Undici missili balistici lanciati dall’Iran contro il nord di Israele nella serata di domenica, i primi da due mesi di fragile tregua, hanno riportato la regione sull’orlo di una guerra aperta. Il regime di Teheran ha sostenuto di agire in risposta a un attacco israeliano sulla sede di Hezbollah nel quartiere di Dahiyeh a Beirut. Tutti i missili sono stati intercettati o sono caduti in aree aperte, senza causare feriti. La risposta israeliana è arrivata nella notte: l’aviazione militare ha colpito 15 obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, tra cui un impianto petrolchimico nel Khuzestan, un deposito di droni a Teheran.
Lunedì all’alba un nuovo attacco
L’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili all’alba, stavolta verso Gerusalemme, Beer Sheva e l’aeroporto Ben Gurion, rivendicando di aver colpito le basi aeree israeliane di Nevatim e Tel Nof: affermazione smentita dalle Idf, che hanno dichiarato di aver intercettato tutti i missili. Anche un missile dei ribelli houthi dallo Yemen è stato abbattuto. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza ristretto per le 11.00 ora locale, mentre l’ambasciatore israeliano a Washington Yechiel Leiter ha dichiarato: «L’Iran ha lanciato undici missili balistici contro Israele. Ognuno di quei missili può radere al suolo un intero quartiere e uccidere centinaia di persone. Nessun Paese che si rispetti al mondo tollererebbe un simile attacco, e Israele non lo farà».
La reazione israeliana ai missili iraniani è arrivata nonostante la contrarietà del presidente Usa Donald Trump, che ha chiamato Netanyahu esortandolo esplicitamente a non rispondere: «Ognuno si è divertito con i suoi attacchi, non ne serve un altro», ha dichiarato il presidente Usa, riportano i media internazionali, che sottolineano l’obiettivo di Trump di non far saltare i negoziati con Teheran, che a suo dire erano ormai «vicinissimi» a raggiungere un accordo.
MEDIO ORIENTE
Doppia ondata di missili balistici dall’Iran su Israele