L’appuntamento è per sabato alle 19.30 a Tel Aviv in quella che da tempo è stata rinominata la piazza degli ostaggi. Lo striscione da srotolare è già pronto. “120 giorni sottoterra senza aria: Gli ostaggi sono in pericolo di vita!”, scrivono le loro famiglie. Domani sera torneranno a chiedere al governo del premier Benjamin Netanyahu e ai mediatori coinvolti nelle negoziazioni di fare presto. Nei cunicoli di Gaza da quattro mesi ci sono 136 persone ancora prigioniere. “Aiutateci a riportarli a casa. Ora”, l’appello dei parenti. L’accordo per la liberazione degli ostaggi è oggetto di lunghe negoziazioni. Israele avrebbe dato il via libera, mentre i terroristi di Hamas no.
Intanto il governo di Gerusalemme ha preparato un piano dettagliato per far tornare migliaia delle famiglie evacuate nelle loro case vicino al confine con Gaza. Il piano sarà presentato domenica e, riporta ynet, secondo l’ufficio di Netanyahu “fornisce una risposta alle questioni urgenti nel campo dell’istruzione, delle esigenze di sicurezza, degli incentivi alle imprese, dell’organizzazione dei residenti a livello individuale e comunitario”. Dall’altra parte del confine, le operazioni militari proseguono, anche se nelle ultime ore è il nord del paese a preoccupare. In mattinata in cinque località israeliane sono risuonati gli allarmi antimissile, con Hezbollah a minacciare ancora una volta dal sud del Libano. Anche qui ci sono negoziati in corso. Gerusalemme chiede che i terroristi di Hezbollah siano fatti arretrare di almeno 8 chilometri dal confine. Una richiesta fatta pervenire ad Amos Hochstein, inviato Usa per il Medio Oriente, coinvolto nei negoziati indiretti tra lo stato ebraico e il Libano. L’escalation è dietro l’angolo, avverte il ministro della Difesa Yoav Gallant. Incontrando una delegazione di ambasciatori delle Nazioni Unite, Gallant ha sottolineato che Israele preferisce risolvere le questioni diplomaticamente, ma allo stesso tempo sta preparando l’opzione militare. “C’è sempre meno tempo”, ha sottolineato il ministro riguardo al rischio di un conflitto aperto con Hezbollah.
Israele nel frattempo ha mandato un altro messaggio a chi finanzia e arma Hezbollah: l’Iran. A Damasco è stato eliminato un consigliere delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Un nuovo capitolo di una lunga guerra a distanza con il regime di Teheran. Si tratta, ha spiegato una fonte militare all’emittente Kan, di missioni necessarie per mantenere la deterrenza.