GERMANIA – Imam radicalizzati, l’allarme dei curdi

L’antisemitismo nelle “manifestazioni islamiste a Berlino e in altre città tedesche è inaccettabile” e “ha bisogno di una dura risposta della politica”. Le parole del vicecancelliere tedesco Robert Habeck hanno fatto il giro del mondo. Un intervento apprezzato tra gli altri da Cahit Başar, segretario generale della Kurdische Gemeine Deutshland, la più grande delle comunità curde in Germania e una delle prime a esprimere solidarietà a Israele e al mondo ebraico dopo l’attacco di Hamas. “Habeck ha dato un contributo importante” al dibattito pubblico, conferma Başar a Pagine Ebraiche. Soprattutto perché “l’antisemitismo interno alle comunità islamiche è da tempo un argomento tabù, in particolare tra i Verdi”, il partito che lo stesso vicecancelliere ha guidato in anni recenti. La sua presa di posizione va invece nella direzione auspicata dalla leadership curda. Da molti anni “la nostra comunità mette in guardia sugli imam inviati in Germania da paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar o altri”.

Questi religiosi “non solo non contribuiscono all’integrazione dei musulmani in Germania”, spiega Başar, “ma in numerose moschee un numero crescente di persone continua a radicalizzarsi”. Una denuncia netta e con delle conseguenze. “Le chiare posizioni della comunità curda sull’estremismo, il razzismo e l’antisemitismo, così come il nostro impegno per la democrazia, i diritti umani e la pace, disturbano quegli ambienti che rifiutano le società libere e liberali. Siamo un bersaglio dell’odio, soprattutto sui social media”, continua il leader curdo. Nel mirino degli odiatori da tastiera e non c’è anche la storica vicinanza allo Stato ebraico, rinnovata con forza appena poche settimane fa. L’amicizia con la comunità ebraica è, d’altronde, di lungo corso. Non è un caso, fa notare Başar, “che il comitato consultivo della comunità curda comprenda il presidente della società israelo-tedesca e un rappresentante dell’American Jewish Committee”. Dopo il 7 ottobre, incalza, “i rapporti con i nostri amici ebrei si sono intensificati e lavoreremo ancor più a stretto contatto in futuro”.Fra le battaglie comuni c’è anche il contrasto all’avanzata di forze populiste come Alternative für Deutschland (AfD).

Başar si dichiara “preoccupato” dal consenso di cui gode il partito della destra sovranista. Un consenso innescato “dalla crisi migratoria, che preoccupa una parte crescente della popolazione, anche perché il governo federale non è in grado di presentare un piano coerente per limitare gli ingressi clandestini”. Allargando lo sguardo, un altro pericolo è rappresentato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Difficile farne a meno per l’Occidente “a causa dell’adesione turca alla Nato e alla luce dell’attuale situazione geopolitica”, osserva Başar con realismo. Mai dimenticarsi però del fatto che si tratta di “un sostenitore dei Fratelli Musulmani e dell’organizzazione terroristica Hamas” e di un leader le cui dichiarazioni sconsiderate “mettono in dubbio il diritto di esistere di Israele e incoraggiano l’antisemitismo in Turchia e nel mondo islamico”.

a.s.

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