Un margine sottile, ma che potrebbe bastare. Abdul El-Sayed, candidato progressista e apertamente anti-Israele, è in testa nella corsa alla nomination democratica per il Senato del Michigan, davanti alla deputata moderata Haley Stevens. Con oltre il 90% delle schede scrutinate, raccoglie il 48,7% dei voti contro il 47,3% della rivale.
Figlio di egiziani, medico e democratico-socialista, El-Sayed, 41 anni, ha costruito la sua campagna su sanità pubblica universale, tassa patrimoniale e stop agli aiuti militari a Israele, definito uno Stato «malvagio».
Quando, nel marzo scorso, un uomo di origine libanese legato a Hezbollah aveva lanciato un camion contro il Temple Israel di West Bloomfield, con oltre cento bambini nell’edificio, El-Sayed aveva di fatto giustificato l’attentatore, che aveva perso dei familiari in un attacco israeliano in Libano, con la frase «le persone ferite feriscono le persone». Un’uscita definita «offensiva» dalla leadership della comunità ebraica di West Bloomfield.
Non un episodio isolato: in una chiamata con i finanziatori aveva augurato al senatore democratico John Fetterman, sostenitore di Israele, di finire come «un orco su una picca, così tutti gli altri capiscono il messaggio». Una volta emerse le minacce a Fetterman, El-Sayed si è rifiutato di scusarsi.
Intervistato dalla CNN, ha eluso più volte la domanda sul diritto a esistere di Israele, rispondendo che «Israele esiste» ma rifiutandosi di chiarire se ne abbia il diritto, definendo la domanda un trabocchetto.
In campagna elettorale, il candidato democratico si è fatto accompagnare dal podcaster Hasan Piker, noto per aver dichiarato che «l’America si meritava l’11 settembre» e che Hamas ha «il diritto di resistere militarmente». La sfidante Stevens ha chiesto a El-Sayed di prendere le distanze; lui ha risposto di non condividere tutte le posizioni dello streamer, senza mai sconfessarlo.
USA
Michigan, l’ascesa del progressista anti-Israele El-Sayed