«Difendere e diffondere la cultura nostra» auspicavano oltre un secolo fa gli animatori della Federazione delle Associazioni Culturali Ebraiche (F.A.C.E.) al centro mercoledì di un’intensa giornata di studi alla Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi” a Roma. Quel messaggio resta attuale, quella sfida e quell’impegno parlano anche al presente e al futuro, ha fatto capire in conclusione di conferenza Amedeo Spagnoletto. Con una relazione incentrata su “cosa è sopravvissuto” oggi degli arredi cerimoniali censiti, fotografati e raccontati allora, il direttore del Meis ha illustrato al pubblico alcuni esempi concreti per un utilizzo consapevole del fondo F.A.C.E. per la rivitalizzazione di antiche componenti del culto “dimenticate” nei depositi o per l’individuazione di libri nel frattempo scomparsi dai radar comunitari. «Cosa spinse quei giovani? La nostalgia di un passato da recuperare o la salvaguardia del presente? Credo che ci fossero entrambe le cose», ha osservato Spagnoletto.
Per lo storico dell’architettura Andrea Morpurgo, che ha aperto la seconda sessione della conferenza, il fondo F.A.C.E. «ha il merito di restituirci la volontà dell’ebraismo italiano di documentare, conoscere, preservare e conservare la memoria di uno straordinario patrimonio che era fatto di spazi urbani costruiti e vissuti attraverso i secoli». Morpurgo ha parlato delle fotografie che documentano ciò che oggi non c’è più, dalle sinagoghe ai cimiteri, in un primo momento per le nuove dinamiche demografiche post-emancipazione che portarono alla dissoluzione di alcune comunità radicate nel territorio o per le operazioni di risanamento urbanistico che inclusero le demolizioni di numerosi ghetti in cui gli ebrei erano stati confinati per generazioni. Varie altre sinagoghe sarebbero state poi devastate dai nazifascisti o colpite dai bombardamenti alleati con in evidenza i casi tra gli altri di Bologna, Torino e, «il più eclatante di tutti», dell’antico tempio di Livorno. Per arrivare alla vicenda emblematica, tra le sinagoghe demolite e dismesse, di quella di Conegliano Veneto «rimontata» a Gerusalemme negli anni Cinquanta del secolo scorso.

Lo sguardo degli altri
La storica dell’arte Sharon Reichel, una delle due curatrici della mostra “Viaggio in Italia. Alla scoperta del patrimonio culturale ebraico”, si è invece soffermata sullo “sguardo degli altri” ricavabile dai documenti del fondo F.A.C.E. La relazione è iniziata con l’originale percezione del collezionista tedesco Salli Kirschtein (1869-1935), protagonista di un “viaggio” nell’Italia ebraica «totalmente reinventato, romantico, per molti versi vicino al Grand Tour». Lo sguardo di Reichel si è poi posato su altri viaggi ed altre esperienze che hanno contribuito a plasmare non solo l’idea “altra” dell’ebraismo italiano, ma anche l’idea che gli ebrei italiani «hanno di sé».
L’altra curatrice della mostra, Valeria Rainoldi, ha dedicato al suo intervento alle sinagoghe di Pesaro e ai loro arredi «dalle foto alla storia». Tutto nasce da una richiesta di certificazione dell’esistente richiesta dalla F.A.C.E all’amministrazione comunale del Comune marchigiano, nel 1932, quando entrambe le sinagoghe superstiti dell’un tempo florido ebraismo pesarese (poi “assorbito” nella sua residuale presenza da quello anconetano) erano a rischio demolizione. La ricerca di Rainoldi tra le carte ha spaziato dal fondo F.A.C.E a quello personale dell’ex presidente Ucei, Tullia Zevi, conservato anch’esso nella biblioteca che ne porta il nome. Zevi fu infatti una delle artefici del salvataggio del Beth haKnesset di rito spagnolo, sottoposta dalla fine degli anni Ottanta a un profondo risanamento.
In conclusione di giornata Giorgio Segrè, componente di Giunta della Fbcei, che ha moderato l’intera conferenza, ha parlato con soddisfazione del materiale «vasto, articolato e così profondamente coerente con la missione della F.A.C.E» emerso nel corso dei lavori. L’obiettivo è dare continuità a questo impegno, che ha già trovato varie modalità di esprimersi per un pubblico di addetti ai lavori e per un pubblico più generalista.
(Nell’immagine in alto: la sinagoga di Pesaro)
a.s.