Sir Philip Sassoon (1888-1939), politico conservatore britannico, collezionista d’arte ed esponente della celebre dinastia ebraica originaria di Baghdad, aveva immaginato Trent Park come una residenza dell’élite politica e culturale britannica. Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento lo divenne, ospitando figure come Winston Churchill, Charlie Chaplin, George Bernard Shaw e membri della famiglia reale. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la dimora a nord di Londra fu requisita per l’interesse nazionale e cambiò completamente volto: il governo britannico la trasformò in un centro segreto dell’intelligence militare. Ai piani superiori furono alloggiati generali e alti ufficiali nazisti fatti prigionieri dalle forze Alleate; nel seminterrato, nascosti dietro muri disseminati di microfoni, un centinaio di “ascoltatori” registrava ogni loro conversazione per ottenere informazioni da usare nella guerra contro Hitler. Tra chi ascoltava e trascriveva, molti erano rifugiati ebrei fuggiti dalla Germania.
Quella storia è oggi raccontata dal nuovo Trent Park House of Secrets, museo inaugurato di recente a Enfield, nel nord di Londra. «Trent Park è una delle case dell’intelligence britannica, la più famosa delle quali è Bletchley Park», ha spiegato ai media il direttore Giuseppe Albano. Se Bletchley Park è ricordata per il lavoro di Alan Turing sulla decrittazione dei codici Enigma, Trent Park racconta un’altra pagina della guerra segreta.
L’idea era tanto semplice quanto efficace. Gli ufficiali tedeschi venivano ospitati in un ambiente raffinato, serviti da camerieri, autorizzati perfino a gite fuori porta. Convinti di trovarsi in un luogo sicuro, parlavano liberamente durante i pasti, nelle camere, in giardino o affacciati alle finestre, ignari che l’intera villa fosse disseminata di microfoni nascosti nei muri, nei battiscopa, nei lampadari, nelle panchine del parco e in un tavolo da biliardo. Le registrazioni arrivavano direttamente nei locali della servitù, trasformati in sale d’ascolto.
Nei primi anni il lavoro fu affidato a militari britannici germanofoni. Dal 1943, però, l’MI19 decise di reclutare circa cento rifugiati ebrei provenienti dalla Germania. Molti avevano conosciuto in prima persona le persecuzioni naziste; uno di loro, Peter Ganz, era stato arrestato dopo la Notte dei Cristalli e internato per sei settimane a Buchenwald prima di riuscire a fuggire in Gran Bretagna. Reclutato dall’intelligence, Ganz partecipò anche all’Operazione Epsilon, ascoltando di nascosto le conversazioni degli scienziati nucleari tedeschi detenuti a Farm Hall. Come Ganz, gli altri “ascoltatori” di Trent Park House conoscevano non solo la lingua, ma anche i dialetti e le espressioni colloquiali dei prigionieri, riuscendo così a cogliere sfumature che sarebbero sfuggite ad altri interpreti.
Le informazioni raccolte si rivelarono preziose. Tra le conversazioni intercettate comparvero riferimenti allo sviluppo dei missili V-2, consentendo ai britannici di colpire gli impianti di ricerca e ritardarne l’impiego. Alcuni prigionieri parlarono anche dei crimini commessi durante la guerra. Il generale Dietrich von Choltitz, ultimo comandante nazista di Parigi, ammise: «Il peggior compito che ho svolto è stata la liquidazione degli ebrei». Quelle dichiarazioni, tuttavia, non vennero utilizzate nei processi del dopoguerra, per non compromettere il segreto sull’attività di intercettazione.
Il museo ricostruisce le stanze d’ascolto nel seminterrato, con le apparecchiature di registrazione e i tavoli dove venivano trascritti i dialoghi, mentre al piano superiore conserva l’atmosfera della residenza voluta da Sassoon. Una sezione ripercorre anche la storia della villa, costruita nel XVIII secolo sulla tenuta reale di Giorgio III e trasformata negli anni Venti in una delle dimore più eleganti della società britannica. Figlio di Sir Edward Sassoon e di Aline de Rothschild, Philip apparteneva a due delle più importanti famiglie ebraiche dell’epoca e affidò all’architetto Philip Tilden il compito di ridisegnare la casa in stile georgiano, arredandola con mobili del Settecento e opere d’arte.
Per Adam Ganz, autore del radiodramma della BBC Listening to the Generals e figlio di Peter, il museo restituisce visibilità a un contributo rimasto nell’ombra per decenni. «Il governo affidò a quei rifugiati i suoi segreti più sensibili», ha sottolineato Ganz, ricordando come in quegli stessi anni «c’era una diffusa ostilità nei confronti proprio dei rifugiati». Anche per questo «è importante e prezioso che quel contributo venga oggi riconosciuto».
(Foto Trent Park House of Secrets)