Il Portogallo alla riscoperta del proprio legame con la cultura e la tradizione ebraica, come raccontato nel numero di Pagine Ebraiche di agosto attualmente in distribuzione. In queste settimane, una mostra a Lisbona rende onore al diplomatico portoghese Aristides de Sousa Mendes. Aristides de Sousa Mendes compì quella che lo storico Yehuda Bauer definì: “La più grande operazione di salvataggio fatta da un singolo durante il periodo della Shoà”. Il diplomatico portoghese attivo in Francia e proveniente da una delle famiglie più influenti, procurò infatti più di 30000 visti (di cui 10000 per gli ebrei perseguitati) per mettere in salvo gli oppressi. Una missione difficoltosa, organizzata grazie all’aiuto del rabbino Chaim Kruger, che lo portò ad essere severamente punito dal dittatore del Portogallo António de Oliveira Salazar che fece cadere su di lui una damnatio memoriae. “Preferisco parteggiare con D-o contro l’uomo piuttosto che con l’uomo contro D-o”, queste le parole con le quali viene ricordato dalla Fondazione che porta il suo nome. Il suo coraggio fu ‘ricompensato’ dal governo con un vero e proprio progetto di distruzione economica, cosa che per un uomo con quindici figli ebbe un risvolto drammatico. Nel 1966 Israele lo riconobbe come Giusto tra le Nazioni. Nella sua patria invece, si sono dovute aspettare le scuse del Presidente Soares che ha riportato alla luce la figura di un eroe. Aristides, incurante della perdita dei privilegi, ha sacrificato la sua carriera dorata per far trionfare la giustizia. Un gesto di tikkun olam, di riparazione del mondo. Durante gli anni di estrema povertà che seguirono, la famiglia Sousa Mendes ricevette aiuto solo dall’Associazione ebraica di Lisbona che provvedeva ai pasti e a pagare i conti dei medici. L’obbiettivo della fondazione Aristides de Sousa Mendes è chiaro: “È importante condividere e far conoscere la sua storia, perché è un esempio di moralità contro l’intolleranza, il razzismo ed il genocidio. Così i discendenti di coloro che furono salvati potranno venire a conoscenza delle circostanze politiche e del nome della persona dietro questo, potranno scoprire la vera storia che si cela dietro il loro salvataggio”. Il messaggio non ha tardato ad arrivare: l’ex Casa do Passal a Cabanas de Viriato, appartenente alla famiglia Sousa Mendes prima di essere presa dalla banca negli anni ’50, ora è meta di pellegrinaggio per migliaia di visitatori. Un sogno che si realizza grazie ad un architetto venticinquenne di Brooklyn, Eric Moed. Eric è il nipote di uno degli uominitratti in salvo grazie al visto di Sousa Mendes. Moed dopo essere venuto a conoscenza del suo passato ha deciso di organizzare una mostra che sarà aperta fino al 31 agosto, proprio davanti alla grande casa in rovina. Ed è curiosoapprendere che i Moed sono architetti da generazioni: una casa che era scritta nel loro destino. Nella mostra sono presenti 30000 firme di Sousa Mendes, il simbolo della salvezza, ma anche molte foto delle famiglie salvate come scrive il Tablet Magazine. Un presidio necessario per riportare all’antico splendore la casa, che potrebbe cadere in mille pezzi da un momento all’altro, dello Schindler portoghese. Ma c’è un lieto fine: il governo portoghese si è impegnato a stanziare 300mila euro per far diventare la Casa do Passal un museo della tolleranza e far tornare così in vita l’opera miracolosa di Aristides de Sousa Mendes.
Rachel Silvera
(8 agosto 2013)