Rispondeva al nome di Michael Moshe Mizrahi il civile ucciso lunedì nella sparatoria nel quartiere ebraico di Montreal. L’uomo, 68 anni, è descritto dalle istituzioni ebraiche canadesi come «un membro stimato» della comunità. Il movimento Chabad lo ricorda come «un frequentatore regolare» e come una persona che «amava festeggiare insieme a tutti, una persona sempre sorridente, con una parola sempre gentile per gli altri: amava la sua famiglia, amava Israele e amava essere ebreo».
Mizrahi è stato ferito a morte insieme all’agente di polizia 34enne Mohamed Lamine Benredouan. L’assassino è stato poi “neutralizzato” dalle forze dell’ordine intervenute sul posto, una zona della città con numerosi esercizi e spazi educativi e di aggregazione riconducibili al mondo ebraico. Nel novembre del 2023, tra i vari episodi citati in queste ore dalle cronache, le porte d’ingresso della sinagoga Beth Tikvah furono colpite da una bomba incendiaria.
«Desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine agli agenti di polizia, ai paramedici, ai vigili del fuoco e agli altri soccorritori che si sono precipitati verso il pericolo mentre altri fuggivano da esso. Il loro coraggio, la loro professionalità e la loro pronta azione hanno impedito che una tragedia già terribile si aggravasse ulteriormente», ha dichiarato il rabbino Saul Emanuel, direttore esecutivo del locale Jewish Community Council. «Negli ultimi anni, la comunità ebraica di Montreal ha vissuto un’ondata senza precedenti di episodi antisemiti, minacce, atti vandalici, violenze e intimidazioni. La paura e l’ansia che ne sono derivate sono reali e giustificate. Nessuno dovrebbe ignorarle. Ma la paura non può diventare una scusa per abbandonare il giudizio», prosegue il rav, contestando «chi si è affrettato a dichiarare con certezza che si trattava di un attacco terroristico antisemita, nonostante le forze dell’ordine non avessero ancora formulato tale conclusione e non fossero state presentate prove a sostegno di essa». Se insomma questa è la matrice dell’attacco, fa capire il rav, che siano le autorità competenti a dirlo. L’ipotesi resta comunque sul tavolo. Intanto, come riportano vari organi di stampa, si apprende come il killer, che indossava una mimetica, fosse vicino alla subcultura “incel”.
Montreal
68enne ebreo e un poliziotto uccisi in un attacco