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insegnamenti…

Allorquando il Signore manifesta ad Abramo l’intenzione di distruggere le città di Sodoma e Gomorra per la malvagità e crudeltà dei loro abitanti, il patriarca avvia un drammatico dialogo con l’Eterno nel tentativo di verificare se ci fosse un sia pur minimo nucleo di uomini giusti – zaddikim – per i cui meriti quelle città potessero essere perdonate. (Gen. 18, 17-33) Nel corso di quel colloquio Abramo ricorre ad un’espressione molto ardita nei confronti di D.O “Il Giudice di tutta la terra non opererà la giustizia?!”, al tempo stesso manifesta la sua massima umiltà “Abramo rispose (al Signore) e disse – ecco io proseguo a parlare quantunque non sia che terra e cenere”. Quest’ultima dichiarazione di Abramo, messa a confronto con un insegnamento della Mishnà apparentemente di segno opposto, viene colta, nel pensiero di un importante esponente del Chassidismo, R. Simchà Bunim di Peshischa, quale espressione di una polarità di atteggiamenti a cui l’uomo dovrebbe attenersi: da un lato la consapevolezza di una grandissima responsabilità nei confronti del mondo intero e dall’altra il senso di autentica e profonda modestia. R. Bunim diceva: “ciascuno dovrebbe avere due tasche, nell’una tenere l’insegnamento ‘Il mondo è stato creato per me (Mishnà Sanhedrin 4,5 )’, cioè io sono, in un certo senso, totalmente responsabile per la sorte di questo mondo. Dall’altro, ‘non sono altro che terra e cenere’. Il problema – soggiungeva R. Bunim – è sapere quando dobbiamo ricorrere all’una piuttosto che all’altra. Quando mettere in campo tutto il nostro senso di responsabilità e quando invece riconoscere umilmente i nostri limiti, perché – come diceva R. Bunim – molti sbagliano e usano queste due misure nel luogo e nel momento sbagliato.

Giuseppe Momigliano, rabbino