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Tu Be Av

Sara Valentina Di PalmaMancano poco più di sei settimane all’inizio del nuovo anno, mi ricorda il calendario nel cellulare, e festeggiamo l’ultima ricorrenza dell’anno ebraico, Tu Be Av, corrispondente quest’anno al 7 agosto del calendario civile: la festa più gioiosa dell’anno secondo il Talmud gerosolimitano, neppure una settimana dopo quella più triste, Tisha Be Av (Ta’anit 4:7). In una terra dove (un tempo) il clima era più mite ed i tempi agricoli erano un po’ anticipati rispetto alla nostra penisola – non quest’anno, in cui la vendemmia è stata anticipata di un paio di settimane a causa del caldo eccessivo che ha fatto maturare precocemente le uve – questa ricorrenza decretava proprio l’inizio della raccolta delle uve da vino. Danzavano le fanciulle nubili, di bianco vestite nelle vigne: un simbolo di egualitarismo e di semplicità, secondo il Talmud babilonese, senza ornamenti e tutte uguali affinché i ragazzi giunti per scegliere una sposa non potessero badare al censo ma alla loro personalità (Ta’anit 30b-31a).
Siamo a metà estate, nel periodo più caldo dell’anno, e da questo giorno in poi, è scritto, era vietato tagliare legna fino a sei mesi dopo, Tu B’Shvat, con il risveglio primaverile e l’inizio della fioritura. Proprio il 15 di Av, in ragione del riposo stagionale, veniva raccolta più legna possibile da tutti (הַכֹּֽהֲנִ֣ים הַֽלְוִיִּם֘ וְהָעָם֒, “i sacerdoti, i leviti ed il popolo”) per portarla all’altare per i sacrifici (Nehemia, 10:35). Un modo per rispettare anche tempi della terra, senza far venire meno l’amore nei confronti di Kadosh Baruch Hu.
Quest’anno, subito dopo la gioia della luna piena, un’eclissi all’inizio del 16 di Av (la sera del 7 agosto): la luna che guidava il popolo all’uscita da Mitzraim e che arreca conforto ora si copre, invitando a riflettere sul decadimento spirituale da superare per prepararci all’era messianica: וְהַ֨מַּשְׂכִּילִ֔ים יַזְהִ֖רוּ כְּזֹ֣הַר הָֽרָקִ֑יעַ וּמַצְדִּיקֵי֙ הָֽרַבִּ֔ים כַּכּֽוֹכָבִ֖ים לְעוֹלָ֥ם וָעֶֽד, “e i saggi risplenderanno nello splendore del firmamento, e coloro che avranno portati molti alla giustizia saranno come stelle per sempre” (Daniel, 12:3).

Sara Valentina Di Palma

(10 agosto 2017)