Medio Oriente

Le Idf restano nel sud del Libano. Un soldato ucciso lungo il Litani

Le Idf restano nel sud del Libano. Un soldato ucciso lungo il Litani

Poche ore dopo la firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, le Idf hanno pubblicato la mappa del proprio dispiegamento nel sud del Libano, per ribadire che Israele non si è ritirato dal territorio, nonostante le pressioni del regime iraniano su Washington. «Siamo schierati nella zona di sicurezza, circa dieci km all’interno del territorio libanese, a causa di esigenze operative», ha comunicato l’esercito israeliano. «I soldati continueranno a rimuovere le minacce e a rafforzare la difesa dei residenti del nord di Israele». Una formula con cui Gerusalemme ha chiarito che l’intesa diplomatica non comporta, almeno per ora, la fine delle operazioni contro Hezbollah. In una di queste è caduto il sergente maggiore della riserva, Alexander Filin, 29 anni, ucciso da un ordigno esplosivo di Hezbollah lungo il fiume Litani, mentre era di pattuglia. Nello stesso attacco sono rimasti feriti sette commilitoni, tra cui due ufficiali. Filin è il 31esimo soldato caduto dall’inizio dell’ultimo conflitto con il gruppo terroristico libanese sostenuto dall’Iran.
Immigrato in Israele da solo dall’Ucraina 14 anni fa, Filin risiedeva a Haifa. Nel 2018, mentre serviva nell’esercito, aveva ricevuto un premio dalla presidenza dello Stato per aver sventato un attacco terroristico a un checkpoint vicino a Nablus. Il sindaco di Haifa Yona Yahav ha reso omaggio a Filin: «Ha risposto alla chiamata del dovere, ha lasciato la sua routine quotidiana e i suoi cari ed è partito per difendere la sicurezza di Israele e dei suoi cittadini».

Il dispiegamento nel Libano meridionale
Secondo Ynet, le truppe israeliane si sono stabilizzate in alcune aree conquistate nelle ultime settimane nel Libano. La principale è il crinale di Ali Taher, posizione che domina la zona di Nabatieh, considerata uno dei centri di potere di Hezbollah. In alcuni settori il dispiegamento raggiunge i dieci chilometri di profondità, in altri si ferma a circa sei. La linea non coincide con la cosiddetta “Linea Gialla”: in alcuni punti le forze israeliane restano oltre quel riferimento, in altri si attestano più vicino al confine.
Nel Comando Nord, spiega la testata israeliana, la discussione non si è limitata a dove fermarsi, ma a come trasformare il controllo del terreno in capacità operativa: osservazione e prevenzione di infiltrazioni. Per ora, nelle zone controllate dall’esercito, non è previsto il ritorno dei residenti libanesi, e la Croce Rossa è stata invitata a coordinarsi con i militari israeliani prima di qualsiasi spostamento nell’area.
Resta centrale la questione della libertà d’azione, ribadiscono fonti governative alla radio dell’esercito. Israele intende mantenere la possibilità di colpire minacce anche oltre la zona di sicurezza, un punto su cui il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, e il Comando Nord avrebbero insistito nelle riunioni a Gerusalemme per garantire un’azione più profonda contro Hezbollah – compresi obiettivi a Beirut – anche se dall’annuncio del memorandum non sono stati condotti nuovi attacchi in altre aree del Paese.
Non è ancora chiaro se le truppe manterranno postazioni difensive fisse o agiranno tramite incursioni e imboscate, scrive Ynet: l’ipotesi più probabile è un modello misto con operazioni mirate, posizionamenti temporanei e pattugliamenti.
Sul piano politico, la fase attuale viene considerata transitoria. Dopo la firma del memorandum si apre una finestra di 60 giorni di negoziati tra Washington e Teheran, ma in Israele, riferisce Kan, l’ipotesi prevalente è che l’intesa non sfoci in un accordo definitivo. Da qui la convinzione che sia necessario mantenere la presa sul Libano meridionale almeno fino a novembre, quando le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti potrebbero aprire un nuovo margine di manovra sulla questione iraniana. I prossimi passi saranno discussi nei negoziati diretti tra Gerusalemme e Beirut, con un nuovo incontro previsto la prossima settimana.

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