Scusate se torno su questo argomento adesso, quando ormai nessuno più pensa alla scuola, ma per correttezza non potevo parlarne prima della conclusione degli esami di stato. Temo che i firmatari dell’appello contro l’abolizione del tema storico alla maturità abbiano peccato di eccessivo ottimismo: il problema non è il tema storico (che tanto non era scelto quasi da nessuno) ma proprio la storia; il fatto è che per diplomarsi (anche con voti alti) nella scuola superiore italiana di oggi (in un qualunque ordine di scuola, compresi i licei) conoscere la storia non è affatto necessario.
Non è una novità di questa maturità: ogni anno ci sono tre materie (o coppie di materie) affidate a commissari esterni, che sono stabilite dal Ministero, e tre affidate a commissari interni scelti dai Consigli di Classe. Dunque, ogni volta che la storia non è affidata a un commissario esterno (circa un anno ogni due), in realtà può benissimo non esserci. E dal momento in cui gli allievi vengono a sapere che all’esame tra i commissari non ci sarà un insegnante di storia, sostanzialmente smettono di studiarla e dunque le loro conoscenze si fermano più o meno alla prima guerra mondiale. Be’, si dirà, ma il commissario di italiano (unica materia che ci deve essere per forza) è pur sempre una persona abilitata ad insegnare la storia, anche contemporanea, in alcuni ordini di scuola, dunque potrà interrogare di storia. Certo, può (anzi, probabilmente deve) interrogare; che poi gli allievi rispondano è un altro discorso; e che le non risposte di storia contino qualcosa per una commissione di sette persone in cui ciascuno sostanzialmente guarda alla propria disciplina è ancora un altro discorso.
In verità occorre dire che il problema non riguarda solo la storia e che, comunque, anche la presenza di un commissario esterno non sarebbe di per sé una garanzia: per come è strutturato l’esame di stato (in cui basta totalizzare in qualche modo almeno 60 punti per essere promossi) in effetti non c’è nulla che un allievo debba per forza a sapere o a saper fare, neppure nelle discipline considerate fondamentali: basta sapere o saper fare tutto il resto e ci si può permettere il nulla da qualche parte senza troppi problemi.
Resta il fatto che la storia, a quanto mi risulta, non è percepita come una disciplina fondamentale in nessun ordine di scuola: nei licei classici le materie caratterizzanti sono il greco e il latino, in quelli scientifici sono la matematica e la fisica, in quelli linguistici sono le lingue straniere, ecc. (si noti, per inciso, che secondo questa logica – in base alla mia esperienza ampiamente diffusa – anche l’italiano non è mai tra le materie fondamentali). Se vi aspettate che un insegnante di matematica salti sulla sedia sentendo che un allievo non sa nulla di cosa sia stato il fascismo o che un insegnante di greco si scandalizzi perché qualcuno sembra non aver mai sentito parlare della Resistenza o della Repubblica di Salò rischiate di rimanere delusi. A volte ho quasi il sospetto che la storia importi solo agli ebrei, o forse solo a certi ebrei radical chic che stanno diventando una minoranza anche nel mondo ebraico.
Invece nelle tracce proposte per la prova di italiano di quest’anno la storia c’era eccome: da Ungaretti alla mafia, da Bartali al Novecento, dalle bombe nucleari ai beni culturali come legame tra passato, presente e futuro; praticamente non c’era nemmeno una traccia che non presupponesse un minimo di conoscenza storica. Verificata da chi?
Inoltre da quest’anno il colloquio orale prevede anche una parte di Cittadinanza e Costituzione (quella che un tempo si chiamava educazione civica): a chi spetta il compito di interrogare su questi temi? Chi ha le competenze per valutare le risposte se nella commissione non è presente un insegnante di storia e filosofia o di diritto? Inutile dire che si tratta di questioni delicatissime, in cui, in assenza di competenze accertate, i rischi di voti assegnati in base a simpatie o antipatie ideologiche diventano enormi.
Ho l’impressione che tra i molti campanelli d’allarme suonati in questi mesi sia passato inosservato quello più grave di tutti.
Anna Segre, insegnante