Firenze

Il ricordo dei “Giusti” e l’emozione di un abbraccio

Il ricordo dei “Giusti” e l’emozione di un abbraccio

Si tengono le mani per tutta la cerimonia, Laura e Sara, emozionate come bambine. Sara è Sara Baruchi Campagnano: quando aveva quattro anni, nel maggio del 1944, fu accolta dai coniugi fiorentini Dina Bardossi e Cesare Conti, che la nascosero nel loro appartamento in zona Cure fino alla liberazione della città dal nazifascismo nell’agosto seguente. Laura è Laura Cecchini, la loro nipote: l’intensità del momento è tale che non riesce a parlare. “Parla” però il lungo abbraccio tra le due donne con il quale si è chiusa la cerimonia di conferimento del titolo di “Giusto tra le Nazioni” alla memoria dei coniugi Conti, svoltasi martedì mattina nella sinagoga del capoluogo toscano con l’intervento tra gli altri del presidente della Comunità ebraica, Enrico Fink, del rabbino capo, Gadi Piperno, della sindaca, Sara Funaro, e del console onorario d’Israele, Marco Carrai. Ha inoltre inviato un videomessaggio di felicitazioni Isaac Herzog, il presidente dello Stato ebraico. In appendice alla cerimonia è stato proiettato, dedicato a questa storia, il documentario “Fili nascosti” di Tommaso Monechi.


I coniugi Conti hanno ottenuto la più alta onorificenza civile d’Israele, attribuita dallo Yad Vashem, per aver accolto la piccola Sara a rischio della vita e senza chiedere nulla in cambio. Hulda Campagnano Cassuto, la madre di Sara, l’affidò alla coppia su indicazione di un’altra famiglia, i Sarentini, che stavano aiutando il cugino Daniel. Cesare la portava ogni giorno con sé al lavoro, nei campi, temendo per la sua incolumità. Lui e la moglie l’avevano rinominata con affetto “Mimma” e le diedero tutto l’amore e il sostegno necessari, come si evince anche dalla fitta corrispondenza, protrattasi per anni, tra Hulda e i Conti. Sara era intanto emigrata nel nascente Stato di Israele con la madre, il fratello e i cugini e qui vive ancora oggi nel kibbutz Yavne. La “scoperta” delle lettere, ha spiegato, è stata la molla per rimettersi sulle tracce dei discendenti dei suoi salvatori e per farli riconoscere come “Giusti”. In apertura di cerimonia Fink ha dato il benvenuto a tutti gli intervenuti, «ringraziando per la partecipazione a una iniziativa che celebra i valori fondamentali di umanità, empatia, attenzione alla sofferenza dell’altro, che danno senso al nostro essere collettività», mentre il rabbino capo Piperno si è soffermato sul dovere incardinato nell’etica ebraica di ringraziare per il bene ricevuto e la sindaca Funaro ha sottolineato il «significato profondo» della cerimonia e rilanciato il ruolo di Firenze come spazio per «il dialogo tra i popoli». Per Carrai, che ha consegnato la medaglia dello Yad Vashem alla nipote dei “Giusti”, le loro storie sono «una bussola» alla quale ispirarsi. «Non siete solo Giusti tra le Nazioni, siete un simbolo e un modello di umanità», ha dichiarato il presidente Herzog elogiando il coraggio dei Conti.
Nel corso della cerimonia sono state citate figure della famiglia Cassuto particolarmente care agli ebrei fiorentini. Come lo zio di Sara, il rabbino Nathan Cassuto, assassinato in campo di sterminio al pari di suo padre Saul Campagnano. Tornò dai campi Anna Di Gioacchino, la vedova del rabbino, poi uccisa nell’aprile del 1948 a Gerusalemme nella strage compiuta dagli arabi ai danni di un convoglio medico diretto all’ospedale Hadassah. A Gerusalemme viveva da tempo il padre di Nathan, il biblista Umberto Cassuto, che aveva lasciato l’Italia dopo la promulgazione delle leggi razziste nel 1938. Suo nipote David, figlio di Nathan, diventerà vicesindaco della capitale d’Israele negli anni Novanta. Da quella stessa città, a chiudere un cerchio, è ora arrivata l’onorificenza dello Yad Vashem.

Adam Smulevich

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