Israele

Michael Rabello, il giurista italo-israeliano nominato controllore dello Stato

Michael Rabello, il giurista italo-israeliano nominato controllore dello Stato

L’avvocato Michael Rabello, classe 1966, da anni accompagna il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nelle più delicate battaglie costituzionali davanti alla Corte Suprema israeliana. Consulente personale del premier, il 3 giugno Rabello è stato eletto controllore dello Stato d’Israele al termine di una votazione convulsa e destinata a produrre nuovi contenziosi giudiziari.
Per il giurista italo-israeliano Michael Sierra, che da quando era piccolo conosce Rabello, la vicenda presenta un paradosso. Da un lato c’è il professionista che descrive come «una persona molto corretta, perbene, un bravo avvocato». Dall’altro una nomina che rischia di essere ricordata per le polemiche che l’hanno accompagnata. «Lo conosco praticamente da quando sono nato, non so se accetterà l’incarico», racconta Sierra a Pagine Ebraiche. «Siamo amici di famiglia. Suo padre Alfredo Rabello era molto legato a mio nonno, che all’epoca era rabbino di Bologna. Sono persone gentili, generose e corrette».
Il legame dei Rabello con l’Italia risale a più generazioni. Il nonno Emilio e il bisnonno erano avvocati affermati nel Belpaese; il padre, Mordechai Alfredo, si è poi trasferito in Israele, dove è diventato professore emerito di diritto romano e diritto ebraico all’Università Ebraica di Gerusalemme. «Alfredo appartiene a quella generazione di giuristi che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo del diritto privato israeliano», spiega Sierra. «Ha scritto moltissimo sul diritto ebraico, sul diritto privato israeliano e ha insegnato per anni diritto romano».
Anche Michael Rabello conserva un rapporto con le proprie radici italiane. «Frequenta il Tempio italiano di Gerusalemme e mantiene un legame con gli italkim», osserva Sierra. Dopo gli studi giuridici all’Università Ebraica, il neoeletto controllore dello Stato ha svolto il praticantato presso il giudice della Corte Suprema Menachem Elon, uno dei più autorevoli interpreti del rapporto tra diritto israeliano e tradizione giuridica ebraica, sottolinea Sierra. «Elon aveva una visione molto diversa da quella di Aharon Barak, allora presidente della Corte Suprema: mentre Barak sosteneva che tutto potenzalmente può essere sottoposto al giudizio della Corte, Elon era molto più prudente sull’intervento dei giudici nelle questioni politiche», ricorda Sierra.

Il rapporto con Netanyahu
Negli ultimi anni l’avvocato Rabello è diventato uno dei più stretti collaboratori giuridici di Netanyahu. È lui a rappresentare il Likud e il premier nei procedimenti costituzionali davanti alla Corte Suprema, mentre la difesa nei processi penali è affidata all’avvocato Amit Hadad. «Rabello è soprattutto l’avvocato delle questioni istituzionali e costituzionali», spiega Sierra. «È stato coinvolto in molti dei casi più delicati che hanno riguardato Netanyahu e il governo». Ad esempio, le discussioni giuridiche sulla legittimità del premier a governare nonostante l’incriminazione penale a suo carico o la difesa della nomina di Aryeh Deri a ministro, annullata dalla Corte Suprema perché ritenuta «irragionevole», dopo che il leader di Shas aveva patteggiato una condanna per frode fiscale pochi mesi prima.
Il ruolo di Rabello al fianco del primo ministro è stato uno degli elementi più discussi durante la votazione alla carica di controllore dello Stato, ufficio che deve esercitare un controllo indipendente sull’operato del governo.

I compiti
Il controllore dello Stato è un organo di garanzia indipendente che risponde direttamente alla Knesset, non all’esecutivo, e riceve il proprio budget dalla Commissione finanziaria del Parlamento. Eletto dalla Knesset a scrutinio segreto per un mandato unico di sette anni, ha il compito di verificare la legalità, l’efficienza e la correttezza dell’attività del governo, dei ministeri e delle autorità locali; controlla il finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali; riceve i reclami dei cittadini svolgendo una funzione di difensore civico. Il controllore dispone di ampi poteri investigativi e di centinaia di collaboratori tra contabili, avvocati e altri professionisti, ma non ha potere coercitivo diretto: per imporre sanzioni agli enti inadempienti deve rivolgersi alla Knesset. L’aspetto più visibile del suo lavoro è la pubblicazione di rapporti periodici presentati al parlamento. «Sono documenti spesso molto critici», osserva Sierra. «Non hanno effetti sanzionatori diretti, ma producono un forte impatto politico e mediatico».

L’elezione del nuovo controllore
La vittoria di Rabello è arrivata al secondo scrutinio. Nel primo, il giudice in pensione della Corte Suprema Yosef Elron, sostenuto dall’opposizione, aveva ottenuto 60 voti contro i 57 di Rabello, fermandosi però a un voto dalla maggioranza necessaria di 61. Al secondo scrutinio la situazione si è ribaltata e Rabello è stato eletto con 61 voti. Ma la scelta è stata segnata dalle polemiche. Diversi parlamentari del Likud hanno fotografato o filmato la propria scheda elettorale per dimostrare di aver sostenuto il candidato voluto da Netanyahu. «Il problema è che la Legge Fondamentale sul controllore dello Stato prevede espressamente che il voto sia segreto», sottolinea Sierra. «Per questo mi è sembrata una situazione assurda. Ho visto video sui social in cui alcuni parlamentari mostravano apertamente come avevano votato». Secondo il giurista non si può escludere che la Corte Suprema venga chiamata a pronunciarsi. «Può darsi che i giudici annullino la procedura e impongano una nuova votazione. Al momento è uno scenario possibile».

Davanti alla Corte Suprema
La vicenda Rabello si inserisce in una fase particolarmente delicata per il sistema costituzionale israeliano. Nei prossimi mesi la Corte Suprema sarà chiamata ad affrontare alcune delle questioni più importanti della vita pubblica del paese. Tra queste figura il dibattito sulla futura commissione d’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre 2023 e sulle responsabilità politiche e militari che hanno preceduto l’attacco di Hamas.
Resta inoltre aperto il contenzioso sulla nuova legge che introduce la pena di morte per alcuni reati di terrorismo, già impugnata davanti alla Corte da organizzazioni per i diritti civili. In più c’è il confronto sulla Commissione per la nomina dei giudici. La Corte Suprema ha recentemente ordinato al ministro della Giustizia Yariv Levin di convocarla, dopo mesi di stallo istituzionale. «Levin sostiene che la decisione sia illegittima e continua a opporsi», spiega Sierra. «Se il governo dovesse rifiutarsi apertamente di eseguire una sentenza della Corte Suprema, ci troveremmo davanti a una vera crisi costituzionale. Sarebbe un passaggio senza precedenti nella storia israeliana». 

Daniel Reichel

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