2 GIUGNO

Ottant’anni di Repubblica, da Umberto Terracini ai nuovi pericoli dell’odio

Ottant’anni di Repubblica, da Umberto Terracini ai nuovi pericoli dell’odio

Ebbe anche il mondo ebraico italiano tra i protagonisti la stagione che portò al referendum con cui l’Italia, il 2 giugno di 80 anni fa, scelse la Repubblica. Uno storico voto, il primo alla quale parteciparono le donne, celebrato in queste ore, tra tante iniziative, con la cerimonia al monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma con la partecipazione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto. I festeggiamenti organizzati dal Quirinale si concluderanno questa sera con l’evento “I Volti della Repubblica”, una manifestazione animata da artisti del mondo della musica, della danza, del teatro, del cinema e con l’intervento di alcuni campioni dello sport alla quale anche l’Ucei ha aderito.

Ebrei nella Costituente

Da Umberto Terracini a Emilio Sereni, da Leo Valiani a Vittorio Foa, tante biografie ed esperienze ebraiche, con diverse sfumature politiche, animarono l’Assemblea Costituente nell’elaborazione della legge fondamentale dello Stato democratico risorto sulle ceneri del nazifascismo e delle persecuzioni antiebraiche, un compito che si concluderà proprio sotto la presidenza di Terracini. «L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore», dichiarerà con parole solenni il giurista nato nel 1895 a Genova in una famiglia della media borghesia ebraica piemontese i cui unici svaghi di gioventù, racconterà egli stesso, come riporta il saggio Un impegno controcorrente. Umberto Terracini e gli ebrei (1945-1983) di Marta Nicolo, pubblicato nel 2018 dall’editore Zamorani, erano quelli «di assistere alle funzioni di culto in sinagoga, venerdì sera e il sabato», oltre a qualche visita «nelle case dei compagni di scuola».
Ottant’anni dopo la piena affermazione delle libertà repubblicane resta un tema centrale nell’esperienza ebraica in Italia, come ha evidenziato poco più di un mese fa la presidente Ucei Livia Ottolenghi in una lettera inviata al presidente Mattarella, firmata anche dai presidenti delle Comunità ebraiche di Roma (Victor Fadlun), Milano (Walker Meghnagi) e Bologna (Daniele De Paz) dopo alcune incresciose vicende a sfondo antisemita verificatesi nelle piazze del 25 Aprile. Da qui «il sofferente appello» di tutte e le 21 Comunità ebraiche italiane affinché il Capo dello Stato «continui a essere garante dei valori costituzionali», perché «la libertà di manifestare non può mai tradursi in intimidazione o discriminazione verso altri cittadini» e «la libertà di parola non può essere compressa o limitata, come avvenuto nel corso della dittatura fascista» e come sempre più spesso accade oggi negli spazi pubblici.
Anche di questo si discuterà nel corso dell’incontro “Anticorpi democratici – Il DDL contro l’antisemitismo: quando una società riconosce e respinge l’odio” in programma mercoledì 3 giugno alle 17, a Palazzo Valentini, promosso dall’Ucei con l’intervento di istituzioni, parlamentari e addetti ai lavori. Come annunciato da Ottolenghi, terza presidente Ucei donna dopo Tullia Zevi e Noemi Di Segni, «questo incontro è un ulteriore passo per costruire una consapevolezza condivisa contro ogni forma di antisemitismo e di odio» perché «nei confronti degli ebrei sta crescendo sempre più una discriminazione fattuale, ideologica, teologica e persino linguistica, intollerabile per uno stato democratico come l’Italia».

Il ruolo politico della donna nell’ebraismo

Tornando al tema della partecipazione femminile al voto, abbiamo chiesto al docente di Pensiero ebraico Massimo Giuliani se l’ebraismo italiano sia più o meno “femminista” di altri. «Non c’è dubbio che alcune donne ebree italiane abbiano lasciato il segno e siano diventate vere e proprie maestre anche in assenza di un titolo rabbinico, incidendo a livello di formazione religiosa e culturale. Penso tra le altre a Giacometta Limentani, Clotilde Pontecorvo, Lea Sestieri e Irene Kajon», risponde Giuliani. «Anche a livello istituzionale ci sono molte donne in prima linea e trovo ci sia ancora spazio per un ulteriore riconoscimento nonostante alcune limitazioni derivanti dalla Halakhah, la Legge ebraica: ciò renderebbe l’ebraismo italiano ortodosso meno vulnerabile rispetto all’emergere di gruppi riformati, notoriamente più aperti e “femministi” di quelli ortodossi: ma tutto sta nel riempire di senso questo termine». C’è un ruolo politico per la donna nell’ebraismo?, domandiamo ancora a Giuliani, che insegna anche al diploma universitario Ucei. “In un momento storico in cui dobbiamo trovare equilibri tra visioni diverse per evitare delle spaccature profonde, la maggior capacità empatica delle donne rispetto agli uomini potrebbe essere di aiuto. Personalmente mi dà fastidio assistere a iniziative con tre, quattro o cinque relatori tutti uomini. Succede anche nel mondo ebraico: non dico spesso, ma si vede, e su questo serve una maggiore sensibilità dal basso. Non è una questione di quote».

a.s.

(Foto: Quirinale)

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