«Figura emblematica e protagonista della vita religiosa e civile del nostro Paese». Sono le parole con cui il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il presidente della Comunità ebraica romana, Victor Fadlun, hanno commentato la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, a lungo segretario generale e poi presidente della Conferenza Episcopale Italiana e personalità di spicco del mondo ecclesiastico durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Ruini è mancato martedì all’età di 95 anni. Nel commemorarlo la Comunità ebraica della capitale sottolinea «il suo impegno nel dialogo ecumenico e interreligioso», oltre al «rapporto di stima e di confronto costruttivo» imbastito con le istituzioni dell’ebraismo romano e con l’allora rabbino capo della città Elia Toaff. Rimane inoltre viva, si afferma in una nota, «la memoria della sua partecipazione, in rappresentanza di papa Giovanni Paolo II, alle celebrazioni per il centenario del Tempio Maggiore di Roma» svoltesi nel 2004. Nell’occasione il papa polacco, in un messaggio di cui Ruini fu il latore, ricordò la storica visita compiuta 18 anni prima in sinagoga con al fianco il rabbino Toaff, definendo quella circostanza «l’abbraccio dei fratelli che si erano ritrovati dopo un lungo periodo in cui non sono mancate incomprensioni, rifiuto e sofferenze»
Partecipa al cordoglio anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In una nota l’Ucei esprime partecipazione «al dolore della Chiesa cattolica e porge le più sentite condoglianze alla Santa Sede, alla Conferenza Episcopale Italiana e a quanti ne hanno condiviso il cammino umano e spirituale». Ruini è ricordato dall’Ucei come una figura «autorevole della Chiesa e della vita pubblica italiana» e parte attiva di «una stagione significativa di dialogo tra ebrei e cristiani».
IL CORDOGLIO
Addio a Camillo Ruini, cardinale del dialogo