LA CERIMONIA PER LA FINE DEL RESTAURO DELLA SINAGOGA VENEZIANA

Scola Italiana, un tesoro riconquistato

Edificata nel 1575, la Scola italiana è una delle cinque sinagoghe dell’antico Ghetto di Venezia. Un simbolo d’identità ebraico-veneziana riconoscibile anche dall’esterno, per via delle cinque finestre che ricordano la Scola Grande Tedesca e per la cupoletta barocca che sovrasta l’abside. Ma anche un patrimonio di tutta la città. Questo lo spirito che ha innescato il processo di restituzione “a nuova vita” della Scola, grazie a un contributo dell’organizzazione Save Venice che è andato a inserirsi nel quadro dei lavori di restauro in atto nell’area del complesso del Museo ebraico.
Una cerimonia ufficiale celebrerà l’evento nel pomeriggio, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni sia locali che nazionali. Nel frattempo, a inquadrare l’importanza di questo impegno, in una dimensione anche internazionale, una conferenza stampa ha visto intervenire il presidente della Comunità ebraica Dario Calimani, che ha illustrato le strategie di sviluppo dedicate al Ghetto, la direttrice del Museo ebraico Marcella Ansaldi, che ha rappresentato la storia e le specificità della Scola Italiana, Melissa Conn di Save Venice, che ha introdotto i progetti dell’organizzazione e il lungo rapporto di sostegno offerto alla Comunità, David Landau, che ha affrontato tra le altre la sfida del fundraising, il direttore dei lavori Alessandro Pedron.
“Siamo qui oggi per festeggiare la riconsegna della Scola Italiana restaurata, e per ringraziare di cuore Save Venice. Ci emoziona particolarmente la restituzione, oggi, di un primo importante lotto dell’imponente restauro in corso ormai da tre anni nel Ghetto di Venezia: un’area museale e sinagogale di circa 2000 metri quadrati”, la soddisfazione di Calimani nel commentare i risultati raggiunti.

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IL REPORT DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO

Ocse: “Israele ha un'economia solida,
ma le tensioni politiche sono un rischio”

L'economia israeliana è destinata a crescere, ma a un ritmo ridotto quest'anno e il prossimo rispetto alle previsioni. A segnalarlo, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nel suo report dedicato a dare un quadro della situazione globale e dei diversi paesi che ne fanno parte. In particolare si parla di una revisione al ribasso sul PIL che passa da una crescita del 3 per cento previsto per il 2023 al 2,9 e dal 3,4 al 3,3 nel 2024. Dati che testimoniano come Israele rappresenti una delle realtà più solide dell'Ocse, ma, evidenziano gli esperti dell'organizzazione, come allo stesso tempo il governo non possa sottovalutare alcune criticità. “L'intensificarsi degli incidenti di sicurezza e le continue tensioni politiche sulla riforma giudiziaria potrebbero aumentare la percezione del rischio, portare a un inasprimento delle condizioni finanziarie e pesare sul clima di fiducia delle imprese e sugli investimenti”, si legge ad esempio nel rapporto pubblicato in concomitanza con la visita a Parigi del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich (nell'immagine). Una presenza dovuta alla riunione del Consiglio dei ministri dell'Ocse. "Ringrazio l'organizzazione per la previsione di crescita positiva che ci è stata fornita. Non ho dubbi - il commento di Smotrich sul report - che la forza economica e la stabilità di Israele nelle acque turbolente dell'economia internazionale siano un'ancora significativa per il paese e per il mondo".

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L'ANNIVERSARIO DELLA STORICA SFIDA CON LA SQUADRA INGLESE WEST HAM 

L’Italia e le notti magiche d’Europa,
a 100 anni dall’impresa dell’Hakoah

Erano anni che l’Italia del calcio non viveva momenti così. Nuovamente protagonista in Europa dopo anni ai margini, salvo qualche raro sprazzo. Tre finaliste in altrettante finali di coppa. E se per la generosa Roma opposta al Siviglia l’esito in Europa League è stato amaro, stasera – in attesa del piatto forte con la finale di Champions League tra Inter e Manchester City – toccherà alla Fiorentina sfidare il West Ham in Conference. Partono con i favori del pronostico i secondi. Ma non sempre i più forti, almeno sulla carta, vincono. Ne sa qualcosa lo stesso West Ham, che esattamente cento anni fa fu la prima squadra inglese a perdere sul proprio terreno di gioco contro un club straniero. Un vero e proprio affronto per i maestri del “Football”, che si ritenevano indiscussi padroni di sapienza e tecnica calcistica. A procuragli quell’onta fu l’Hakoah, la leggendaria squadra ebraica di Vienna dissoltasi dopo l’Anschluss e oggi scomparsa dai radar del calcio che conta. Il club viennese, influenzato dalla dottrina del “Giudaismo muscolare” coniata dal leader sionista Max Nordau, fu uno dei più vincenti d’Austria nei suoi gloriosi Anni Venti. Un calcio champagne innaffiato dalla conquista di un titolo nazionale nel 1925 e, ancora prima, da quell’impresa sul terreno del West Ham.

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IL CONCORSO PROMOSSO DALLA FONDAZIONE MUSEO DELLA SHOAH DI ROMA

Social Book Club per le scuole,
premiati gli studenti veronesi

Tra le più importanti attività promosse dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma ci sono quelle rivolte all’educazione. Di recente oltre 500 studenti provenienti da tutta Italia hanno partecipato a un evento organizzato al Teatro Vittoria di Roma alla presenza di Mario Venezia, presidente della Fondazione, e del responsabile della didattica con le scuole Marco Caviglia.
Nel corso dell’incontro, che ha avuto un momento particolarmente significativo quando è stato ricordato il novantesimo anniversario del primo rogo nazista di libri a Berlino, sono stati consegnati i premi ai vincitori della prima edizione del Social Book Club. Il concorso prevedeva la realizzazione di brevissimi video a commento di brani del libro “Le cose che ci fanno paura” di Keren David e tra i premiati ci sono stati Elia Carrara e Matteo Sartori, due studenti della classe 4A del Liceo Galileo Galilei di Verona insieme alla loro insegnante di Storia e Filosofia.

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