“Se Israele non è al Mondiale, perché tutti sono fissati con Israele?”. A chiederselo è il Canadian Jewish News, storica testata dell’ebraismo canadese. Il Canada è uno dei tre Paesi organizzatori del Mondiale che ha da poco preso il via e, in molte città, da Vancouver a Toronto, attivisti propal stanno monopolizzando la scena con iniziative in cui si chiede l’espulsione della federazione calcistica israeliana dalla Fifa. A che pro questa strategia della mobilitazione anti-Israele, con slogan spesso ossessivi e violenti? «Se a Israele fosse permesso di giocare contro i paesi mediorientali, forse non avremmo così tante guerre», chiosa la testata ebraica, convinta della necessità di costruire ponti anche sportivi tra Israele e i suoi vicini. Allo stesso modo sembra pensarla il numero uno della Fifa, Gianni Infantino. Negli scorsi giorni vari giornali hanno riferito il suo progetto per settembre: organizzare una storica amichevole tra le nazionali Under 15 israeliana e palestinese.
Un cognome con una storia
Intanto il Mondiale entra nel vivo, già ricco di storie e spunti. E se l’Argentina campione in carica ha battuto come prevedibile l’Algeria, con una tripletta dell’eterno Leo Messi, decisamente meno attesi sono stati i pareggi del Brasile contro il Marocco (1-1) e soprattutto della Spagna contro Capo Verde, in una sfida conclusasi a reti bianche. L’impresa della piccola nazione africana ha destato ammirazione globale e ha colpito anche l’immaginario dei tifosi israeliani, come racconta Ynet, entusiasmatisi in particolare per la presenza in campo del 24ene centravanti Gilson Benchimol. Dietro il suo nome, viene spiegato, si cela «un capitolo poco conosciuto della storia di Capo Verde». Un capitolo che rimanda all’Ottocento quando ebrei provenienti dal Marocco e da Gibilterra «si stabilirono nell’allora colonia portoghese, lasciando un segno indelebile sulle famiglie locali, sulle reti commerciali e sulla vita comunitaria», dedicandosi in particolare al commercio di sale, pelli e altri beni. Una delle figure più note di quel periodo fu proprio un Benchimol, che di nome faceva Hillel, mercante e proprietario terriero. Nato a Orano, in Algeria, da ebrei di Tetouan, si trasferì in seguito a Santiago, una delle isole di Capo Verde, per ragioni di affari. «Tutti i Benchimol di Capo Verde sono di origine ebraica», conferma a Ynet il presidente del Cape Verde Jewish Heritage Project, Carol S. Castiel. «Gli ebrei marocchini si sono assimilati a tal punto che non ci sono più ebrei praticanti. Ma chiunque porti quel cognome ha questa ascendenza».
A Los Angeles hanno debuttato sia Usa sia Iran, mentre al locale museo della Shoah è stata inaugurata la mostra “The Beautiful Game … The Untold Story” sulle radici ebraiche del calcio moderno. L’allestimento racconta la storia tra gli altri dell’ungherese Bela Guttmann, scampato alla persecuzione nazifascista nel suo Paese e destinato a diventare uno dei più importanti allenatori del Novecento, con esperienze anche in Italia sulle panchine di Padova, Triestina, Vicenza e soprattutto Milan, che lasciò in modo turbolento mentre era al primo posto in classifica. Negli anni Venti Guttmann fu protagonista di una trionfale tournée statunitense con i colori della polisportiva ebraica Hakoah fresca vincitrice del titolo nazionale in Austria. Molti di quei calciatori non sopravvissero alla Shoah.
(Nell’immagine della Fifa, un’azione di gioco di Spagna-Capo Verde)
a.s.