DAI GIORNALI DI OGGI

Bokertov 27 maggio 2026

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, riporta il Corriere della Sera, «ha ottenuto l’approvazione del gabinetto per estendere le operazioni in Libano oltre la linea gialla, con incursioni di terra e raid aerei». Donald Trump avrebbe posto una sola condizione all’alleato: non toccare Beirut, per non far saltare i colloqui con l’Iran. Ieri intanto le Idf «si sono spinte oltre il fiume Litani e distrutto, dicono, oltre 190 depositi di armi di Hezbollah», mentre a Gaza è stato ucciso Muhammad Odeh, capo dell’ala militare di Hamas. Per un pensiero sul negoziato tra Usa e Iran, il cui esito è ancora incerto, Repubblica intervista il presidente del Middle East Forum, Daniel Pipes, secondo il quale «Trump è frustrato» e il suo cambiare idea in continuazione «è un segno di debolezza». Pipes teme «una nuova versione dell’accordo Jcpoa negoziato da Obama». A detta de La Stampa, Trump «si è cacciato in un buco nero in cui la scelta è tra il male e il peggio e non sa come uscirne». Rispetto alla situazione in Libano, Il Foglio scrive che Tsahal sta procedendo via terra «promettendo di dare la caccia alle postazioni da cui Hezbollah ha sferrato gli ultimi attacchi, colpendo i soldati israeliani con droni, inclusi quelli in fibra ottica, acquisiti grazie alla collaborazione fra la Repubblica islamica dell’Iran e la Russia». Nel mentre, in un post sul social Truth, il presidente Usa ha espresso la speranza di un allargamento degli Accordi di Abramo tra Israele e vari Paesi arabi. La reazione di Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Pakistan, Egitto e Giordania è stata però «fredda, a tratti gelida», osserva il Messaggero. E tra le altre Riad «ha fatto subito sapere che l’eventuale normalizzazione con Israele è collegata al riconoscimento da parte di quest’ultimo dello Stato di Palestina».

Vari giornali parlano dell’esclusione dell’associazione ebraica Keshet dai carri del Pride di Roma. “Lgbtq ebrei, un caso al Pride”, titola Repubblica. “Gay Pride di Roma vietato agli ebrei” è la scelta del Tempo, simile a quella del Giornale, che titola “Gli ebrei cacciati dal Pride di Roma”. Per Keshet, «il Pride è diventato un tribunale ideologico» ma «l’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo». In un commento a Repubblica, il portavoce dell’associazione Raffaele Sabbadini sottolinea: «Si pretende dalle persone italiane ebree di prendere le distanze da un governo estero di cui non siamo responsabili: accade solo a noi». Ascoltato dal Giornale, il massmediologo Klaus Davi sostiene che la decisione del Pride «è un segnale al nuovo establishment del Pd e a chi sul terrorismo psicologico anti Israele ha costruito la propria leadership». Per l’ex deputata dem Paola Concia, sentita dal Tempo, «gli omosessuali ebrei vengono esclusi in quanto tali» e il Pride per questo «ha tradito la sua natura, che era quella di difendere i diritti di tutti».

Domani racconta di una chat di dirigenti trentini di Fratelli d’Italia con all’interno «pesanti espressioni antisemite». Il quotidiano pubblica alcuni estratti dal gruppo privato e riferisce che commenti di un certo teore sono iniziati con la pubblicazione di una foto del giornalista David Parenzo.

La Nazione propone una cronaca della cerimonia conferimento del titolo di “Giusto tra le Nazioni” alla memoria di Cesare e Dina Bardossi Conti, svoltasi martedì mattina nella sinagoga di Firenze. È intervenuta la salvata, Sara Baruchi Campagnano, e «i fatti sono stati rievocati, nell’emozione collettiva dei presenti».

Il Foglio scrive come sempre più ebrei inglesi stiano lasciando il Paese per ragioni legate all’antisemitismo. In questo senso, viene spiegato, «la storia non si ripete mai identica, eppure i suoi meccanismi perversi restano immutabili: l’intellighenzia offre il terreno fertile; la politica e la strada, poi, ne raccolgono i frutti velenosi».

I nostri siti