Una sparatoria nel quartiere ebraico di Montreal ha provocato tre morti: oltre all’attentatore, hanno perso la vita un agente di polizia e un frequentatore del centro Chabad. «La sparatoria è avvenuta vicino al Parco Elie Wiesel, nel quartiere più popoloso della città del Québec, la regione francofona del Canada dove vive un’importante comunità ebraica», ricostruisce il Corriere della Sera, segnalando la presenza di vari ristoranti kosher, centri culturali e scuole elementari ebraiche già bersagliate, tre anni fa, «da diversi colpi di armi da fuoco, fortunatamente senza causare vittime». «Benché le autorità abbiano specificato che il movente dell’attentato è ancora ignoto, il sospetto di molti è che si possa trattare di un attacco diretto contro la comunità ebraica della città», riporta Il Sole 24 Ore. Per molte ore, scrive Repubblica, le autorità «non hanno voluto indicare un movente e non hanno fornito l’identità dell’attentatore». L’unico a sbilanciarsi subito «è stato il presidente dell’Organizzazione sionista mondiale Yaakov Hagoel, secondo cui “l’attacco terroristico antisemita a Montreal è un grave campanello d’allarme per il mondo”».
«L’accordo con il Libano potrebbe essere firmato domani, non ci sono dispute territoriali», dichiara al Corriere della Sera il presidente israeliano Isaac Herzog. «Eppure devo continuare a ripetere alla comunità internazionale: è Hezbollah, un’organizzazione terroristica, a mettere il veto e rendere l’Iran parte della questione Libano-Israele è un errore enorme. È una delle preoccupazioni che abbiamo sull’intesa in discussione e che abbiamo espresso agli americani». Herzog affronta vari temi, dal ruolo di Unifil nel sud del Libano («Non abbiamo alcun problema con le truppe italiane, il nostro problema è il mandato: non c’è stata, non c’è, la volontà o la capacità di impedire che un gruppo terroristico ammassasse armamenti sul confine con noi») alle elezioni israeliane di ottobre («Le prossime elezioni sono molto importanti, ma il presidente non può prendere una posizione politica»). Herzog ha anche un messaggio per il popolo italiano dopo i recenti episodi di boicottaggio anti-Israele, partendo dal caso relativo a Eshkol Nevo: «Rispettate gli israeliani, siamo tutti vicini nel Mediterraneo. Se abbiamo problemi, dovremmo discuterne come amici».
Prosegue, con segnali ritenuti inquietanti da buona parte dell’opinione pubblica israeliana, il negoziato Usa-Iran. «Dalle stanze del resort a Burgenstock, in Svizzera, emergono indiscrezioni che gelano il sangue nelle vene degli israeliani e, stando a un servizio del telegiornale di Canale12, anche in quelle del primo ministro Benjamin Netanyahu», riferisce La Stampa. Secondo la versione di Canale 12, ripresa dal quotidiano, «il premier sarebbe “in preda al panico” per il nuovo meccanismo di de-escalation in Libano emerso dai colloqui di ieri tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe escludere Israele dal quadro di supervisione e includere invece Iran, Libano, e i due Paesi mediatori dell’accordo Qatar e Pakistan». “Da Hormuz ai fondi congelati il primo round va a Teheran”, titola Repubblica nel fare un primo bilancio del negoziato. «Vance parla di possibile “svolta” per l’intero Medio Oriente. Israele comincia a chiedersi se la svolta abbia al centro l’Iran». Ieri, come riporta il Foglio, il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha pubblicato una lettera aperta a Donald Trump dal titolo: “Presidente, stiamo cercando di capire cosa vuole da noi”. Nel testo, sintetizza il Foglio, «il quotidiano prova a spiegare al presidente americano perché Hezbollah in Libano rimane una minaccia che nessun israeliano può ignorare».
«Da boicottatore a testimonial di un’azienda filo israeliana». È la storia dell’influencer propal Raffaele Giuliani, scelto da Lavazza come volto del “Basement Cafè Society”. La racconta, tra gli altri, il Tempo. In un altro articolo viene segnalata la presenza dello slogan anti Israele “Dal fiume al mare” a un convegno romano del Pd.
L’Università di Torino ha deciso ha deciso di rimuovere i manifesti legati alla figura di Primo Levi nell’ambito di una campagna di orientamento dell’ateneo che aveva fatto discutere. Da un lato, spiega La Stampa, «la parola “matricola”, che nell’ambito accademico indica il numero di iscrizione, ma secondo alcuni nel caso di Primo Levi evoca un doppio senso di cattivo gusto». Dall’altro, «il riferimento al libro Se questo è un uomo, con accanto lo slogan “Anche la tua storia inizia da qui”»