ROMA

Società civile con Keshet Italia contro esclusione dal Pride

Società civile con Keshet Italia contro esclusione dal Pride

A dieci giorni dalla decisione degli organizzatori del prossimo Pride di Roma di negare la sfilata dei carri a Keshet Italia, l’unica associazione lgbtqai+ ebraico-italiana, non si registra al momento una presa di posizione del sindaco della capitale Roberto Gualtieri. Ed è un silenzio che pesa, fanno capire attivisti, militanti ed esponenti della società civile, promotori di una petizione-appello a Gualtieri affinché, quale rappresentante della città e delle istituzioni che sostengono e patrocinano l’iniziativa, avvii un confronto con gli organizzatori «affinché siano individuate soluzioni che garantiscano a Keshet Italia una piena partecipazione al Roma Pride in condizioni di sicurezza e uguaglianza». Condizioni ad oggi non garantite perché, si legge, «la mancata possibilità di partecipare con un carro può tradursi in un concreto rischio per l’incolumità dell’associazione e dei suoi aderenti», configurando di fatto una forma di «discriminazione indiretta» innescata dalla decisione di Keshet di non aderire a un documento del Pride in cui viene usato il termine “genocidio” rispetto alla situazione a Gaza. L’appello ha raccolto in poche ore oltre un migliaio di firme e tra loro «vediamo firme importanti e trasversali» del mondo della cultura e della politica, sottolinea Raffaele Sabbadini, presidente di Keshet Italia. «Attivisti storici del movimento, giornalisti, intellettuali: si tratta di una mobilitazione molto bella ed è, di fatto, una nostra vittoria». L’obiettivo dell’organizzazione ebraica, si legge in una nota diffusa giovedì, «è individuare soluzioni concrete che garantiscano a Keshet Italia una piena partecipazione in condizioni di totale sicurezza e uguaglianza, confermando Roma come città aperta e democratica».

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