“Gli jihadisti? Sono i classici losers, i perdenti. Sessualmente frustrati e dediti all’onanismo, si sentono persone migliori praticando il terrore”.
Non è un commento su una fantomatica pagina anonima di Facebook e nemmeno una vignetta di Charlie Hebdo. A pronunciare queste parole è Boris Johnson, il sindaco di Londra, che giunto al suo secondo mandato dopo aver sconfitto nel 2008 Ken Livingstone si dica aspiri a 10 Downing street.
Citando un report del MI5, i servizi segreti britannici, Johnson ha fatto emergere come il profilo del terrorista ‘medio’ sia quello di un giovane che guarda materiale pornografico per reprimere le sue pulsioni sessuali. “Gli jihadisti – continua – hanno un rapporto conflittuale con le donne e sentendosi dei falliti credono che tutto il mondo ce l’abbia con loro. In altre parole sono degli ‘wankers’ (un termine piuttosto colorito per definire l’atto della masturbazione)”.
I terroristi non sarebbero altro dunque che giovani sperduti che sentono di non avere un particolare ruolo nella vita e che si appoggiano a una ideologia per sentirsi dei vincenti.
A pubblicare per primo le sue dichiarazioni è stato il Sun che, puntando sul tono scandalistico e corredando l’articolo con una sua foto oltremodo buffa nella quale tiene un fucile con i capelli scompigliati, ha spianato la strada per la polemica. Johnson però ha poi replicato a Sky News quanto le sue frasi siano del tutto prive di ambiguità e affatto controverse: “Quello che volevo far capire era più che altro quanto questi giovani non vedano prospettive per il futuro e come sentano che il mondo non tenga molto a loro”. “La soluzione sarebbe quella di trovar loro un lavoro” ha aggiunto. Le parole più pacate non sono però servite ad arrestare le critiche. Mohammed Khaliel, direttore dell’organizzazione Islaimx ha dichiarato: “Chi ricopre posizioni di responsabilità, dovrebbe fare commenti responsabili. Davvero è questo che ci aspettiamo da qualcuno che aspira a diventare primo ministro?”. Mentre il cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne ha spiegato che per quanto Johnson abbia usato termini coloriti, “non bisogna certo usare parole gentili per descrivere i terroristi”.
Ally Fogg, columnist del Guardian ha riservato per il sindaco parole dure: “Sembra non ci sia fine ai diversi talenti di cui si fregia Boris Johnson: uomo di Stato, giornalista, sindaco, l’uomo d’azione sospeso nel vuoto sul filo metallico (una impresa sportiva realizzata per accogliere le Olimpiadi del 2012) e da oggi anche psicologo forense e autorità riguardo al terrorismo”.
La Fogg, dopo aver riassunto brevemente le sue dichiarazioni, lo contraddice: “Sappiamo bene che molti dei terroristi islamici sono, almeno apparentemente, felicemente sposati. Non c’è alcuna connessione tra il guardare film porno e trasformarsi in terroristi”.
Il sindaco di Londra aveva già scatenato la polemica quando sul Telegraph, commentando il presunto combattente dell’Isis con nazionalità inglese John, aveva deriso l’immagine delle 72 vergini che attendono in paradiso gli aspiranti affiliati del terrore contro l’Occidente. I toni diventano poi drammatici: “Ho sentito sul Telegraph la voce di un uomo che sostiene di essere il killer di James Foley e dall’accento non ci sono dubbi che sia cresciuto nel nostro paese. Probabilmente è stato istruito dal nostro eccellente sistema scolastico e lui e la sua famiglia, come tutti noi, hanno goduto degli ammortizzamenti dati dal Welfare State. Ed è così che ha ricompensato il suo paese, impegnandosi nella lotta armata per uno Stato barbaro e decapitando un giornalista innocente”.
Johnson termina poi con un monito: “Se non facciamo niente adesso è molto probabile che il terrorismo verrà a farsi un giro davanti alla porta di casa nostra”.
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(Nell’immagine il sindaco di Londra Boris Johnson con il Chief Rabbi del Commonwealth Ephraim Mirvis)
(2 febbraio 2015)