L’impopolarità della democrazia

La Costituzione italiana, al comma 3°dell’art. 10, dispone che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
E’ agevole constatare che le democrazie sono poche. Per curiosità, nel Democracy index, la Palestina è al n°111, l’Italia al n° 38, Israele al n° 31 e l’Uruguay al n° 15 (fonte The Economist). Intendiamoci, un conto è la libertà di pensare, altro è quella di esprimere il pensiero: se da noi esiste la più assoluta libertà di pensiero, perché abusarne esprimendolo addirittura fuori dalle mura di casa? Un prestigioso professore, ad esempio, spiega che Israele è discendente legittimo del Terzo Reich. Questo tipo di opinione, fondatissima, perché mai dovrebbe essere contrastata? Diciamolo: solo per cattiveria, considerando che ci sono degli ebrei che sono d’accordo.
Quanto ai c.d. antisionisti, chi saremmo noi per vilipendere l’argomento etnico, così popolare, costringendo gli haters a spremersi le meningi in cerca di eufemismi?
La suddetta norma costituzionale è in qualche modo annacquata da convenzioni internazionali, permessi di soggiorno vari, urgenze migratorie. Qualche volta la si è applicata, ad esempio per la professione giornalistica, ma sempre e palesemente per esigenze contingenti. La dottrina insiste sul suo valore, quando è palesemente oggi un espediente retorico e ieri uno strumento riservato a quattro gatti di prestigiosi dissidenti.
Ai vari argomenti snocciolati dai cultori altissimi del giure, potremmo sommessamente aggiungere che la natura isolata se non addirittura insulare che ha acquisito tale norma, non può essere disgiunta dalla perdita di prestigio della democrazia. Ha iniziato la Repubblica Democratica Tedesca, i cui abitanti erano stati chiusi da un muro per evitare che si rendessero infelici, scappando verso paesi non così democratici. Poi, l’ossessione per le colpe dell’Occidente ha fatto il resto, responsabile dell’invenzione dei diritti umani, i quali altro non sarebbero che libertà borghesi. I regimi ideali, le cui bandiere vengono orgogliosamente sventolate, sono quelli in cui le donne debbono restare chiuse in casa, gli omosessuali appesi a una gru e gli ebrei massacrati. Come il ritornello della canzone di Zambrini, Migliacci, Romitelli: un mondo d’amore.
Avete visto mai che qualcuno sfili per la democrazia, oltre a quegli straccioni borghesi di iraniani? Ma è roba vecchia; anche mezzo secolo addietro si sfilava per il Vietnam del Nord, che ora è al n°132 del democratic index, quindi peggiore della Palestina. Chi tira fuori in continuazione l’antifascismo, lo fa perché è un concetto che si interseca con la democrazia, senza esserle sovrapponibile.
È curioso che chi sfila con la bandiera palestinese esprima delle istanze, a suo giudizio, di indipendenza da Israele, benché tale indipendenza sia stata rifiutata in tutti i modi possibili e immaginabili. Qualcosa dovrebbe dire il fatto che questo vessillo onnipresente non rappresenti per nessuno delle istanze democratiche, perché – ahimè – libertà e democrazia non interessano più nessuno. A riprova, il democratic index segnala l’esistenza di un abisso democratico fra Israele e Palestina, eppure ciò non viene considerato, per dire, dagli accademici che vorrebbero istituzionalizzare l’appoggio alla Palestina. Se fossi nella mente dei massimi esponenti delle nostre istituzioni, qualche problema me lo porrei: man mano che ci si avvia verso il compimento di un secolo dall’emanazione della Costituzione, la democrazia ha perso appeal. Non è un segnale di pericolo?

Emanuele Calò

I nostri siti