ROMA

Erri De Luca incanta “Ebraica”

Erri De Luca incanta “Ebraica”

«’O cavallo jastemmato lle luce ’o pilo». Ha fatto ricorso anche alla cultura napoletana Erri De Luca intervenuto come primo ospite della 19esima edizione di Ebraica, il festival internazionale di cultura che si è aperto ieri a Roma. Il cavallo «jastemmato» è il cavallo di cui si parla male, bestemmiato, eppure «lle luce ’o pilo», ha il pelo lucido, ha spiegato il poeta, scrittore e traduttore rispondendo alle domande di Maurizio Molinari. Un prestito dunque da Napoli per spiegare al pubblico che l’odio contro Israele «nuoce gravemente a chi lo prova» e non – nota ottimista – a chi lo subisce.
De Luca ha incantato i presenti accompagnandoli in una breve ma puntualissima escursione fra i significati delle parole, una gita anche attraverso la storia d’Italia senza dimenticare l’Eneide alcuni salmi di re David, recitati in ebraico. «Quando ero giovane era necessario usare sempre il termine proletariato. Se non lo facevi eri un traditore del linguaggio», ha ricordato. Oggi invece c’è un nuovo tabù. «Usare la parola sionismo perché fa rima con espansionismo: eppure la gente non sa di essere sionista», ha incalzato De Luca. «Chiunque accetti l’esistenza dello Stato d’Israele è un sionista: per me, dunque, è sionista pure l’Olp. Hamas invece no, ecco perché va disarmato». Le guerre oggi, i bombardamenti di Napoli che infusero un terrore senza fine a sua madre e gli esiti dei conflitti sono alcuni degli argomenti toccati da De Luca. All’Italia servì la sconfitta per liberarsi dal fascismo, in Germania fu necessario una distruzione totale. A Gaza servirà l’aiuto di molti per una rinascita: «Ma lo sapete che di recente ci sono state delle elezioni amministrative nella Striscia e ha vinto l’Olp e non Hamas?».
Ad aprire il festival curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Marco Panella era stato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, salutando «la cultura non solo ebraica ma la cultura della comunità ebraica romana». A seguire ha parlato il presidente della Comunità capitolina Victor Fadlun secondo cui l’ebraismo romano «è una radice viva» della città mentre la presidente dell’Ucei Livia Ottolenghi ha ringraziato gli organizzatori proprio per aver invitato De Luca. «Le sue recenti parole hanno avuto il merito di mettere in discussione un conformismo culturale alimentato da false generalizzazioni e da un uso improprio di concetti giuridici e di fenomeni storici complessi».
L’uso improprio di alcuni concetti menzionato da Ottolenghi è amplificato dai social media, «che per me andrebbero chiamato a-social perché si sta sempre dietro uno schermo e non si incontra mai nessuno», ha osservato lo scrittore. Molto meglio incontrarsi e scambiare parole «anche se io prima che scrittore sono ascoltatore: so scrivere in una lingua solo ma posso parlare e ascoltare in più lingue». Le parole sono il mio lavoro, ha continuato De Luca sempre prodigo di similitudini: «Un calzolaio deve fare bene le scarpe e se vuole fare qualcosa di più potrebbe fare le scarpe per tutti. Lo stesso deve fare lo scrittore: uno bravo potrebbe dare a tutti un paio di parole buone».

I nostri siti