La scoperta mesi fa di un album fotografico dimenticato nel seminterrato di una casa di Montréal ha portato a un progetto di recupero della storia visiva di Gerusalemme. David Freedman – racconta Deborah Danan sulla JTA – ha ritrovato circa cento pagine di fotografie scattate da suo nonno durante il soggiorno nella Palestina mandataria, tra il 1920 e il 1922. Scene di strada, mercati, luoghi di culto, ma anche alcuni protagonisti della storia politica e scientifica ebraica (e non solo) del Novecento: da Chaim Weizmann a Israel Kligler fino a Winston Churchill e Herbert Samuel. L’insieme restituisce una Gerusalemme ancora in formazione, sia dal punto amministrativo sia urbano, una città sospesa tra la fine dell’amministrazione militare e l’avvio del governo civile britannico. Freedman ha raccontato la sensazione di avere trovato qualcosa di straordinario soprattutto per qualità e densità documentaria delle immagini, che riflettono una pratica fotografica familiare legata più alla registrazione immediata di un momento che alla composizione sistematica. Tra tutte, però, sono le fotografie del Kotel, il Muro Occidentale, a produrre oggi l’effetto più ampio, immagini che hanno spinto il Tower of David Jerusalem Museum a lanciare un appello pubblico affinché altre famiglie controllino archivi privati, album e soffitte alla ricerca di fotografie, cartoline e materiali visivi di ogni genere capaci di arricchire la documentazione storica del sito. L’iniziativa è diventata parte del lavoro preparatorio per una grande mostra, prevista per il 2027, che si chiamerà “Eyes on the Wall” e coinciderà con i sessant’anni dalla guerra dei Sei giorni e dalla presa della Città Vecchia da parte di Israele nel 1967, quando l’area tornò sotto controllo ebraico dopo quasi due millenni di interdizione all’accesso per gli ebrei. Oggi il Muro Occidentale è tra i luoghi più fotografati al mondo, ma i curatori del museo sottolineano che la documentazione delle decadi precedenti resta sorprendentemente frammentaria, dispersa soprattutto in collezioni private difficilmente accessibili.
Una mostra lunga duemila anni
La direttrice Eilat Lieber ha ricordato come il Kotel non esaurisce il proprio significato nella struttura fisica, ma è stato modellato nel tempo dalla presenza di chi vi si è rivolto in preghiera. La mostra, curata da Shimon Lev e Yael Brandt, intende ricostruire questa stratificazione visiva su un arco di quasi duemila anni, in una delle più ampie iniziative espositive dedicate al sito dopo la riapertura del museo nel 2023, in seguito a un importante intervento di restauro. Le fotografie di Freedman appartengono a un periodo in cui il luogo non era ancora al centro della conflittualità, e documentano una quotidianità diversa, inclusa un’immagine di uomini e donne in preghiera insieme presso il settore più antico del Muro, in contrasto con la successiva divisione in due spazi distinti del luogo di culto. Freedman, medico come il nonno e impegnato nella conservazione dell’archivio familiare, ha deciso insieme ai parenti di affidare l’intero album al museo, affinché venga conservato e reso accessibile alla ricerca pubblica.
(Nell’immagine il Kotel, Muro Occidentale, Gerusalemme, 1921, Tower of David Jerusalem Museum.)