Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni e, da questo lunedì, non è più il primo ministro britannico. Il passo indietro dell’ormai ex inquilino di Downing Street arriva dopo mesi di pressioni interne al partito laburista, mentre sembra destinato a succedergli l’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, candidato a diventare il settimo premier di Londra nei dieci anni trascorsi dalla Brexit. Nell’annunciare la sua decisione Starmer ha rivendicato varie azioni del suo mandato e definito «uno dei suoi più grandi successi» la lotta interna al partito contro l’odio antiebraico. Lo sottolinea, tra gli altri, il The Jewish Chronicle. Starmer prese la guida dei Labour nel 2020, ereditandola da Jeremy Corbyn, dopo la pesante sconfitta subita l’anno precedente contro i conservatori guidati da Boris Johnson. «Sei anni fa, ho ereditato un partito in bancarotta politicamente, finanziariamente e moralmente», ha sostenuto Starmer, affiancato dalla moglie Victoria Alexander. Nel suo discorso si è rivolto anche a lei, che è ebrea e ha portato l’osservanza dello Shabbat e di alcune pratiche ebraiche in famiglia, ringraziandola per il sostegno ricevuto. «Quando lascerò l’incarico più importante, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti», ha affermato Starmer. L’ex premier ha più volte dichiarato “tolleranza zero” contro l’antisemitismo, anche se è stato più volte contestato, da esponenti della comunità ebraica e del governo israeliano, per la drammatica impennata di episodi antisemiti violenti.
REGNO UNITO
Starmer lascia e rivendica lotta contro antisemitismo