Qui Roma – Il futuro? A portata di mano

festival letteratura memoria futuro Iniziare l’anno con uno sguardo positivo verso quello che verrà. Questo secondo il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni il valore della serata tutta dedicata al tema del futuro del Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica di Roma. Numerosi gli spunti di riflessione offerti, con due incontri che hanno portato il pubblico in un viaggio tra le epoche, con protagonisti esperti da un lato della conservazione nei prossimi secoli di ciò che è stato prodotto nel passato e dall’altro di quello che nel presente possiamo fare per capire cosa ci aspetta.
Hanno dunque parlato di “Big data vs big memory: la memoria alla prova del futuro tra dati ed emozioni” la direttrice dell’archivio delle Teche Rai Maria Pia Ammirati, Raul Mordenti, insegnante di teoria della letteratura all’Università di Roma Tor Vergata, e Andrea Bozzi, ex direttore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinatore del Comitato scientifico del progetto “Traduzione del Talmud babilonese in lingua italiana”, moderati da Marco Panella, uno degli organizzatori del Festival. Si sono invece chiesti se “Il futuro è già scritto” il futurologo e consulente specializzato in previsioni sugli sviluppi della tecnologia David Passig, professore all’Università di Bar Ilan, e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni.
Cosa leggeranno le generazioni future? Cosa conosceranno di quello che succede oggi? In altre parole, cosa sarà Storia? È appunto sull’individuazione dei processi che portano un dato – sia esso un testo, una avvenimento, o anche un immagine o un suono come nel caso delle Teche Rai – a diventare memoria collettiva che si è concentrata la prima parte della serata.
IMG_6883 Processi che, anche in un’epoca in cui qualsiasi tipo di dato è a portata di clic, mettono sempre al centro l’uomo. “La memoria è sempre in un certo modo una tradizione orale, vi è sempre un rapporto tra un essere umano e un altro essere umano che intervengono con una selezione di cosa trasmettere”, ha sottolineato Mordenti. “Non vi potrebbe infatti essere memoria senza l’oblio – ha aggiunto – senza operare una scelta”. Anche nel mettere insieme un archivio, primo strumento di memoria, ha quindi incalzato Ammirati, è indispensabile l’intervento di studiosi e ricercatori che rendono possibile la codificazione e la catalogazione, che costituiscono l’identità dell’archivio.
Tuttavia, è ormai chiaro che per far fronte al mere magnum di dati accumulati un po’ dalla Storia un po’ dalla tecnologia, è fondamentale avvalersi anche di intelligenze artificiali, capaci non solo di conservare su supporti che non permettono a nulla di andare perso o deteriorarsi, ma anche agli uomini stessi di orientarsi nelle cataste di dati e di tirarli fuori al momento opportuno, riscoprirli, osservarli da più punti di vista. È quanto si cerca di fare ad esempio con il Progetto Talmud, ha sottolineato Bozzi, in cui una cinquantina di traduttori “utilizzano supporti che non solo li rendono in grado di collaborare, ma anche di dare valore ai dati che producono, mettendo a disposizione di chiunque le loro riflessioni su una materia tanto complessa attraverso un sistema intelligente che non le offra senza criterio, ma sia fatto da chi le propone”.
In ultima analisi siamo dunque perfettamente in grado oggi di sapere cosa leggeranno e cosa sapranno le generazioni future. Ma non solo, c’è molto altro. A garantirlo è il futurologo Passig, che il rav Di Segni ha invitato a parlare delle sue ricerche sul futuro degli ebrei e dell’ebraismo.
Dati alla mano – tra cui quelli emersi dalle indagini del demografo dell’Università Ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola – Passig ha quindi mostrato come il numero di ebrei nel mondo sia destinato a crescere, ma anche come questa crescita influenzerà l’assetto delle Comunità ebraiche. “Gli ebrei riusciranno a recuperare le perdite inflitte dalla tragedia della Shoah in cento anni, che per una persona sono tanti ma per la storia sono come un batter d’occhio”, ha affermato Passig. “Nel 2050 la popolazione ebraica mondiale supererà infatti i numeri del 1938, arrivando a 18 milioni – ha continuato – 12 dei quali vivranno in Israele, l’unico paese al mondo la cui popolazione è destinata a salire”.
Una previsione che deve secondo lui infondere grande speranza: “Non mi piacciono le persone pessimiste, che prevedono solo degenerazioni per le generazioni future, perché la ricerca – ha concluso Passig – ci dà messaggi positivi”.

f.m. twitter @fmatalonmoked

(9 settembre 2015)

I nostri siti