CALCIO

Da Gerusalemme a Roma, nuovi progetti per il dialogo

Da Gerusalemme a Roma, nuovi progetti per il dialogo

Ebrei e musulmani, cristiani e drusi. La “diversità” è da sempre la cifra del Roma Club Gerusalemme, fondato nel 1998 con lo scopo di aggregare i tifosi locali del club capitolino e di lavorare a progetti “inclusivi” per favorire l’incontro attraverso lo sport e in particolare il calcio. Una delegazione del club formata da oltre trenta giovani (alcuni dei quali palestinesi) si trova in questo momento a Roma, per partecipare a un torneo quadrangolare “dell’amicizia” insieme a Roma Academy e Grifone Gialloverde e per sviluppare alcuni progetti con cui celebrare insieme, nella stagione 2027-2028, i cento anni della Roma e i 30 del club che ne porta il nome a Gerusalemme. «Ci stiamo lavorando. Anche per questo siamo qui, per ribadire i valori in cui crediamo e che cerchiamo di affermare nella vita di ogni giorno», racconta Samuele Giannetti, il vicepresidente del Roma Club Gerusalemme. Il torneo prenderà il via nel pomeriggio di mercoledì «al termine di tre giornate davvero intense» in cui i giovani e chi li sta accompagnando a Roma hanno incontrato tra gli altri il ministro dello Sport, Andrea Abodi, rappresentanti della Federcalcio, della società giallorossa, del Comune, del Senato, delle forze dell’ordine e della Comunità ebraica. «È stato un percorso culturale di grande impegno, per tutti quanti: quando si è insieme dalla mattina alla sera si fa gruppo nel senso più vero del termine, amalgamando vite ed esperienze», spiega Giannetti. E se il viaggio a Roma è una tradizione annuale «quest’anno presentava una novità: per la prima volta, tra tanti ragazzi, c’era anche una ragazza: potremmo definirla la nostra pioniera». Tra le iniziative discusse in questi giorni c’è l’idea di aprire un’academy della Roma in Israele, «la prima in Medio Oriente», proprio in vista del centenario. Molti intanto gli attestati di stima ricevuti. Per il ministro Abodi, «l’esperienza del Roma Club Gerusalemme, che si rinnova ogni anno, è una testimonianza concreta: abbiamo bisogno di chi sappia dimostrarci che si può vivere bene insieme, anche nella diversità». 

(Nell’immagine: il ministro Abodi con Giannetti)

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