La complessità dell’amore alla vigilia di una guerra

La complessità dell’amore alla vigilia di una guerra

Scordatevi la Gerusalemme «d’oro, di rame e di luce» cantata da Naomi Shemer, diventata di fatto l’inno della città dopo la riunificazione nel giugno del 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni. Luce ce n’è poca e non compare neanche il biblico “latte e miele” tra i vicoli dell’amara Gerusalemme, che fa da sfondo al romanzo Devastazione dello scrittore israeliano con natali ucraini Aharon Reuveni (1886-1971). Pubblicato nel 1925, ultimo libro di una trilogia dedicata alla Città Santa, Devastazione racconta la complessa storia d’amore tra due giovani in un contesto urbano segnato dalla miseria e dalla preoccupazione per la guerra che incombe. Siamo nel 1915. Tra gli ebrei in particolare c’è chi fa ogni possibile tentativo per sottrarsi alle armi, temendo le mortificazioni inflitte dai soldati dell’Impero ottomano ancora egemone. È il destino al quale prova a sfuggire anche il falegname socialista Meir Punk, il protagonista di questa sofferta liaison con la fragile Ester. Fragile è pure la loro unione, ma è forse l’unico baluardo al quale aggrapparsi mentre il mondo attorno a loro va a rotoli e i soldi non sono mai abbastanza, neanche per comprarsi la libertà (temporanea) dal turco.
A un secolo dall’uscita, l’editore Ronzani pubblica la prima edizione italiana del capolavoro di Reuveni, premio Bialik per la letteratura nel 1969, tradotto da Luca Colombo e commentato in appendice dalla germanista ed esperta di letteratura yiddish Roberta Ascarelli. Guardato con fastidio dal “puritanesimo” sabra delle origini, Reuveni è uno dei grandi scrittori ebrei del Novecento, paragonato da alcuni critici a Franz Kafka e Joseph Roth. «Non è ideologico Reuveni, intellettuale ombroso con una forte vocazione socialista, presto ripudiata, eppure continua a coltivare una speranza sionista guardando con affetto agli uomini pii e con ammirazione agli uomini che si preparano al futuro», scrive la studiosa. «Critico nei confronti degli intellettuali che continuano a trasportare anche nella Terra dei padri la loro storia diaspora ed europea, Reuveni è determinato a prendere parte a un progetto di rinnovamento culturale, in ebraico e in Palestina, senza mai sacrificare la verità e le sue contraddizioni».
Nel 1948 parteciperà alla nascita dello Stato d’Israele insieme al fratello e futuro presidente, Itzhak Ben-Zvi.

a.s.

Nell’immagine: la porta di Giaffa davanti alla Torre di Davide (ca. 1910)

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