rilevato il ministro dell’Interno, rendono i social un canale privilegiato per le parole d’odio. E tra i bersagli preferiti di questi veleni c’è la senatrice a vita. Per il ministro è necessario lavorare su una comunicazione di segno contrario: “Dobbiamo curare i messaggi negativi con messaggi positivi”.
Rapporti sempre più solidi che permettano di affrontare insieme le sfide di domani, dalla sicurezza all’energia, dalle risorse idriche all’ambiente. Italia e Israele guardano al futuro insieme e lo fanno con una cooperazione sempre più stretta, come hanno evidenziato le autorità intervenute a Palazzo Reale a Milano dove la Comunità ebraica cittadina, in collaborazione con l’ambasciata d’Israele, ha organizzato un partecipato evento per festeggiare i 75 anni della fondazione dello Stato ebraico. A ribadire in particolare lo stretto legame tra Roma e Gerusalemme l’ambasciatore israeliano Alon Bar. “I rapporti tra Italia e Israele sono sempre stati buoni, ma oggi più che mai”, ha detto il diplomatico.
A rimarcare il ruolo d’Israele per l’ebraismo italiano (e non solo) sono stati poi il rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib, il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Milo Hasbani e il presidente della Comunità milanese Walker Meghnagi. Ha invece ribadito l’impegno dell'Italia al fianco d’Israele il presidente del Senato Ignazio La Russa..
Salvarono la famiglia ebraica braccata,
Biella celebra il coraggio dei "Giusti"
L’elenco dei “Giusti tra le nazioni” italiani va ad arricchirsi di cinque nuovi nomi: Delfina Levis, Lina Casagrande, Angelo Cova, Luigia Midolli Cova e Maria Mosca Cirvella. Con “spirito umanitario e a sprezzo della loro vita” accudirono, protessero e salvarono la famiglia Jona dalle persecuzioni nazifasciste, rendendo vano ogni tentativo degli aguzzini di catturarli e deportarli in campo di sterminio. Una storia di coraggio in territorio biellese celebrata quest’oggi a Palazzo Gromo Losa, nel corso di una cerimonia organizzata dalla famiglia dei salvati e dalla Comunità ebraica di Vercelli-Biella.
Grande la commozione in sala. Ad intervenire la presidente degli ebrei vercellesi Rossella Bottini Treves, unitamente alla consigliera per gli Affari Pubblici dell’ambasciata Smadar Shapira, a rappresentanti delle famiglie dei salvatori e dei salvati. Toccante il ritratto dei salvatori tracciato in un video da Emilio Jona, noto scrittore, che giovanissimo fu tra quanti venne soccorso.
"Ri-umanizzare le parole il compito di noi scrittori"
“L’impegno di questo premio è più che mai necessario per far conoscere il nostro mondo, senza quei filtri e distorsioni che sono difficili da sradicare persino nelle persone insospettabili. Ma vedendo anche quanto ci hanno scritto gli studenti protagonisti della sezione ragazzi, direi che qualche passo nella direzione giusta lo stiamo facendo”.
È un bilancio più che positivo quello tratto da Susanna Sciaky, presidente nazionale Adei Wizo, nell’aprire la cerimonia conclusiva del 23esimo premio letterario assegnato annualmente dall’Associazione Donne Ebree d’Italia e intitolato alla memoria di Adelina Della Pergola. Non un posto libero, nella sala azzurra della Scuola Normale di Pisa, con tanti studenti ad ascoltare e applaudire. Al tavolo d’onore Eshkol Nevo e Andrea Molesini, mentre sullo schermo in collegamento c’erano Ayelet Gundar Goshen, Yigal Leykin e Max Gross.
"Lotta all'antisemitismo, il calcio faccia di più"
La stagione calcistica agli sgoccioli è stata caratterizzata da un numero significativo di episodi di odio e antisemitismo sugli spalti. Realtà ascrivibili non soltanto a una tifoseria, ma estese a diversi ambiti del variegato mondo ultrà. Si concentrava anche su questi temi la seconda giornata milanese degli Sky Inclusion Days, con un incontro su “Quando ‘ebreo’ è un insulto: l’antisemitismo nel calcio” che ha visto a confronto il direttore di Sky Sport Federico Ferri e Michele Sarfatti, storico della persecuzione antiebraica e già direttore della Fondazione CDEC.
Domenica scorsa abbiamo festeggiato a Firenze il 110esimo anniversario della fondazione dell’Hashomer Hatzair. Siamo stati ospitati dalla piccola ma vivace Comunità di Firenze, perfetta sistemazione centrale che ha consentito la partecipazione di numerosissimi chaverim da Roma, Milano, Firenze, Genova, Venezia e altre città italiane.
Siamo venuti in tanti: oltre duecento persone di tutte le età che frequentano o hanno frequentato l’Hashomer Hatzair negli anni: come si dice, “paam shomer*et, tamid Shomer*et”, cioè chi è stato Shomer una volta, rimane Shomer per sempre. E infatti l’aria che si è respirata, tra chugghim, esibizioni, canti e balli era frizzante, allegra, giovane e spensierata. Amici e compagni insieme dopo tanto tempo, come se questo non fosse passato per davvero.
Grande emozione ha suscitato a Napoli, lo scorso Shabbat, il “sium masechtà” per la fine della traduzione del trattato Sanhedrin del Talmud Yerushalmi da parte di Luciano Tagliacozzo, parnas della sinagoga e figura di spicco della comunità partenopea. Come ha sottolineato rav Cesare Moscati, rabbino capo della città, il sium masechtà è Mitzvà per chi lo compie e grande merito per chi partecipa a un evento così importante che avviene molto di rado nelle Comunità.
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha lanciato un bando di ricerca per una “risorsa a supporto della comunicazione dell’ente”. Invitati a partecipare, i candidati in possesso “di uno o più dei seguenti requisiti: Istruzione e formazione in giornalismo, comunicazione e digital marketing; Ottima conoscenza della Lingua Inglese e conoscenze di base dell’Ebraico; Ottima capacità di scrittura; Capacità di creazione e/o supervisione di elaborati grafici; Esperienze già maturate in ambito giornalistico e di comunicazione digitale”.