Corona virus: raccomandazioni da Israele

Il rabbinato israeliano, cosi come quello italiano, raccomanda di tenere chiuse le sinagoghe.

“Noi siamo al lavoro per voi, voi rimanete a casa per noi”

StateACasa

Pubblicato in Eretz il ‍‍19/03/2020 – 23 אדר ב’ 5780

Con oltre 500 casi confermati di coronavirus, Israele ha iniziato a prepararsi per un possibile peggioramento della situazione e dell’aumento dei ricoveri. Il ministero della Salute, in una circolare, ha in queste ore avvisato gli ospedali del paese di pianificare il possibile arrivo di migliaia di pazienti in gravi condizioni e di adattare i propri protocolli di conseguenza. Se il numero dei pazienti dovesse superare quota 1.000, spiega la direttiva ministeriale, i reparti interni saranno chiusi e tutte le altre attività mediche non essenziali saranno interrotte.
Il messaggio al pubblico israeliano – anche tramite una campagna social con la partecipazione del personale degli ospedali – è di rimanere in casa: “Noi siamo al lavoro per voi, voi rimanete a casa per noi”, questo l’appello in diverse lingue che sta rimbalzando sui social media israeliani.
Ma tutti gli ambiti della società israeliana sono coinvolti nella risposta all’emergenza, anche la sfera religiosa: il rabbino capo sefardita di Israele Yitzhak Yosef ha infatti raccomandato agli ebrei osservanti di lasciare i telefoni accesi anche durante lo Shabbat per ricevere aggiornamenti sulla crisi del coronavirus. La decisione è stata presa per consentire al ministero della Salute di informare le persone che potrebbero essere state esposte al virus e che devono entrare in quarantena per due settimane.
In una lettera inviata al ministro della Salute Yaakov Litzman, rav Yosef ha stabilito che anche le sinagoghe degli ospedali dovranno essere chiuse, a causa della difficoltà di rispettare la distanza minima di due metri tra i fedeli.
“Non c’è dubbio che chiunque sia stato confermato come contagiato dal virus deve avere il telefono acceso durante lo Shabbat per essere aggiornato sulle sue condizioni”, ha detto il rabbino capo. “Anche coloro che non sono stati testati dovrebbero avere il telefono acceso per sapere se si trovavano nelle vicinanze di un paziente confermato e se devono entrare in quarantena”.

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