Potrebbe diventare la prima donna e la prima ebrea a guidare le Nazioni Unite: Rebeca Grynspan, già vicepresidente del Costa Rica, ha buone chance nella corsa alla successione del segretario Onu António Guterres, il cui mandato scade a fine 2026. «La promozione della pace è lo scopo di questa organizzazione», ha dichiarato Grynspan durante un’audizione sulla sua candidatura presso la sede dell’Onu a New York. «Sarò una promotrice di pace. Interverrò prima che scoppino i conflitti, sarò la prima a prendere il telefono. Viaggerò dove ci sono le guerre. Parlerò con tutte le parti. Lavorerò con il Consiglio di Sicurezza, con gli Stati membri e farò da mediatrice tra i mediatori», ha proseguito, citando la propria biografia familiare. «La pace è ciò che ha permesso ai miei genitori, due rifugiati della Seconda Guerra Mondiale, di trovare rispetto e dignità in un piccolo paese, il Costa Rica. Sono figlia di questa pace e la dimostrazione di ciò che quest’ultima rende possibile».
Quattro candidati, tutti latinoamericani
I candidati alla guida dell’Onu sono quattro, tre latinoamericani: l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, l’argentino Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ex presidente senegalese Macky Sall, la cui candidatura è segnata dalle accuse di aver represso i diritti umani durante il suo mandato in patria, e appunto Grynspan, 70 anni, economista, attualmente segretaria generale della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD). La decisione finale spetta al Consiglio di Sicurezza, dove ciascuno dei cinque membri permanenti può esercitare il veto.
Figlia di rifugiati ebrei polacchi
La storia dei suoi genitori è al centro della narrazione con cui Grynspan si presenta al mondo. Suo padre fuggì dalla Polonia nel 1936, sua madre poco dopo, lasciando indietro i propri genitori. «Non li rivide mai più, furono assassinati durante la Shoah», ha raccontato in un’intervista, riferendosi alla madre. Entrambi, seguendo percorsi diversi, tentarono di raggiungere la Palestina mandataria, ma gli inglesi bloccavano l’immigrazione ebraica: li arrestarono e li trattennero a Cipro. «Si incontrarono sull’isola e si innamorarono. Arrivarono in Costa Rica già sposati». Si stabilirono nel paese centroamericano all’inizio degli anni Cinquanta, dove nacque nel 1955 Rebeca, prima di tre sorelle. Una di queste sarebbe poi emigrata in Israele da adolescente, dove risiede ancora, e i suoi figli hanno prestato servizio nelle Forze di difesa israeliane. La stessa Grynspan ha studiato economia e sociologia all’Università Ebraica di Gerusalemme, ha un rapporto consolidato con il World Jewish Congress ed è intervenuta a diversi eventi di organizzazioni ebraiche internazionali. Dopo una carriera accademica e diversi incarichi ministeriali, è diventata vicepresidente del Costa Rica dal 1994 al 1998. Nella piccola comunità ebraica costaricana, circa duemila persone concentrate a San José, per lo più ashkenaziti di origine polacca come i suoi genitori, è seguita con grande attenzione. «Sarebbe un grande orgoglio per noi», ha detto Amir Grunhaus, ebreo costaricano residente a New York.
Il 7 ottobre, Hamas e le critiche a Gerusalemme
Il suo rapporto con Israele, visto dall’interno dell’Onu, è però complicato, sottolinea il Times of Israel. La testata ricorda come sotto la guida di Grynspan l’UNCTAD abbia pubblicato una serie di rapporti sulle condizioni economiche nei territori palestinesi che attribuivano i problemi della Cisgiordania e di Gaza pressoché interamente alle politiche israeliane, senza menzionare il ruolo di Hamas, la corruzione dell’Autorità nazionale palestinese o le ragioni di sicurezza di Israele. Dopo il 7 ottobre 2023, la candidata alla segreteria dell’Onu ha dichiarato di essere «inorridita dalla tragica perdita di vite umane in Israele e a Gaza», ha condannato Hamas ma anche «i continui bombardamenti delle Idf su civili, ospedali, rifugi, scuole e strutture Onu», e ha chiesto un cessate il fuoco.
Per queste posizioni Eve Epstein, già consulente Onu per l’antisemitismo e figlia di sopravvissuti alla Shoah, ha scritto un articolo su Israel Hayom dal titolo inequivocabile: «Attenti alla prima segretaria generale ebrea dell’Onu». Secondo Epstein, Grynspan usa la sua biografia per rassicurare Washington e Israele, mentre il suo operato racconterebbe un’altra storia. «Se la sua connessione ebraica è così centrale, dov’era riflessa nel suo percorso professionale?», chiede. Dov’era la sua voce durante le commemorazioni annuali della Shoah? «Dov’era quando Guterres disse che il massacro del 7 ottobre non era avvenuto nel vuoto»? Per Epstein la nomina di Grynspan nasconderebbe poi un ulteriore rischio: un segretario generale di cui ci si aspetta simpatia verso Israele potrebbe sentire la pressione di dimostrare la propria indipendenza, risultando alla fine più esigente, non meno.
Il futuro dell’Onu
Per Grynspan le Nazioni Unite sono un’organizzazione in crisi, e non lo nasconde. Intervistata da Paris Match, ha tracciato una diagnosi netta: in un mondo sempre più diviso tra grandi potenze, la mancanza di istituzioni internazionali credibili porterebbe alla frammentazione, «con effetti su ogni aspetto della vita globale: pace e sicurezza, economia e coesione sociale». Le sue priorità, se eletta, sarebbero tre: pace, riforma e futuro, a partire da una ristrutturazione dell’ufficio del segretario generale per rafforzare le capacità di diplomazia preventiva. E per spiegare cita l’esempio del Dopoguerra. «Nel 1945, nonostante la totale assenza di fiducia dopo il conflitto, i leader mondiali scelsero di credere che un mondo diverso fosse possibile. Fu una decisione straordinariamente coraggiosa. Oggi dobbiamo fare di nuovo quella stessa scelta».