STORIA

Le tante identità di Kurt Gerstein

Le tante identità di Kurt Gerstein

Kurt Gerstein è una figura difficile da collocare: fu membro delle SS e funzionario della macchina nazista, ma anche autore di una delle più importanti testimonianze dall’interno dei campi di sterminio. La sua vicenda mette in discussione classificazioni troppo nette, fu complice, testimone, oppositore tardivo e infine vittima delle proprie contraddizioni. Il 21 agosto 1942, su un treno notturno da Varsavia a Berlino, Gerstein incontrò Göran von Otter, diplomatico svedese. Durante una sosta in aperta campagna iniziò a raccontargli ciò che aveva visto: «C’è qualcosa di terribile che devo riferire». Alla domanda di von Otter, che aveva intuito il riferimento agli ebrei, rispose: «Più di 10 mila sono morti ieri». Gerstein era nato a Münster nel 1905 in una famiglia della borghesia tedesca, entrato nella Chiesa evangelica da giovane, nel 1933 aderì al Partito nazista, ma negli anni successivi entrò in conflitto con il regime per ragioni religiose. Scrisse e distribuì testi cristiani contro il nazismo, fu arrestato ed espulso dal partito, nel 1940 entrò nelle SS, una scelta che rimane il punto più controverso della sua biografia. Secondo alcuni familiari voleva conoscere dall’interno i crimini nazisti per cercare di ostacolarli; secondo altri cercava una protezione personale. I documenti mostrano che la richiesta di ingresso nelle SS era precedente alla morte della cognata Bertha Ebeling, uccisa nel programma nazista contro le persone considerate «indegne di vivere». 

Nelle SS Gerstein divenne responsabile dei Servizi tecnici di disinfezione e si occupò anche della distribuzione di sostanze chimiche come lo Zyklon B, il gas utilizzato nei campi di sterminio. Nell’agosto 1942 ricevette l’ordine di trasportare oltre 200 chili di Zyklon B da Praga verso una località segreta nell’est occupato. Secondo il suo racconto accettò perché voleva vedere direttamente la macchina di morte nazista e raccogliere informazioni. A Lublino gli furono mostrati i campi di Bełżec, Sobibor e Treblinka. A Bełżec assistette all’assassinio degli ebrei deportati. Tornando verso Berlino raccontò tutto a von Otter, mostrando il proprio documento d’identità, l’ordine relativo allo Zyklon B e un disegno del campo. Il diplomatico inizialmente esitò ma la precisione del racconto e lo stato emotivo di Gerstein lo convinsero. Gerstein chiese di informare gli Alleati e di diffondere la notizia dei campi attraverso volantini sulla Germania ma i tentativi di trasmettere l’informazione non produssero risultati concreti. 

Gerstein continuò a raccontare ciò che aveva visto e nell’aprile 1945 si consegnò volontariamente agli Alleati, convinto di poter testimoniare contro i responsabili dello sterminio. Scrisse il suo racconto, raccolto nel «Rapporto Gerstein», un documento che contiene alcune imprecisioni, ma offre una testimonianza fondamentale sul funzionamento di Bełżec. Tra i passaggi più significativi vi è la descrizione del guasto del motore destinato alle camere a gas, che lasciò le vittime chiuse per quasi tre ore prima della morte, una scena che restituisce una realtà lontana dall’immagine di sterminio impersonale e perfettamente organizzato. Gerstein ricorda anche una donna «di circa quarant’anni, con gli occhi come torce infuocate» che malediceva gli assassini mentre veniva condotta alla camera a gas. Dopo la guerra gli Alleati prestarono poca attenzione al suo rapporto, trasferito in una prigione militare a Parigi insieme ad altri ex membri delle SS fu trattato come un criminale di guerra e il 25 luglio 1945 si tolse la vita. La difficoltà di definire Gerstein nasce dalla sua stessa ambiguità: non fu un salvatore come Oskar Schindler, non fu soltanto un osservatore esterno, perché apparteneva alla struttura nazista, e la sua storia mostra quanto possano essere a volte fragili le distinzioni tra carnefici, spettatori, resistenti e vittime. 

Articolo adattato da un estratto di Resisting Nazism: True Stories of Resistance to the World’s Most Dangerous Ideology, from 1920 to Present di Luke Berryman (Bloomsbury, 2026), pubblicato su Tablet Magazine.

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