Milano ha una nuova Associazione di Amicizia ebraico-cristiana. È stata costituita il 22 giugno al Memoriale della Shoah, luogo simbolo della deportazione e della memoria ebraica milanese. L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere il dialogo interreligioso e interculturale, la conoscenza reciproca e il contrasto all’antisemitismo, spiegano dall’Associazione.
A guidarla, in questa prima fase, è la presidente pro tempore Milena Santerini, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano e già coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Giorgio Mortara e Claudia Milani sono i vicepresidenti e del direttivo fanno parte anche monsignor Pierfrancesco Fumagalli, Samuele Bernardini, Manuela Sorani e Giorgio Del Zanna.
L’Associazione, sottolinea Mortara, si inserisce nel solco del dialogo ebraico-cristiano maturato nel secondo dopoguerra e, a Milano, nella traccia indicata da figure come il cardinale Carlo Maria Martini e rav Giuseppe Laras z.l., a lungo rabbino capo della città. «Proprio nei momenti di difficoltà bisogna aprire il dialogo e creare ponti», afferma Mortara, già vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «Quando sembra prevalere il “tutti contro tutti”, è ancora più necessario cercare di superare le incomprensioni e aggiungere, al dramma delle guerre e della crisi della democrazia, una risposta fondata sul confronto e sulla responsabilità comune».
Per Mortara, «il tempo presente rende questa iniziativa non solo opportuna, ma necessaria. Le tensioni internazionali, il riemergere dell’antisemitismo, le fratture aperte dalle guerre e la crisi delle democrazie impongono una responsabilità condivisa». Il dialogo non può essere inteso come «esercizio formale o memoria rituale, ma come pratica concreta», capace di costruire relazioni e di opporsi alla logica della contrapposizione permanente.
Per Fumagalli, dottore emerito dell’Ambrosiana e dal 1994 Consultore della Commissione della S. Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, la scelta del Memoriale dà il senso profondo della nascita dell’Associazione: «Esprime da una parte l’angoscia dell’antisemitismo e della Shoah, che anche noi sperimentiamo in questi tempi; dall’altra, però, una speranza, una tikvah, dopo duemila anni, che unisce o può unire i fedeli nell’unico Dio». Una speranza resa ancora più urgente «da quell’episodio orrendo che è stato il 7 ottobre, e anche di tutte le guerre e gli orrori che ancora attraversano il Medio Oriente e non solo».
Nel segno di Jules Isaac
Fumagalli richiama anche la radice storica di questo percorso. «Un’associazione così si colloca nella linea di Jules Isaac, nella linea dell’amicizia ebraico-cristiana fondata subito dopo la tragedia della Shoah». Una stagione che, dopo l’abisso dello sterminio, aprì la strada a una nuova consapevolezza cristiana nei confronti dell’ebraismo e a un cammino di riconciliazione destinato a segnare in profondità il rapporto tra Chiesa ed ebrei. A Milano, osserva, non sono mancate negli anni iniziative e realtà impegnate nei rapporti tra Italia e Israele, ma non esisteva ancora un’associazione specificamente dedicata all’amicizia ebraico-cristiana. Il primo appuntamento sarà l’assemblea, ancora da calendarizzare, «aperta a quanti condividono i valori indicati nello Statuto».
Per Mortara, il nuovo organismo dovrà avere un orizzonte largo, capace di coinvolgere il più possibile le diverse confessioni. «Di fronte alle tensioni del nostro tempo, le persone di buona volontà devono unirsi. I discendenti di Abramo devono stare insieme, ma il dialogo non può restare chiuso in un perimetro ristretto: deve coinvolgere il più possibile le diverse confessioni, compresi i musulmani».
Da qui il senso dell’iniziativa, nelle parole di Fumagalli: «Rappresenta un cammino di sessant’anni, quello aperto da Nostra Aetate, che non sono passati invano. Anche davanti alle tragedie contemporanee, bisogna continuare a camminare avanti con speranza, con giustizia e con operosità».
d.r.