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Oltremare – “Spirito”

fubiniNon abbiamo ancora finito di congratularci con noi stessi per l’apparizione al Saturday Night Live show della divina Gal Gadot, che già Larry David ci rovina la festa. La divina, o perlomeno supereroica Gadot aveva causato due eventi mai avvenuti prima nella storia del mondo: la trasmissione in tempo reale del SNL in Israele, seppure ad ore antelucane; e la presenza di una lingua straniera in diretta, e per giunta il fatto che tale lingua straniera fosse l’ebraico, cosa che ha fatto andare in brodo di giuggiole qualunque buon ebreo all’ascolto ovunque nel mondo, che capisse anche solo “shalom”. Non esiste un israeliano che non abbia visto (ripetutamente) il clip di Gal che parlando solo al pubblico israeliano scherza sul fatto che la produzione la teneva a dieta di hummus. Non molto raffinati, aggiunge. Ecco, le cose che persino un israeliano può dire degli americani.
Ma dopo questo momento di gloria nazionale e linguistica, ecco che arriva Larry David, una specie di caricatura vivente di Woody Allen, e rimette tutto in proporzione. Al Saturday Night Live, un colosso dell’entertainment americano da decine di anni, sono consentite battute e colpi sotto la cintura da parte di chiunque contro chiunque altro. È solo in parte satira politica, quindi anche ogni satira culturale è concessa. Ma usare i campi di concentramento come ambientazione per una battuta sul fenomeno delle molestie sessuali è oltre. Non al SNL, non in diretta, non in inglese. Perché esattamente come le battute sugli ebrei, che possiamo fare solo noi, anche quelle sulla Shoah si possono fare solo in Israele. E si fanno. Le prime volte noi nuovi immigrati restiamo di sasso, pensiamo di aver capito male, ma poi capiamo che anche l’umorismo più macabro fa parte dell’istinto di sopravvivenza, istinto sul quale si fonda l’esistenza stessa di questo stato. Larry David è stato giustamente ricoperto di insulti su ogni possibile social media perché da ebreo non ha capito che parlava al pubblico sbagliato e nella lingua sbagliata. Che vada a prendere ripetizioni da Gal Gadot.

Daniela Fubini, Tel Aviv