“Per nessuno dei lettori di questo libro sarà facile immedesimarsi nell’atteggiamento emotivo dell’autore, che non conosce la lingua sacra, che si sente completamente estraneo alla religione dei padri – come ad ogni altra religione peraltro – e che non riesce a far propri gli ideali nazionalistici pur non avendo mai rinnegato l’appartenenza al suo popolo e sentendo come ebraico il proprio particolare modo d’essere che non desidera diverso da quello che è. Se gli venisse rivolta la domanda: ‘Dal momento che hai lasciato cadere tutti questi elementi che ti accomunano ai tuoi connazionali, cosa ti è rimasto di ebraico?’, la sua risposta sarebbe: ‘Moltissimo, probabilmente ciò che più conta’. Tuttavia egli non saprebbe al momento esplicitare a chiare lettere in cosa consista questa natura essenziale dell’ebraismo; ma confida che un giorno o l’altro essa diventerà intelligibile per la scienza”.
Queste parole scritte da di Sigmund Freud, sono tratte dalla prefazione alla traduzione ebraica di “Totem und Tabu” (1930). Molto è stato scritto e argomentato sul legame tra Psicanalisi ed Ebraismo, e tra Ebraismo e il padre della Psicanalisi. Alcuni, tra cui Cesare Musatti, affermarono che “la psicanalisi poteva nascere e svilupparsi solo in un ambiente ebraico”. Nessuno però, tanto meno la scienza, è riuscita a definire chiaramente “questa natura essenziale dell’ebraismo” di cui parla Freud, che accomuna molti degli ebrei secolari e atei che hanno rotto i propri legami con la tradizione. E al tempo stesso, oltre a numerose speculazioni, rimane difficile chiarire anche la connessione tra Psicanalisi ed Ebraismo, senza sondare prima il rapporto con esso di Freud e degli altri psicanalisti ebrei.
La pratica dell’interpretazione e una postura critica e autocritica insite nella cultura ebraica, sono stati senza dubbio fattori determinanti nella formazione psicoanalitica, ma anche probabilmente la contingenza storica di trovarsi in un Impero, come quello austro-ungarico, ormai decadente e al tramonto, sotto il presagio dei tempi oscuri che si prospettavano al suo orizzonte, avrebbero dunque portato soprattutto gli ebrei, all’esigenza di guardare indietro e nei meandri di noi stessi e della nostra civiltà per analizzarla e cercare di comprenderla al meglio. Uno spirito che oggi, nella società attuale, sembra in gran parte scemato a scapito di un approccio più cognitivista e automatistico che guarda l’uomo e la contemporaneità come una macchina da aggiustare, o peggio come un cliente inappagato da soddisfare con dei prodotti materiali.
Francesco Moises Bassano
(24 aprile 2015)