Ticketless – Un ristorante a Scandiano

Proseguo nell’esplorazione delle case ebraiche. Più di quelle che hanno subito le sinagoghe, su cui esiste una discreta bibliografia, mi interessano le metamorfosi che subiscono le case private. Un grande scrittore ebreo francese Georges Perec ci ha insegnato che dal via vai di inquilini di un edificio si possono ricavare istruzioni per la vita. Se andiamo a Lecco, in quella che fu quasi sicuramente la casa di Lucia Mondella, troviamo oggi un ristorante. Se lasciamo Reggio Emilia e saliamo sopra uno di quei treni su cui, abbassando il finestrino, d’estate si prova l’insaziabile bisogno del canto dei grilli, di cui parla Arnaldo Momigliano, si arriva dopo circa mezzora a Scandiano. Case Almansi erano dette buona parte delle abitazioni del ghetto. Il Portone era uno degli ingressi che introduceva in casa di Lazzaro Padoa (1915-1991), il grande studioso delle comunità ebraiche di Scandiano e Reggio Emilia. La casa, mi spiega l’amico Giuseppe Anceschi, allievo e puntuale editore della maggior parte degli studi di Lazzaro Padoa (disponibili tutti da Giuntina), era appoggiata al torrione della Rocca boiardesca. La casa s’affacciava sull’attuale piazza Fiume, dove sfociano tre viuzze o “contradelle” (via Frumentaria, via della Fontana e via del Forno). Per uno di quei singolari prodigi della storia ebraica italiana, la casa di Padoa è rimasta intatta, come la dimora di Guido L. Luzzatto a Milano. Qui però ad accoglierci non c’è una Fondazione, ma un ristorante, il cui proprietario ha lasciato tutto com’era. Dalle finestre il nostro sguardo su una delle piazze emiliane più belle rende acuto il rimpianto per Lazzaro Padoa e per i suoi studi strepitosi per esempio sugli antenati di Angelo F. Formiggini.

Alberto Cavaglion

I nostri siti