I gruppi terroristici di Gaza hanno cominciato a fare i conti con i propri caduti, ammettendo ciò che per mesi avevano taciuto: diversi uomini presentati al mondo come giornalisti erano in realtà loro combattenti. Lo rivela un’inchiesta del Times of Israel, che ha passato al setaccio centinaia di necrologi pubblicati nelle ultime settimane da Hamas e dalla Jihad islamica palestinese sui canali Telegram delle rispettive ali militari.
Emblematico è il caso di Ahmed Abu Eisha, ucciso il 10 luglio 2025 da un drone israeliano nel campo profughi di Nuseirat. Per il Committee to Protect Journalists (CPJ), l’organizzazione internazionale che documenta le morti di reporter nel mondo, era un giornalista di Palestine Today, «educato, calmo e gentile», un uomo che aveva da poco concluso un dottorato in arabo. Per la Jihad islamica, che ne ha annunciato la morte il 1 giugno, era invece comandante e operativo della «Unità informativa centrale» della Brigata centrale, una struttura, spiega il Times of Israel, che si occupava di raccolta e analisi di intelligence.
I comunicati dei terroristi palestinesi
Non è un episodio isolato. Dopo anni di silenzio sui propri morti, Hamas e Jihad islamica diffondono ora sette o otto comunicati al giorno, e in più casi i nomi celebrati come «martiri» combattenti coincidono con quelli che le organizzazioni internazionali avevano inserito tra i giornalisti uccisi da Israele. La testata israeliana cita Mohammed Nasser Abu Huwaidi, la cui morte nel dicembre 2023 era stata condannata dall’Unesco come l’uccisione di un reporter, e che la Jihad islamica ha poi rivendicato essere un membro della propria «unità di media militari». E ancora Yaqoub Anan al-Bursh e Maysara Salah, entrambi presentati come giornalisti e poi indicati da Hamas come inquadrati in battaglioni delle Brigate del Nord.
Di fronte alle nuove evidenze, secondo il Times of Israel il CPJ ha rimosso senza darne notizia otto nomi dalla propria lista di giornalisti uccisi nel conflitto dopo aver accertato che quelle persone avevano «partecipato ai combattimenti». Nel complesso l’elenco è sceso da 276 a 259 caduti, ma la differenza include anche nomi tolti per ragioni estranee al ruolo di combattente. «Riesaminiamo ogni caso quando emergono nuove informazioni», ha dichiarato l’organizzazione, pur ribadendo che «ogni uso improprio dei tesserini stampa mina la fiducia nella stampa e può esporre i giornalisti a maggiori rischi». Altri archivi, come quello della Federazione internazionale dei giornalisti e il progetto Stop Murdering Journalists, continuano invece a elencare gli stessi nomi come reporter, senza alcun riferimento al loro ruolo di combattenti.
I dati sui reporter legati a Hamas e Jihad islamica
Le rivendicazioni sembrano dare credito, almeno in alcuni casi, alla versione israeliana, prosegue il Times Of Israel. Le Idf hanno sostenuto a più riprese che i giornalisti colpiti erano anche operativi terroristi: l’ultimo caso è quello di Ahmed Samir Washah, cameraman di Al Jazeera ucciso in un raid e descritto dall’esercito come membro dell’ala militare di Hamas che «pianificava attacchi con cecchini» contro le truppe. Già nell’ottobre 2024 Tsahal aveva diffuso documenti trovati a Gaza che, a suo dire, dimostravano l’appartenenza di sei reporter di Al Jazeera a Hamas e alla Jihad islamica. Uno studio del Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center ha calcolato che circa il 60% di 266 persone identificate come giornalisti e uccise tra l’ottobre 2023 e il novembre 2025 era affiliato a gruppi terroristici.
Le necrologie postume non toccano solo il mondo dell’informazione. Ahmed Abu al-Atta, calciatore dell’Al-Ahli Gaza la cui morte aveva suscitato condanne contro Israele, è stato poi indicato dalla Jihad islamica come vicecomandante dell’unità razzi della Brigata di Gaza City.
La Foreign Press Association ha ribadito che i giornalisti nelle zone di guerra vanno protetti come civili, «a condizione che non prendano parte alle ostilità», e continua a contestare a Israele il rifiuto di consentire l’ingresso a Gaza di reporter indipendenti.
Gaza
Hamas e Jihad islamica piangono operativi spacciati fino a ieri per reporter